Il talento di Talenti e la riconquista della luce

Di • 23 Ago 2017 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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riccardo-talentiSe a Montalcino c’è una cantina i cui progressi qualitativi, da qualche vendemmia a questa parte, si sono tramutati in felice evidenza, questa è la cantina di Talenti. Con crescente regolarità, nei miei personali taccuini di degustazione i rossi di Riccardo Talenti ci hanno preso gusto ad insediarsi nei piani alti altissimi del bere bene ilcinese. E pensare che non mi avevano mai scaldato il cuore in passato, diciamo fra gli anni ’90 e la prima metà degli anni Duemila del secolo scorso. Perché se da un lato mi parlavano di precisione esecutiva, integrità, tecnica sorvegliata e stile (annunciato da colore, concentrazione e legni piccoli), e quindi di un certo grado di riconoscibilità, dall’altro mi apparivano fin troppo obbligati dalla “confezione”, un legame affettivo che rischiava di distoglierli da una più affermata caratterizzazione.

Poi, progressivamente, ecco emergere una luce nuova: quei vini cominciano a sdilinquirsi in un eloquio più sfumato, meno debitore delle sovrastrutture, svelando trame più “trasparenti” e dettagliate nelle quali la zavorra estrattiva è andata affievolendosi per risolversi in una espressività modulata ed elegante, dove il rigoglio fruttato e la generosità alcolica – figli legittimi di quelle latitudini e di quelle giaciture – si sono arricchiti di nuance sapido-minerali e dove la dinamica gustativa ha acquisito garbo ed articolazione. Su su fino ai recenti exploit, segnati da conseguimenti di rara compiutezza, di fronte ai quali non ti viene proprio più di disquisire di metodi, legni piccoli o legni grandi, aspetti realmente secondari se stai alla forza espressiva e alla capacità di racconto.

pian-di-conte-cantinaE in effetti, in quegli anni, qualcosa in casa Talenti stava accadendo. Intanto, dal 1999, l’entrata in campo del giovanissimo Riccardo Talenti, fresco fresco di studi enologici ma ancora acerbo di esperienze, richiamato al dovere affettivo di continuare una storia importante a causa della morte del nonno, Pierluigi “Piero” Talenti, uno dei “grandi vecchi” della vitivinicoltura dei luoghi. Un cognome impegnativo quello di Riccardo: vuoi per l’ambizione implicita e sottesa, che spazia dai doni di Dio ai singolari estri, vuoi per l’ingombrante fama del nonno, appunto, che prima di metter su l’attività in proprio (1980) era stato per molti anni l’anima e il custode sapiente de Il Poggione, una delle cantine più rappresentative della denominazione, nonché instancabile studioso nel campo della ricerca e della selezione clonale per l’amato sangiovese.

Di Riccardo mi piacciono i silenzi e la timidezza, nel suo caso segni inequivocabili di sensibilità e volontà di ascolto, attitudini che a parer mio lo hanno portato a digerire in fretta il nuovo percorso di vita nelle vesti di vignaiolo e di imprenditore agricolo, e al contempo lo hanno saputo ben consigliare riguardo l’impronta stilistica con cui connotare i vini, una impronta che è andata progressivamente staccandosi dal passato pur mantenendo intatta la collaborazione con l’enologo esterno, che di nome fa Carlo Ferrini. Tutto ciò si è risolto in una messa a fuoco che ha dell’incredibile. Ariosità, succosità, equilibrio, senso del dettaglio e potenzialità aromatiche finalmente chiare, finalmente disvelate. Sono i privilegi che non puoi tacere. Non più.

talenti_bottaia-2A partire dal 2010 poi, con l’inaugurazione della nuova cantina, la logistica se ne è avvantaggiata acquisendo quel respiro e quegli spazi vitali necessari per gestire al meglio una produzione nel frattempo fattasi corposa. I vini delle ultime stagioni hanno risposto da par loro: l’integrità e la tonicità, unite ad una impeccabile pulizia nel disegno, sottendono questi cambiamenti e ne costituiscono la conseguenza più leggibile e diretta.

talenti_vigneti-a-pian-di-conteCerto è che le piccole dimensioni degli esordi sono ormai un lontano ricordo. Oggi si ha a che fare con 21 ettari di vigna, disseminati in sette siti differenti. Cinque di quegli ettari si trovano nella denominazione Montecucco. La parte ilcinese, oltre ai vigneti di Pian di Conte, casa madre e sede dei ceppi più vecchi, si avvale di almeno altri tre appezzamenti importanti, due dei quali ubicati lungo la dorsale che collega Sant’Angelo in Colle a Casteluovo dell’Abate (uno nei pressi di Piancornello, l’altro nei pressi dei possedimenti di Ciacci Piccolomini). Invece, sulla strada che conduce da Montalcino a Sant’Angelo, quella in cui si trova anche Pian di Conte, con il suo corpo di vigna, la casa padronale e la cantina, incontriamo in posizione defilata e bellamente isolata il vigneto Paretaio, piantato dal nonno con un clone specifico di sangiovese. Sarebbe andato a costituire, nelle annate ritenute propizie, la spina dorsale ed esclusiva del Brunello Riserva, chiamato appunto Vigna del Paretaio, in tempi recenti trasformatasi in Riserva Pian di Conte, per via del fatto che la vecchia vigna è stata espiantata (2012).

sala-deguIn una delle giornate più fredde di un anno generosamente caldo e siccitoso- eravamo alla fine di aprile, con le viti in pieno germogliamento e lo spauracchio delle gelate notturne che stava mettendo in psicotica apprensione il popolo di Montalcino – sono andato a trovare Riccardo. Per fare il punto. E magari per vedere confermate nei fatti quelle impressioni sensoriali che costantemente mi trovavo ad apprezzare nei bicchieri della “consapevolezza nuova”. O forse solo per esternargli la mia personale approvazione circa il cammino intrapreso. Ne abbiamo approfittato, grazie alla generosità e ad una recente promessa, per compiere un piccolo ma significativo excursus a cavallo degli anni, riguardante sia il Brunello (in particolare la versione Riserva) che il Rosso di Montalcino. Tutte le premesse hanno trovato conferma, le gelate non hanno picchiato così duro ed io me ne sono venuto via da lì con una certezza in più che mi parlava di “talenti”.

I VINI DI UN GIORNO

riccardo-e-bottiglieRosso di Montalcino 1989

Bella complessità aromatica, fin da subito stimolata dagli umori di sottobosco e legno di sandalo. Bella freschezza al gusto, gusto che si dipana con linearità, solcato da lievi cupezze terrose senza che sfoci in rigidezza, capace di acquisire con l’ossigenazione dettaglio e bevibilità. Polvere da sparo e agrume rosso ne amplificano il lato seduttivo, illuminandone a giorno l’attitudine alla longevità.

Rosso di Montalcino 2008

Pienezza, frutto e un’idea di ridondanza, come fosse in debito di tensione. L’intensità non si fa alleata la finezza, e la più che latente asciugatura del tratto gustativo ci avverte che si è trattato con ogni probabilità di una bottiglia sfortunata.

Rosso di Montalcino 2009

La sensazione un po’ evoluta e l’avvolgente coltre alcolica, diretta conseguenza dell’annata calda, non gli impediscono di conservare il rispetto delle proporzioni e il conforto di un timbro classico negli accenti.

Rosso di Montalcino 2010

Si cambia passo. In questo bicchiere integrità e tensione, e una droiture davvero distintiva, a caratterizzare un incedere impettito ed elegante scortato da sentori di sottobosco, menta e saggina.

Rosso di Montalcino 2012

Sinuosità, nitidezza, finezza. Ispira e richiama compiutezza questo vino, scoprendo l’arma della seduzione fruttata e avvalendosi di un tannino ben integrato per bilanciare efficacemente l’afflato alcolico. Più che buono.

Rosso di Montalcino 2015

Tonico, nitido e fruttato, dagli stimolanti riflessi floreali, coniuga struttura, spessore tannico e bevibilità in modo virtuoso, sciorinando una complessità non così usuale da rintracciare nell’ambito della tipologia.

BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA

berun-riserva-pian-di-conteBrunello Riserva Vigna del Paretaio 2001

Il colore è ancora tonico ma oltremodo scuro, mentre la timbrica aromatica, indirizzata su grafite e frutti neri, ci rammenta l’imprinting “ferriniano” di quegli anni là. Il rovere risulta ben digerito ai profumi ma conserva traccia di sé al gusto, lì dove tende ad asciugarne il tratto. Eppure ne apprezzerai il vigore, la saporosità, la volontà di resistere alle insidie del tempo.

Brunello di Montalcino Riserva 2003

Il colore imperativo e una certa cupezza aromatica ci raccontano più di ogni altra cosa le reali difficoltà di una vendemmia insidiosissima. Ma ecco che il respiro un po’ affannato dei profumi trova l’inatteso contraltare in un attacco di bocca nervoso e viperino, in grado di conferire un dinamismo provvidenziale alla beva. Quantomeno fino a mezza via, fino a quando cioé un tannino parzialmente irrisolto ed astringente si riprende la scena per mettere l’ultima parola.

Brunello di Montalcino Riserva Pian di Conte 2004

In equilibrio apparentemente stabile fra “voci” di natura diversa, da un lato hai evoluzione e calore, con una certa indolenza al gusto, dall’altro sensazioni più giovanili e frementi, che intenderebbero fornire una salutare scossa alle trame. Ad emergere un tratto morbido, vellutato ed accomodante.

Brunello di Montalcino Riserva Pian di Conte 2006

Signorile, elegante, continuo nello sviluppo, emergono a piena luce razza, tono e portamento, decretandone l’aura di vino importante. E tutto questo checchennedica la lieve, perdonabile asciugatura di quel finale. Molto buono.

Brunello di Montalcino Riserva Pian di Conte 2010

Si vola alto. Succo, integrità, vitalità e spazialità disegnano i contorni di un vino fresco, articolato, profondo, dotato di un gran tannino e di un elettivo brillìo minerale. E’ la svolta, uno dei vini più buoni mai usciti dalla cantina di Talenti. Di più, uno dei vini più buoni mai assaggiati a Montalcino.

IL BRUNELLO “ANNATA” ATTUALMENTE IN COMMERCIO

brunello-riservaBrunello di Montalcino 2012

Il prezioso dettaglio aromatico annuncia un gusto tipico, fruttato e molto piacevole, per il quale non fai fatica a scomodare concetti quali compiutezza. Ad una tattilità così sinuosa e levigata poi, poco importa del buffetto alcolico che fa capolino nel finale.

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