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La Guida Espresso, 40 anni fa. Ad anticipare il tempo

di Corrado Benzio

espresso-logoPuntualmente, a Ferragosto, il quotidiano La Repubblica pubblica alcune anticipazioni riguardanti la Guida dei Ristoranti de L’Espresso che uscirà nell’autunno successivo. Quest’anno, dal pezzo di Licia Granello intuiamo che saranno poche le novità, se non che Milano resta la capitale gastronomica, anche in fatto -appunto- di novità. Ma non è questo che ci interessa. Il pezzo ci ricorda che la Guida compie 40 anni, la prima edizione essendo stata pubblicata nel 1978, una ricorrenza festosa che sottenderebbe alcune importanti riflessioni.

Intanto che quella Guida, come talvolta accade al cibo, anticipò una tendenza, anzi -vogliamo dire di più?- preparò ad un cambiamento epocale mentre si pensava di vivere ben altri “passaggi” storici. Perchè diciamo questo? Basta confrontare i fatti. Carlo Caracciolo, editore de L’Espresso e di Repubblica, decide di fare concorrenza alla Michelin con una Guida di nuovo taglio. Prende i diritti della Gault & Millau, la Guida francese che aveva “inventato” la Nouvelle Cuisine, ed edita una Guida dei ristoranti anche in Italia. Fortuna? (il suo testamento-intervista, se non sbaglio, si intitolava “l’Editore fortunato”) Grande intuizione di un grande editore? Di sicuro una cosa sola.

guida79La Guida esce nel ’78 affermando che anche in Italia si può andare a caccia di una cucina nuova. Lo stesso anno, a marzo, viene rapito e poi ucciso Aldo Moro. Sembra che la repubblica stia per crollare, repubblica nel senso di Stato. Ma contemporaneamente L’Espresso anticipa, con la sua Guida, gli anni Ottanta, l’Italia socialista e la Milano da bere, il trionfo della rucola ma anche del Made in Italy. Insomma, può sembrare assurdo ma le BR, benchè micidiali, sono già il passato in un Paese che sta cambiando. Certo, poi arriveranno i Mondiali vinti in Spagna, Trussardi e Versace, Armani e Krizia, ma quella Guida anticipò tutto.

E la conferma che, dopo gli anni di piombo, si stava andando verso un altro mondo è data anche da un film dell’epoca: “La febbre del sabato sera”. Tutti diventiamo “travoltini”, trionfano i Bee Gees e con essi le discoteche. Che in Versilia, per esempio, sostituiscono negli affetti e nelle predilezioni la vecchia Bussola e La Capannina. Ripeto, può sembrare incredibile, ma l’ascesa dei “travoltini” e dei primi gourmet a spasso per l’Italia avviene in contemporanea con la prigionia di Aldo Moro.

travoltaLasciamo la storia, ma non troppo, e veniamo a quella Guida di 40 anni fa. Per capire come in Italia tutto si tiene, scopriamo che a dirigerla viene chiamato Federico Umberto Godio, alias Federico Umberto d’Amato. Che è un signore di una certa età ed è stato il capo dell’Ufficio affari riservati del Viminale, “barba finta” chiacchierata il giusto. Questo signore viene ingaggiato dall’editore di sinistra per eccellenza. Ripeto, tutto si tiene. D’Amato, peraltro, sarà il vero scopritore di Gianfranco Vissani. Ma la prima Guida Espresso chi premierà? I cinque ristoranti al top conquisteranno i 17/20 e sono Cantarelli di Samboseto, Da Guido a Costiglione d’Asti, Gualtiero Marchesi a Milano, Angelo Paracucchi ad Ameglia di Sarzana, il San Domenico di Imola.

PS: chiudo con un ricordo personale di quel 16 marzo 1978. La mattina in cui venne rapito Moro mi trovavo all’Università di Pisa con alcuni compagni di corso. Si sparge la notizia del rapimento e della strage della scorta. Non esistevano telefonini né niente. Si va tutti alla Casa dello Studente, dove c’era il bar a prezzi politici ma soprattutto una sala con tv. Sala strapiena in attesa dell’edizione straordinaria del Tg1. Non ricordo chi vi fosse in studio, in Via Fani c’era Paolo Frajese. Ma la sostanza è un’altra. Quando il giornalista dà la notizia secca: <Rapito Aldo Moro, massacrata la scorta>, nella sala della Casa dello Studente scoppia un applauso: spontaneo, sincero, quasi liberatorio. Quei ragazzi, alimentati da troppi cattivi maestri, sognavano la rivoluzione e la canna del fucile. Non sapevano ancora che dietro l’angolo li avrebbe attesi l’edonismo reaganiano e l’Italia della rucola e delle pennette alla vodka (o meglio, al salmone)!

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