Testimoni della “grandeur” a Vinexpo 2017. Seconda parte: i Premier Grand Cru Classé A di Saint-Émilion, da Château Pavie a Château Angelus passando per Château Cheval Blanc

Di • 1 Nov 2017 • Rubrica: diLuoghi, diVini, Il vino in dettaglio, In cantina
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img_20170620_094310BORDEAUX – Dopo aver trascorso la serata a Saint-Émilion, il mattino seguente ci prepariamo alla prima visita della giornata: Château Pavie.  Nonostante attualmente produca solo vino, il suo nome ha una lontana origine risalente al IV secolo dopo Cristo e si riferisce alla coltivazione di peschi di una particolare varietà che insisteva nella zona. Il domaine come oggi lo conosciamo viene però composto, e poco alla volta costruito, con l’apporto dei diversi proprietari succedutisi, i quali, accumulando riconoscimenti grazie ai vini, hanno certificato nei secoli l’elevata qualità di questo terroir. Nel 1919 Château Pavie assume la consistenza attuale, e nel 1955 otterrà il primo riconoscimento qualitativo e normativo con la classificazione a Premier Grand Cru Classé “B”.  Nel 1998 dalla proprietà Valette si passa a quella di Gerard Perse, che con il supporto del celebre enologo Michel Rolland, nato e cresciuto a Saint-Emilion, porterà Pavie ad ottenere nel 2012 la più importante classificazione nell’ambito della denominazione: Premier Grand Cru Classé “A”. Per inciso, la famiglia Perse è proprietaria anche di altri château bordolesi quali Pavie-Decesse e Bellevue-Mondotte.

216_5178 L’azienda si estende per circa 42 ettari su un territorio che può essere diviso in tre zone  ben distinte dal punto di vista pedologico: 1) l’altipiano calcareo, posto ad 85 metri sul livello della Dordogna, caratterizzato da strati di calcare quasi puro con un suolo pietroso da disfacimento; 2) la costa, un po’ più in basso e con terreno calcareo-argilloso di colore bruno, più caldo e vigoroso; 3) la base della costa, a 55 metri sopra il livello della Dordogna e costituita da calcare ed argille con una più alta percentuale di sabbia alluvionale non calcarea.

Questa combinazione di condizioni pedologiche tutte favorevoli alla vite, vista anche l’esposizione a sud, consente alle principali varietà qui coltivate (merlot, cabernet franc e cabernet sauvignon ) di esprimersi al meglio sia come ciclo biologico che come capacità di accumulo di zuccheri ed aromi. L’età media dei vigneti è attorno ai 45 anni e le percentuali di merlot e cabernet sono a favore del primo.

216_5158La localizzazione dei vitigni all’interno del vigneto è stata studiata in funzione delle loro caratteristiche. Il merlot più in alto, sull’altopiano calcareo e sulla costa, dove la presenza di argille calcaree e banchi continui di calcare garantiscono umidità anche durante il periodo estivo, permettendo alla varietà di esprimersi al meglio senza rischi di appassimento. Il cabernet franc si avvantaggia dei terreni argillo-calcarei e della presenza di una riserva di freschezza come il merlot, e quindi è stato piantato a mezza costa e in piano; porta in dote finezza e freschezza, mentre il cabernet sauvignon, presente in piccola percentuale, è stato piantato sui terreni sabbioso-argillosi, dove ben si esprime per l’apporto che può dare in termini di struttura e polifenoli.

La visita inizia dalla sala di accoglienza dove fanno bella mostra di sé alcune opere d’arte provenienti da diverse parti del mondo. Quello che si intuisce fin da subito è che anche il vino qui è considerato come un’opera d’arte. Questa sensazione la proveremo anche nelle visite successive: è lo studio dell’ambiente e il racconto delle storie a comunicarti il valore unico e irripetibile del prodotto.

il cantiniereLa cura dei particolari, il gusto estetico anche nella costruzione della barricaia (realizzata con gli archi della vecchia stazione di Bordeaux trasportati appositamente a Pavie e sistemati all’interno della struttura, qui a fianco ritratto il cantiniere), il rispetto e lo studio per il terroir trasmettono questa suggestione, ciò che ti accompagnerà fino alla degustazione.

Avendo visitato qualche altro grande Château della zona, sappiamo che non dobbiamo aspettarci mirabolanti attrezzature tecnologiche in cantina: le vasche tronco-coniche in rovere destinate alla fermentazione primaria fanno bella mostra di sé ma già a dicembre per la maggior parte saranno vuote, dato che tutto il vino passerà in barrique per svolgervi la malolattica e successivamente affinarsi attraverso travasi e colmature. Tuttavia, misura nei processi tecnologici non significa certo semplicità di esecuzione e di controllo. Tutto il processo deve essere rigorosamente monitorato proprio perché avviene in modo spontaneo, e a volte ciò potrebbe portare a deviazioni o ad inattese evoluzioni.

216_5152Una caratteristica cromatica delle barriques di Château Pavie è quella di non essere colorate di rosso vinaccia nella parte centrale, come avviene di consueto in Francia: questo comporta una ulteriore attenzione e pulizia da parte degli addetti.

La degustazione effettuata nella bella sala con vista sui vigneti ha compreso due vini: Aromes de Pavie 2012second vin aziendale, e lo Château Pavie 2008. Il primo è un vino di struttura equilibrata le cui uve provengono dalle vigne con età inferiore ai dieci anni e dagli assemblaggi del primo vino. Dopo la malolattica in barrique e la fermentazione a temperatura controllata per tre settimane, affina per 18-24 mesi in barrique. Al colore è rosso rubino profondo e intenso, i profumi sono nitidi di frutta rossa, con lievi risvolti di menta e spezie; in bocca è fresco, vellutato, elegante, e si sviluppa con progressione e linearità fino ad un finale vivo.

Lo Château Pavie 2008 non cambia registro rispetto al vino precedente, semmai lo completa, segno di una forte connotazione da parte del terroir. Il colore, se possibile più profondo, non lascia quasi avvertire sfumature che non siano meno che porpora; al naso appare ampio e intenso, a delineare una tavolozza di profumi che spaziano dal frutto di bosco alla confettura di ribes, al lieve goudron, oltre a note fresche e balsamiche. In bocca si impone per la struttura e l’avvolgenza, caratterizzata da una piena presenza tannica, comunque mai aggressiva, e da un finale persistente da cui emergono limpidamente tracce di speziatura e tabacco.

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img_20170620_121617All’uscita da Château Pavie percorriamo la strada che sale sulla collina dove sono piantati i vigneti a merlot, per ammirare i banchi di calcare che sottostanno alle vigne, ma anche per avviarci alla prossima visita che, grazie all’ospitalità del direttore Pierre Lurton, comprenderà il pranzo a Château Cheval Blanc.

La giornata è caldissima, con temperature che sfiorano i 40 gradi, così all’arrivo allo Château è ben gradito un aperitivo. Sarà lo Champagne Ruinart, un’altra griffe della Louis Vitton MH, a fungere da nobile e rinfrescante “apripista”. Man mano che arrivano gli ospiti, ci accorgiamo della dimensione mondiale che ha assunto il “prodotto vino” a Bordeaux. Siamo infatti in compagnia di connazionali ma anche di americani, cinesi, giapponesi, sudamericani, per una quasi completa rappresentanza dei cinque continenti. Mentre monsieur img_20170620_130811Lurton viene a salutare i suoi ospiti, suona la campanella dello chef che ci richiama all’interno, con generale soddisfazione visto il caldo intenso.

Il menù è accompagnato dai vini del gruppo e, naturalmente, da Cheval Blanc, qui in veste doppia magnum. Il menù pone in risalto due vini dello Château: Petit Cheval Blanc 2014  e Cheval Blanc 2004.  Il vino bianco, prodotto dopo l’acquisizione di proprietà confinanti con lo Château, è a base sauvignon blanc ed è il primo vino bianco prodotto a Cheval Blanc dalla sua fondazione. Il vino nasce in vigne reinnestate su portinnesti già vecchi e la prima produzione commerciale risale al 2012. Scelta policlonale per la base ampelografica, gestione della vigna accurata e puntuale, fermentazione a bassa temperatura e successivo affinamento in barrique nuove, portano  ad un sorso fresco ed elegante, molto varietale ma anche ampio nella carrellata dei profumi che ci offre; in abbinamento con l’insalata di aragosta supera egregiamente la prova, rimanendo in equilibrio fino al finale.

Lo Cheval Blanc 2004 accompagna un tenero carré di vitello. Il vino mostra tutta la sua capacità di invecchiamento, senz’altro favorito dalla doppia magnum, ma che comunque accenna solo minimamente ad una evoluzione. Il naso integro e complesso mi ricorda certe degustazioni a lezione dal professor img_20170620_135101Yves Glorie: “il vino di Bordeaux è fresco, fruttato e vivo in tannini; nel tempo seppur evolvendo deve mantenere queste caratteristiche”. E infatti questo Cheval Blanc adempie egregiamente al suo compito di ambasciatore dello stile bordolese: un grande vino che non teme il tempo.

Il gran finale ha avuto a protagonista Château d’Yquem 2014 , un vino ancora molto giovane ma già godibile per le chiare note agrumate, di miele e di ginestra, e per la bocca superba in pieno equilibrio tra freschezza e dolcezza.

Al  termine del pranzo siamo stati invitati a visitare la cantina completamente rinnovata sia nell’aspetto architettonico che nella scelta dei contenitori per la fermentazione. La struttura è opera anche di un architetto italiano, mentre le vasche di fermentazione sono di cemento dalla forma 216_5188vagamente tronco conica. La barricaia resta la sezione cruciale della cantina, lì dove avviene la malolattica e l’affinamento del vino, che non dura più di 24 mesi.  La guida tecnica dello Château è affidata allo staff interno, il cui direttore è Pierre-Olivier Clouet,  alle dipendenze di Pierre Lurton dal 1991.  Dunque semplicità e competenza e, naturalmente, un terroir eccezionale.

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La bella ospitalità di Cheval Blanc termina qua, a causa del nostro successivo impegno in un domaine anch’esso simbolo e vanto di Saint-Emilion: Château Angelus.

6La storia di Angelus è antica e può essere fatta risalire al 1782, quando Jean de Boüard de Laforest si stabilì a Saint-Emilion e sua figlia, sposando Charles Souffrain de Lavergne, diventa comproprietaria dei vigneti del marito a Mazerat. Agli inizi del 1900 la proprietà passa a Maurice de Boüard de Laforest, che nel 1920 aggiunge ad essa un appezzamento di tre ettari denominato Angelus, lasciato ai figli Jacques e Christian nel 1945. Con acquisizioni successive, nel 1985 la proprietà supera i 20 ha e alla testa dello Château arriva Hubert de Boüard de Laforest e due anni dopo il cugino Jean-Bernard Grenié. Oggi al timone abbiamo Stéphanie de Boüard-Rivoal e Thierry Grenié-de Boüard, che rappresentano l’ottava generazione della famiglia a Angelus. La proprietà attuale si estende su 39 ettari, di cui 27 classificati “A” e 12 ha non classificati “A”.

216_5216-2Al nostro arrivo ci accolgono la responsabile della comunicazione Laure Canu e l’enologa nonché direttrice tecnica dell’azienda Emmanuelle d’Aligny-Fulchi (nella foto con Hubert de Boüard de Laforest). Cominciamo così la nostra conoscenza con la parte tecnica e la filosofia di Angelus, parlando dei terreni.

La proprietà e virtualmente divisa in due zone, anche se la vinificazione avviene parcella per parcella: una più alta dove ritroviamo suoli argilloso calcarei, caldi e con una buona riserva d’acqua in estate, più adatti al merlot (presente in azienda per il 50 per cento della superficie) e una zona più bassa, sabbiosa con presenza di argilla e calcare, dedicata al cabernet franc (47 per cento) e al residuale cabernet sauvignon (3 per cento).

216_5218La coltivazione del vigneto avviene secondo i dettami della agricoltura integrata, e la vigna viene seguita costantemente sia da un punto di vista sanitario che fisiologico con valutazioni periodiche dello staff tecnico, a cui partecipano anche i proprietari.  La data di vendemmia, oltre che con analisi di laboratorio, è determinata soprattutto dalla degustazione delle bacche, che consente di distinguere parcella per parcella i diversi stadi di maturazione sia a livello meccanico che aromatico. La vinificazione avviene in vari contenitori di diversa natura scelti per finalità diverse: abbiamo legni tronco conici, cemento e acciaio inox, il tutto termoregolato per un controllo costante della fermentazione.

Come accade normalmente a Bordeaux, appena terminata la fermentazione alcolica il vino passa in barrique dove rimane a seconda dell’annata dai 18 ai 24 mesi. Naturalmente qui svolge la malolattica e qui si succedono i vari travasi. Dopo l’imbottigliamento attende ancora sei mesi prima della commercializzazione.  216_5221Parlando di annate, l’enologa ci conferma l’annata eccezionale del 2016 che anche ad Angelus ha dato risultati memorabili. Durante la visita ci raggiunge per un saluto Hubert de Boüard de Laforest, padre di Stéphanie, comproprietario dello Château ed immortalato nella nostra foto.

Tutto ad  Angelus sembra semplice ed insieme rigoroso; passando per le varie zone dello Château, mentre piccoli gruppi di visitatori rimangono incantai dal suono del Carillon (nome anche del secondo vino di Angelus) o dai vari dipinti e immagini che adornano la sala di accoglienza, ti appare chiaro come la semplicità sia solo il risultato di un grande lavoro e di una grande dedizione. La pulizia degli ambienti di cantina fa da cornice anche al gusto estetico che li accompagna, e che fa percepire il valore del prodotto che vi si produce e la sua reale unicità.

La degustazione di Château Angelus  2011 ci dà l’occasione di porre una domanda all’enologa sulla unicità di questo vino. Chiediamo quale sia, a suo avviso, la caratteristica che distingue Angelus dagli altri vini di Saint-Emilion: la risposta è l’armonia, la ricerca di un equilibro costante, che duri nel tempo, dei componenti fondamentali del vino: frutto, acidità (freschezza), corpo.

216_5222La degustazione conferma il raggiungimento dell’obiettivo: nonostante l’annata non sia stata facilissima (in questa annata il merlot raggiunge il 60 per cento, il resto è cabernet franc), il vino si presenta di un  colore rosso porpora netto; al naso svela aromi fruttati eleganti e complessi, non puoi non notare la ciliegia, il cassis, la nota di mirtillo, lievi risvolti resinosi. In bocca è ampio e avvolgente, rivela frutto e tannini fini ma fitti, che si evolvono in un finale persistente, sicuramente quello di un vino ancora giovane, dove armonia ed eleganza rappresentano la cifra stilistica dominante.

Concludiamo così la nostra esperienza sul campo tra i “Premier Grand Cru Classé “A” di Saint- Emilion con qualche considerazione finale: sia pur in contesti aziendali completamente diversi, questi Château mantengono integro lo stile francese volto all’eleganza e alla piena valorizzazione dei vini, mettendo in campo tutta la capacità di comunicazione e di suggestione che gli deriva dalla storia, dalla radicata tradizione e dalla cultura enologica (e tout court) che si è soliti respirare in questo pezzo di Francia.

La prima parte, dedicata ai vini di Alsazia, Champagne, Castilla La Mancha

altre immagini (dell’autore)

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