“Vinoè” diventa già grande: la sfida vinta dalla Fisar

Di • 15 Nov 2017 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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vinoe2017La Fisar, che sta per Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori è una delle più importanti associazioni che si occupano del vino e della sua divulgazione. Da qualche tempo ha deciso di uscire dagli scenari ristretti dei corsi o delle degustazioni per affrontare i vasti orizzonti degli eventi aperti al pubblico. Quanto questo sia difficile lo sappiamo noi di AcquaBuona per primi (e il pensiero va allo stress, meravigliosamente adrenalinico, ma pur sempre faticoso insito nella costruzione di appuntamenti come Terre di Toscana e Vini d’Autore-Terre d’Italia), e lo è ancor di più se ci si inserisce in un periodo autunnale e prenatalizio che si è progressivamente affollato di date, sulla scia dell’insuperato Merano Wine Festival.

E così, per il secondo anno, in concomitanza al congresso dell’associazione, c’è stato Vinoè, anche quest’anno ospitato nella stazione Leopolda di Firenze che sa innegabilmente offrire begli scenari architettonici e allestimenti fascinosi. Qui c’erano radunate circa 120 aziende da tutta Italia e 600 etichette da assaggiare, e la risposta di pubblico c’è stata, abbondante la domenica, più selezionata il lunedì.

romanelli-tomeiUn evento ricco di desustazioni tematiche, seminari (sugli effetti del cambio climatico sulla viticoltura) e cooking show divertenti ed istruttivi come quello di Cristiano Tomei, chef stellato all’Imbuto di Lucca, che efficacemente pungolato da un giornalista con sconfinamenti teatrali come Leonardo Romanelli ha strappato applausi grazie al suo carattere istrionico condito da un sottostante ma percettibile spessore culturale (che va oltre la gastronomia) oltreché, naturalmente, per una sorprendente minestra di riso cotta in un infuso di tè nel Moscato d’Asti.

E la Fisar, stavolta a Livorno, raddoppierà questo fine settimana con MareDiVino, vetrina della produzione enologica costiera, ma anche della ristorazione e dei prodotti tipici del territorio.

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img_3841Iniziamo dunque questo piccolo giro d’Italia vinoso dalle Marche. Della Tenuta Santori la Passerina 2016 ha un bel naso fresco e pulito, ed una beva pungente e succosa. Il Pecorino 2016, minerale e agrumato, sfoggia una bocca compatta, fresca e potente.

Un immediato confronto con i vicini abruzzesi, che con i marchigiani condividono più di un’uva, avviene alla Tenuta Ulisse, stretta fra mare e Maiella e nell’agone vinicolo dal 2008, dove si punta più sulla espressività immediata dei vini che alla loro longevità. Il Terre di Chieti Passerina 2016 sfoggia una sensibile aromaticità, e un bel frutto bianco maturo viene confermato in una beva vellutata. Il Terre di Chieti Pecorino 2016 mostra una punta di anice, toni fumé, ed un finale di bocca saporito e di bella energia. Niente male anche la Cococciola 2016.

Un bianco di gran bella stoffa e autenticamente abruzzese è il San Clemente 2015 di Zaccagnini, unione di 60% di trebbiano, 20% di pecorino e saldo di passerina, maturazione in barrique nuove, e poi sosta in acciaio. Frutta matura e spezie in un naso in cui si avverte come il rovere sia ben usato e dosato, e che è profondo, elegante e di grande persistenza. Beva piena, saporita e percussiva.

Buone notizie arrivano dal Molise con i vini di Claudio Cipressi, iniziando subito dal Molise Trebbiano Le Scoste 2015, da una vigna degli anni ’70 con rese di 50 quintali per ettaro, un bianco molto espressivo al naso, vivace e pieno di energia al palato. E proseguendo con una  bella celebrazione dell’uva tintilia. Si parte da due versioni in acciaio, la TIntilia del Molise Sette Vigne 2013 ottenuta da uve più fresche (ovvero meno mature), viva al naso con un contributo fresco di erbe aromatiche. Saporita in bocca, dove mostra qualche scompostezza. La Tintilia del Molise Macchiarossa 2012 è ottenuta da uve più mature e si connota all’olfatto per un frutto rotondo che spinge molto al palato, sostenuto da una trama di bella finezza. La Tintilia del Molise Tintilia 66 2011 trae origine da terreni argillosi che conferiscono struttura ed estratti. Dalla sua ha eleganza, profondità, croccantezza e fragranza di frutto, e anche una discreta lunghezza nel finale.

Montefalco, Umbria. Qui Romanelli sceglie di completare l’uvaggio dei Montefalco Rosso con cabernet sauvignon e merlot. Il Montefalco Rosso 2015 (sagrantino 70%, sangiovese 15% e, appunto, cabernet sauvignon e merlot a completare) si connota per un frutto rosso pulito ed accattivante ed una bocca nervosa, saporita, dal tannino vibrante. Il Montefalco Rosso Riserva Molinetta 2012 è più elegante e profondo, con un frutto rotondo e persistente, e ancora un bel tannino in un finale brilllante. Il Montefalco Sagrantino 2013 esprime con ampiezza al naso un corredo fine di spezie ed erbe aromatiche oltre alla presenza di un lampone leggero. Frutto solare al palato e tannino robusto. Il Montefalco Sagrantino Medeo 2012 ha un carattere più maturo, una beva compatta, vellutata, ed un tannino più fine e rotondo.

Diverso è l’approccio, almeno per quanto concerne gli uvaggi, dei conterranei Di Filippo dove, oltre a sagrantino e sangiovese si opta per la barbera. E il Montefalco Rosso Sallustio 2014 è fine, ricco di spunti che rimandano alle erbe aromatiche, leggero al palato ma saporito. Il Sangiovese dei Colli Martani Properzio 2014, ottenuto applicando il metodo del ripasso, è molto fine, vellutato fino ad un finale segnato da un tannino un po’ ispido. Per il Montefalco Sagrantino Etrusco 2013, la massa delle uve viene divisa in due e fatta macerare con tempi diversi. Elegante al naso, è più maturo in bocca dove il finale, avvolgente, beneficia di un bel tannino dolce. Per concludere, il Montefalco Sagrantino 2013 affina 18 mesi in tonneau e mostra un frutto dolce ed esplosivo.

La panoramica friulana inizia con Vistorta, una realtà situata al confine col Veneto, insomma nel “pordenonese”. Da segnalare il Friulano 2016, ottenuto da vigne che affondano le radici in terreni argillosi, di bella presenza olfattiva, compatto, pieno e avvolgente e un buon Traminer Aromatico 2016, ampio al naso e leggero in bocca, dolcemente floreale e ancora un pochino giovanilmente scomposto.

img_3840Dal cuore vitivinicolo friulano, il Collio, arriva invece Fiegl che esordisce con una Malvasia Istriana 2016 che forse non colpisce per impatto aromatico ma ha bella struttura, non va sopra le righe, ed è sapida; da quelle parti amano abbinarla con le cozze. La Ribolla 2016, malolattica e dieci mesi in tonneau, è un vino di impatto, sapido, e mostra un accenno tannico nel finale. Infine il Sauvignon 2016, che investe il naso con una sinfonia di erbe aromatiche (basilico, salvia, alloro…), ed è ficcante ed espressivo.

Di Kurtin è subito piacevole la “bolla” de La Risposta 110, una ribolla spumantizzata con metodo Charmat e che proviene dalle vigne in pianura. La Ribolla Gialla 2016 è delicata, affascinante al naso e di buona struttura e saporita. Il Friulano 2016 ha olfatto minerale, pietroso e palato cremoso, la Malvasia Istriana 2016, dal bel naso elegante con note di frutta bianca ed una punta di anice, si distende nel finale. Il Sauvignon 2016 ha tratti sontuosi, è persistente, pieno maturo e dolce, fresco e assai saporito.

In Alto Adige, dal grande Franz Haas, partiamo da un Müller Thurgau Sofi 2016 pompelmoso, semplice e vivo. Saliamo con il Pinot Bianco Lepus 2016, delicato al naso, e vellutato, di elegante dolcezza in una beva di bella forza progressiva ed energia finale. Il Manna 2016 (metà riesling e metà unione di chardonnay, sauvignon, gewurztraminer e kerner) sfoggia un olfatto ampio, persistente e seducente. ed è minerale, saporito e succoso al palato. La Schiava Sofi 2016 è delicata al naso e di bella presenza in una bocca compatta e lunga. Finalmente, il celebratissimo Pinot Nero 2015, quattordici mesi in barrique che non si sentono ed un naso affascinante, profondo, intenso e persistente. Il palato ripropone una rosa elegantissima e acquista una forza trascinante fino ad un finale in grande espansione.

La Campania punta molto, si sa, sui vini bianchi, avendo un repertorio di uve autoctone fra i più belli d’Italia (e del mondo).

Perillo: la Coda di Volpe 2016, ottenuto da uve raccolte in ritardo di una quindicina di giorni, ha un bel colore giallo carico, e naso vivo e caratteriale; compatto e nervoso al palato, mostra grande vitalità, è fresco ed estremamente persistente. Da vigne affittate arriva un Capri Doc 2016 (falanghina e biancolella) suadente al naso, delicato, e poi succoso e di bella energia nella beva.

Tenuta Cobellis è una importante realtà agricola del Cilento. Allevamento di bufale delle quali viene conferito il latte, oltre 35 mila piante di ulivo, ristorante Aquadulcis a cura dello chef stellato Vitantonio Lombardo. E poi 30 ettari di vigna da cui arriva una Coda di Volpe 2016 forse non perfetta, ma espressiva e vitale.

Poi, come non menzionare la grande Marisa Cuomo? Il suo Costa d’Amalfi Furore Bianco 2016 (falanghina 40% e biancolella) è elegante nella sua espressione di fiori e frutta bianca, ed è progressivo e fresco in un finale ampio. Stesso uvaggio per il Costa d’Amalfi Ravello Bianco 2016 ottenuto da vigne più alte e un tantino più ampio sia al naso che in bocca. E poi il Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva 2015, stesso carattere aromatico e ma in più grande persistenza, carattere nervoso, esplosivo nel finale. Forse ancora giovane.

La Langa

Iniziamo dagli eleganti e raffinati vini di Sobrero: il Langhe Bianco 2016 (chardonnay, da vigne del 1985) è saporito e di bella struttura. Ma le soddisfazioni arrivano con i rossi, cominciando con il Dolcetto d’Alba Selectio 2016, colore porpora scarico, ampio in un naso fine e punteggiato da note mentose, e poi succoso in bocca dove sfoggia un bel rilancio nel finale. La Barbera d’Alba Selectio 2015, di impostazione classica, è tesa e vellutata, acida, con un finale brillante, mentre la Barbera Superiore La Pichetera 2015 è più morbida e compatta, evidenzia un legno ben dosato, e possiede un frutto maturo e un tannino delicato. Grandi le novità sul versante nebbiolo. Da vigneti in affitto, arriveranno nel  2018 un Barolo Parussi, poi nel 2021 un Villero Riserva e poi anche un Rocche di Castiglione. Intanto ci godiamo il Barolo Ciabot Tanasio 2013, finissimo con la sua spruzzata di erbe aromatiche, e che in bocca è largo e di impatto coniugato ad una sottile delicatezza.

Simpatica e inossidabile, Bruna Grimaldi propone i suoi Barolo solidi, concreti, nebbiolo senza compromessi, tipici e territoriali. Ma prima il Dolcetto d’Alba 2016, ancora giovane ma già imperioso con il suo frutto dolce, e la Barbera d’Alba Superiore Scassa 2015, una autentica potenza in fatto di frutto che si distende bene, anche se il finale è forse un po’ fiacco. Poi il Barolo Camilla 2013 (unico cru del comune di Grinzane Cavour), dal frutto dolce e diretto, grande potenza in bocca e vibrazioni nel finale; il Barolo Bricco Ambrogio 2013 (da Roddi), vellutato in bocca, di andamento di beva ordinato, e succoso; il Barolo Badarina 2013 (da Serralunga) penetrante e intenso, con una grande espansione al palato e un tannino un pochino asciugante; infine il Barolo Badarina Riserva 2011, delicatamente floreale, dall’abbraccio avvolgente, largo e vallutato.

Infine, la poesia dei vini di Vajra, dalla Barbera d’Alba Superiore 2014, di respiro ampio ed elegante al naso e con un fruttato leggero e fresco in bocca. Poi, il Barolo Albe 2013, elegantissimo e fragrante, è leggero ma imperioso nell’andamento della beva.

L’Etna vitivinicolo, sempre sulla cresta dell’onda. Ma qui, alla Tenuta Benedetta, arriva anche una sorpresina. Dunque, da due appezzamenti (uno che guarda il mare e l’altro all’interno, in zona Passopisciaro) ha origine l’Etna Rosso 2015 (80% nerello mascalese, il resto nerello cappuccio) è floreale e leggermente pirico, e la beva è piena, morbida, vellutata; discreto il finale su note più mature. L’annata 2014 mostra un palato più vivo, ficcante e nervoso, e bello nel suo imperioso scatto finale. La sorpresina sta nell’Unico di Benedetta, un sangiovese!. Ebbene sì, per un clamoroso errore la vigna fu catalogata e iscritta all’albo come nerello mascalese e invece era tutt’altro. Ora dà origine a questo unicum, l’Unico di Benedetta che nell’annata 2015 si esprime su toni floreali, minerali, e su un frutto vivo e delicato. Al palato è di buone ampiezza e persistenza. Il 2014 è profondo e carnoso, preopotentemente fruttato sulle note di amarena matura.

Per concludere, doverosamente, un rapido sguardo sulla Toscana, ovviamente ben rappresentata: da Montalcino Fattoi offre un Rosso di Montalcino 2015 dal fruttato limpido, potente e compatto. Di carattere diverso il Brunello di Montalcino 2012, leggero al naso e assai bevibile in bocca grazie alla sua trama larga, distesa e vibrante di viva acidità. Infine, il Brunello di Montalcino Riserva 2008, espressione purissima di sangiovese, che si espande prepotente in bocca. E poi, la sfida in rosso dei produttori di bellissime Vernaccia di San Gimignano, ossia quelli de Il Colombaio di Santa Chiara, che dal 2013 hanno deciso di entrare nell’agone dei vini rossi con una certa decisione. Ecco quindi il Chianti Colli Senesi Campale 2015, piacevole e vellutato, il Chianti Colli Senesi Riserva 2013, leggero in bocca ma saporito e il Sangiovese Rosso Riserva Colombaia 2013, prugnoso e di bella struttura, che si rinfresca nel finale.

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