I ragazzi che fecero l’impresa. Brisighella vs Montalcino a Sangiovese Purosangue

Di • 13 Dic 2017 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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di Marco Bonanni

zio-postino-siena-244-smallIo c’ero. Sì, io c’ero! L’incontro costituiva uno degli eventi collaterali di cui si è arricchita la manifestazione Sangiovese Purosangue, svoltasi all’Enoteca Italiana di Siena poche settimane fa, un’idea lungimirante partorita “a quattro mani e due intelletti” da Francesco Falcone e Davide Bonucci. L’argomento era: declinazione del Sangiovese in Romagna e in Toscana. Il territorio di Brisighella, un parallelismo con Montalcino.

Gli avvenimenti che cambiano il corso degli eventi spesso avvengono in sordina, magari ben pubblicizzati ma poi frequentati da pochi. E’ sempre così, circostanza probabilmente spiegabile solo con le leggi di Murphy. Ebbene, stavolta io c’ero. Esserci è uno dei pochi modi per sentirsi vivi, e per essere presenti a noi stessi. Eppure ogni singolo momento della nostra giornata tipo viene speso a rincorrere l’orologio per cercar di sistemare un’esistenza pre-confezionata, con azioni atte a soddisfare le necessità altrui, inglobati in un sistema altamente competitivo che ci rigetta qualora la nostra “performance” non sia stata “all’altezza”. A ricordarci che siamo vivi sono quei pochi momenti speciali che avvengono nella nostra vita. A volte non ce ne rendiamo conto immediatamente, ma con il passare del tempo il ricordo riaffiora in tutta la sua evidenza e ci folgora infondendoci calore e commozione.

zio-postino-siena-172-smallIl coraggio degli ideatori di scomodare e stuzzicare una vera e propria istituzione enologica come Montalcino, per metterla a confronto con un Sangiovese considerato dai più come un gene di serie B, è stato encomiabile. Penso che Francesco, da parte sua, ci abbia messo la grande cultura enologica che lo contraddistingue e una intraprendenza partigiana, vista la sua provenienza. Per quel che riguarda Davide, toscano DOCG, il rischio è stato alto. Ha disturbato il “suo” ciclope appisolato, e poteva anche andargli poco bene. E’ stato come un temerario equilibrista che cammina sul filo.

Dicono che i simili si attraggono, o erano gli opposti? Ah no, i simili stanno con i simili, era questa la frase. Forse. Sta di fatto che alla prima edizione di Enologica, anno domini 2003 in quel di Faenza, due dei produttori romagnoli che oggi sono qui mi rimasero impressi. Mi entusiasmarono i loro vini, in particolare un Albana rigorosamente maturato in magnum e un Riesling. Il primo, con le sue note minerali, mi ricordò alcuni vini della Loira. L’altro, con profumi eleganti di idrocarburi e frutta candita, mi rese incredulo nell’accettare che fosse stato concepito e prodotto a Brisighella. Mi innamorai a pelle del lavoro di quei produttori e continuai a seguirne l’evoluzione.

In seguito il gruppo di questi vignaioli “arcaici” è cresciuto, perfezionando la coesistenza con la natura. Ognuno di loro a suo modo. Chi giocando, chi usando un approccio filosofico, chi l’empatia, chi il metodo. E la natura ha risposto. Madre Terra ha cominciato ad insegnar loro quello che in antico si era perso. Lo scambio, la discussione, il confronto, l’amicizia li hanno tenuti assieme. Spesso anche i litigi, che son serviti per liberare dalle “impurità” l’allegra brigata.

Entrambe le fazioni enoiche hanno aderito calorosamente all’invito di Sangiovese Purosangue. I montalcinesi forse incuriositi da vini sconosciuti e dall’insolenza guascona tipica dei romagnoli; i “Brisighelli”, al pari dei loro avi mercenari, con tanta voglia di “menar le mani” nel Granducato di Toscana.

I produttori partecipanti, in ordine di apparizione, erano:

Per il contado di Brisighella:

  •  Gallegati con Corallo Nero Riserva 2015
  • Roberto Monti e il suo Millo Riserva 2011
  • Vigne di San Lorenzo con Oudeis 2013
  • Bragagni con Testa del Leone Sangiovese 2010
  • Vigne dei Boschi con il Poggio Tura 2009

Per la Repubblica di Siena riparata in Montalcino (ndr):

Castello Tricerchi e Rosso di Montalcino 2015
Il Marroneto e Rosso di Montalcino 2015
San Lorenzo e Rosso di Montalcino 2009
Corte dei Venti e Rosso di Montalcino 2015
Pietroso e il Rosso di Montalcino 2015

Tutto è pronto. Silenzio in sala, la dissertazione ha inizio.

zio-postino-siena-272-smallDa buon gentleman, Bonucci lascia l’introduzione all’ospite proveniente dalla Romagna. Falcone accompagna la platea in un percorso geologico/geografico molto dettagliato ma mai troppo tecnico. I vini vengono versati, sezionati ed agganciati al suolo di appartenenza: argille, calanchi (crete in toscano), marne arenacee, l’idea del terroir di Brisighella prende forma e significato. La piccola platea è concentrata. I primi scambi, le prime impressioni avvengono all’orecchio del compagno di banco. Non vola una mosca.

In seconda battuta Bonucci ci rinfresca circa la geografia ilcinese, contestualizzando i produttori toscani. La collina di Montalcino conta numerosi ambienti pedologici: arenarie miste anche ad alberese e galestro nonché terreni con granulometrie diverse tendenti talvolta al sabbioso, talvolta all’argilloso. Excursus storico da pelle d’oca. Un leggero brusio comincia a scaldare il piccolo auditorium.

Terzo “movimento”: comparazione.

zio-postino-siena-159-smallQui entrambi i relatori hanno lasciato liberi i partecipanti di cogliere le sfumature dei vini presenti e di esprimerle. Nessuno dei due è sceso in campo per l’una o l’altra fazione. Esempio di grande professionalità e rispetto. Mi muovo per la sala cercando di ascoltare i pareri che si diffondono. La sorpresa coglie il degustatore attento. Con alcuni di loro mi trovo d’accordo nell’affermare che il territorio di Montalcino offre una omogeneità di beva e una coerenza organolettica maggiore, probabilmente dovuta agli assemblaggi dei vigneti appartenenti a suoli diversi. Mentre invece le differenze fra i vari vini provenienti da Brisighella sono più nette, rimane più nitida la peculiarità, la connessione suolo-vino è più aderente al significato di terroir: cinque vini tutti diversi.

Il dibattito in sala si accende e si infervora. I complimenti vengono elargiti ad entrambe le correnti e pian piano la disputa si tramuta in festa. Come è giusto che sia. I produttori di Montalcino, da valenti signori del vino, riconoscono ai vini di Brisighella capacità espressiva e potenzialità. Per una volta lasciano la scena ai loro colleghi romagnoli che in piedi ricevono tanti complimenti da parte di tutti i presenti. Io fatico a trattenere le emozioni.

zio-postino-siena-277-smallAscoltando la sigla finale del film The Big Kahuna chiudo il racconto. Ho scritto di getto, incurante delle punteggiature e degli spazi, o delle riflessioni che forse non c’entrano niente. Guardo questi uomini coraggiosi, alcuni dei quali amici miei, che hanno perseverato ad affinare loro stessi per ascoltare la voce di un territorio. Noncuranti di onori e facili guadagni hanno continuato a rispettarlo per far sì che un uomo potesse fondersi con la natura così come già i nostri “padri” avevano saputo fare. Guardo questi uomini che ricevono l’applauso dei colleghi di Montalcino e della platea. Vedo i loro occhi lucidi, increduli ma saldi. Per noi romagnoli questo incontro sarà destinato a cambiare la storia della nostra terra.  Guardo i “ragazzi” che fecero l’impresa e posso dire: io c’ero.

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