La prospettiva del tempo: degustazioni in Alto Adige/1 – Carlotto e Gottardi

Di • 20 Dic 2017 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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11Quest’anno non sono andato al Merano Wine Festival. La nostra consueta visita in Alto Adige, o come dicono da queste parti in Südtirol, l’abbiamo effettuata nella prima settimana di ottobre, quando ancora i tini non avevano smesso di ribollire. I produttori ci hanno accolto per gentile intercessione di Laura Sbalchiero e Peter Dipoli, che ringraziamo.

L’Alto Adige, quella porzione della valle che dalla stretta di Salorno raggiunge il confine, è assurta ai fasti enologici italiani e internazionali negli ultimi 150 anni. Ritenuta dall’impero austro-ungarico terra di rossi, solo con la diffusione di varietà bianche tedesche, e comunque d’Oltralpe, ha potuto farsi conoscere per le elevate potenzialità e la qualità delle produzioni. Secondo noi è una terra dove l’agricoltura non avrebbe assunto il valore che ha simg_20171006_165855e non avesse avuto a contorno quei panorami emozionanti e quelle bellissime montagne; questo il motivo per cui, oltre che per degustare i vini, si va in Südtirol: per gustare il paesaggio e le tradizioni, enogastronomiche e non, che ancora rendono vive e vitali queste terre.

In questo breve viaggio abbiamo deciso di incontrare produttori che ci fornissero una visione meno eclatante ma più sincera della realtà altoatesina. Il panorama enologico è dominato, per quanto concerne i numeri e le quantità, dai gruppi cooperativi, qui molto presenti e anche molto validi, e da produttori/imbottigliatori di grosse dimensioni che hanno costruito anche all’estero la fama del marchio Alto Adige.

La nostra scelta è caduta su due produttori dell’altopiano di Mazzon, zona d’elezione del Pinot Nero, e su due produttori della Val d’Isarco, che si spinge fin quasi al confine austriaco.

FERRUCCIO E MICHELA CARLOTTO

08Michela Carlotto, già intervistata per L’AcquaBuona da Paolo Rossi qualche tempo fa, ci accoglie nella cantina di Ora, piccolo dedalo di case nella bassa atesina. Enologa e figlia del viticoltore Ferruccio, legge il territorio e la vigna con immediatezza e senza preconcetti. In cantina accetta la sfida del tempo, considerandolo un alleato e non una minaccia per i suoi vini. Mazzon è la patria altoatesina del nobile vino-vitigno borgognone, il pinot nero; qui trova clima adatto e caratterizzazione, che gli consentono di acquisire quelle doti in grado di assìcurare longevità e finezza.

Michela ci espone le scelte di vigna e di cantina, incentrate su tecnologie semplici ma rigorose, come l’inerbimento, la selezione dei grappoli, la fermentazione in legno e la malolattica in acciaio. La storia del Pinot Nero in questa zona è relativamente recente (inizia poco più di 140 anni fa) ma l’altopiano di Mazzon ha ben presto img_20171006_112552 attirato su di sé una attenzione particolare.  In assaggio, il Pinot Nero Mazzon 2015 rivela una nota fresca e giovanile che fa presupporre un buon viatico per il futuro invecchiamento. Colore rosso rubino medio, bella presenza floreale e delicatamente fruttata con note ancora di leggera riduzione. In bocca è lineare, fresco e reattivo, e chiude con un finale di bella complessità. Davvero un’ottima interpretazione del nobile vitigno.

condividiPurtroppo il tempo è tiranno, e terminata la visita a Carlotto abbiamo solo il tempo per un pasto rustico ma appagante a Montagna, presso la Gasthaus Rose, che già ci attendono alla cantina Gottardi, proprio sull’altopiano di Mazzon.

WEINGUT GOTTARDI

La cantina Gottardi deve la sua nascita al ritorno in terra altoatesina di una famiglia di origini italiane stabilitasi da tempo in Austria e lì operante nel commercio del vino. Dal 1986, dopo l’acquisto della proprietà e dei sei ettari di vigna, si pone mano al completo reimpianto dei vigneti stessi, di cui una larga parte dedicati proprio al Pinot nero. Nel 1995 l’azienda produce per la prima volta vini da queste nuove vigne, da cui usciranno fino al 2006 anche lo Chardonnay e fino al 2009 il Gewürztraminer. Dopo questa vendemmia tutti i vigneti, che nel frattempo sono arrivati a nove ettari, sono stati impiantati a Pinot Nero grazie a una selezione policlonale.

Alexander Gottardi guida l’azienda dopo la scomparsa dell’indimenticato padre Bruno (leggi qui una piccola elegia a lui dedicata), e ne segue le orme sia nell’indirizzo stilistico che nelle direttive tecniche.  Nel vigneto la coltivazione è rispettosa dell’ambiente anche se non si sposa nessuna filosofia estrema. In cantina, 216_5300completamente ristrutturata all’inizio della attività di vinificazione, si seguono i dettami della più lieve lavorazione delle uve. Assenza di pompe in ogni fase (tutto il sistema di vasi è collegato per caduta), follature completamente manuali per un controllo più attento dello stato delle vinacce, fermentazioni malolattiche in acciaio e affinamento in legno per 12-16 mesi (12 mesi in barrique e 6/7 mesi in botti grandi) completano il processo produttivo, improntato al rigore e alla estrema cura.

La cantina, ricavata a fianco di una bella residenza ottocentesca, si sviluppa su più piani, alcuni dei quali sotterranei. Come già accennato, dal prodotto della pigiadiraspatura fino al riempimento delle barriques tutto avviene per gravità. In questa maniera Alexander garantisce la massima cura per le uve e per i vini. Un sistema girevole montato sopra le vasche consente di effettuare follature sul cappello in maniera soffice e manuale (vedi foto).  Dopo la visita della barriccaia e della stanza dove sono custodite le vecchie annate (anche precedenti alla gestione Gottardi), ci spostiamo in una luminosa sala dove possiamo concentrarci sulle degustazioni.

216_5316Il primo vino che assaggiamo è il Pinot Nero Mazzon 2014, annata difficile che ha richiesto venti giorni per la raccolta. Il  colore è di un rosso granato limpido e mediamente fluido, al naso apre con una lieve nota vegetale, poi le sensazioni di violetta e biancospino prendono il sopravvento. In bocca vince la freschezza, mentre una sapida mineralità ne accompagna la trama, fino ad un finale di apprezzabile lunghezza.

Il secondo vino in degustazione è il Pinot Nero Mazzon 2012: bel colore rosso rubino medio, al naso è intensamente floreale con risvolti di cassis, agrume e frutti rossi;  in bocca sviluppa freschezza, unita a tannini avvolgenti e a una bella morbidezza. La buona persistenza e l’eleganza di trama confermano la bontà dell’annata da cui deriva. Vino ancora giovane.

Del Pinot Nero Riserva Mazzon 2010, selezione dedicata a Bruno Gottardi, apprezziamo la complessità degli aromi che con l’invecchiamento (anzi, meglio dire con l’evoluzione) si ampliano e si illimpidiscono ancor di più. Mentre il colore rimane ben centrato sui toni del rubino, il naso porta ancora con sé gli indizi della gioventù: sensazioni floreali, di menta, agrume e tabacco si fondono in un assieme armonico e intrigante. La bocca è fresca, con la morbidezza evidenziata da tannini a grana fine che accompagnano il sorso verso un finale persistente e mai saziante. E’ proprio vero, in questi vini c’è una connaturata predisposizione a ben resistere alle insidie del tempo, ciò che conferma la vocazione dell’altopiano di Mazzon, ma anche il talento della famiglia Gottardi.

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