La prospettiva del tempo: degustazioni in Alto Adige/2: Rielinger, nel Renon

Di • 24 Gen 2018 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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216_5318Dopo le visite a Michela Carlotto e a Gottardi nell’altopiano di Mazzon raccontate nella puntata precedente, passiamo nella zona del Renon. Trascorriamo la notte nell’agriturismo Schartnerhof, che gode di una vista meravigliosa sulle cime orientali della Valle Isarco, e ci dirigiamo verso il Rielingerhof di Matthias Messner, situato nei pressi di Siffiano a 750 metri sul livello del mare.

Oltre ad essere un’azienda vitivinicola è anche osteria; quando vi giungiamo il posto è già frequentato da avventori che provengono anche a piedi dai sentieri che si inerpicano tra le viti. Matthias ci accoglie in una sala degustazione che è in contatto diretto con la cantina scavata nella roccia, ma prima di parlare di vini ci invita -data la bellissima giornata- a scoprire le sue vigne.

La viticoltura del suo maso è veramente impressionante: pendenze che arrivano all’80 per cento e terrazzamenti inerbiti con sovesci o cotico spontaneo si affacciano direttamente sulla valle e sul fiume che scorre 500 metri più sotto. Annoverano ancora vecchie pergole sessantenni coltivate a Müller-Thurgau, una rarità per l’Alto Adige.

216_5319Ci avventuriamo così nei ripidi sentieri che collegano le varie terrazze tra vigneti di riesling, Müller-Thurgau e kerner a bacca bianca, di schiava e zweigelt a bacca rossa. Prima di addentrarci negli aspetti della degustazione vorrei fare una breve riflessione sui vitigni di questa zona dell’Alto Adige. Fino a una ventina di anni fa solo in queste zone della Valle Isarco si trovavano diffusi e coltivati vitigni di chiara estrazione austriaca quali il kerner, il grüner veltliner o il sylvaner, anche se poi quest’ultimo si è molto diffuso in Germania e Alsazia. Per i vini rossi appare in ripresa la coltivazione dello zweigelt, un incrocio neanche troppo antico di blaufränkisch e St. Laurent, oggi largamente diffuso in Austria. Ma andiamo con ordine.

216_5320Il kerner è un vitigno a bacca bianca che ha meno di 100 anni, dato che è stato creato nel 1930 a Weinsberg (Germania) da un incrocio tra Schiava e Riesling. In Alto Adige inizia a diffondersi una trentina di anni fa e tra i primi produttori a farne uso figura l’Abbazia di Novacella. Vitigno semi aromatico, è apprezzato per le note minerali e la freschezza che dona ai vini.

Il sylvaner è un vitigno a bacca bianca la cui origine invece si perde nella storia. Forse proveniente dalla Transilvania (Romania), attraverso l’impero austro ungarico si è diffuso in Austria, Germania e Alsazia. Un’altra ipotesi, legata alla decodifica del Dna, sostiene il sylvaner essere  un incrocio tra traminer e un “bianco austriaco”, quindi con origine aldilà del Brennero.  Comunque sia, è mediamente vigoroso e dà origine a vini eleganti, freschi, lievemente aromatici, con aromi di pera e talvolta di melone.

216_5342Altro vitigno (rosso) interessante è lo zweigelt, un incrocio recente che si è molto diffuso in  Austria e anche in Germania. Altrimenti detto Rotburger, venne rinominato nel 1975 in onore del costitutore. Varietà resistente alle gelate invernali, origina vini freschi e non molto strutturati, di beva pronta e poco longevi, caratterizzati dall’aroma di visciole, particolarmente presente nei vini giovani.

Ma torniamo alla visita. Matthias ci accompagna nella sua cantina, dove ancora stanno fermentando alcune vasche, e ci propone un interessante confronto fra tre vasche di Müller-Thurgau condotte rispettivamente con lieviti aromatici, lieviti spontanei e lieviti spontanei senza travaso delle fecce. Nella sua filosofia di conduzione agronomica Matthias ha aderito alla biodinamica ma ha alle spalle una solida preparazione da enotecnico maturata a Geisenheim, in Germania. La differenza fra i tre vini a fine fermentazione appare significativa, e sicuramente il vino senza lieviti selezionati risulta quello meno espressivo negli aromi fermentativi, mentre quello con le fecce subisce forse di più la presenza di una malolattica in corso, dato che Matthias non aggiunge solfiti alla fermentazione ma solo in fase di pre-imbottigliamento.

Il primo vino assa216_5351ggiato dalla vasca è un Blatterle, vitigno tradizionale dell’Alto Adige che pare derivi da una mutazione del moscato giallo, qui utilizzato come vino della casa per l’osteria annessa al maso. Il colore giallo medio e il profumo chiaramente floreale  si accompagnano ad una bocca notevolmente  fresca ed asciutta.

Il secondo è un Kerner che deriva da due vendemmie separate, svolte a distanza di dieci giorni l’una dall’altra. La prima vasca, che contiene il frutto della vendemmia più anticipata, appare già limpida; al naso la differenza è avvertibile, con note che ricordano il Sauvignon nel primo caso e più l’albicocca nel secondo, che è anche più chiuso. I vini dovranno poi amalgamarsi e completarsi nella bottiglia.

L’ultimo assaggio di vasca è dedicato al Riesling: il protocollo messo a punto da Matthias prevede che un 30 per cento delle uve impiegate subisca un attacco di muffa nobile. Seppure ancora in fermentazione, appare già un vino molto espressivo nelle note speziate ed aromatiche e nella nota dolce e persistente di albicocca.

img_20171007_111241Passiamo ai vini in bottiglia: qui ci si confronta col prodotto finito al termine del suo percorso in cantina. Fra questi ci convince molto il Valle Isarco Kerner 2016, che si esprime sulle tonalità del giallo paglierino e su profumi di marca agrumata, fra pompelmo e  mandarino, con nota dolce, di foglia di fico, di salvia e di resine a completare il panorama olfattivo; in bocca la freschezza e la sapidità guidano le trame fino ad un finale di media lunghezza.

Il Valle Isarco Riesling 2016 presenta un bel colore giallo paglierino medio, al naso è ancora giovane ma già espressivo nelle note speziate e dolci che ricordano pesca e albicocca, l’agrume è in sottofondo e la nota botritizzata si confonde con una lieve riduzione che scompare quasi subito. In bocca è corposo ed avvolgente e, nonostante la sensibile dotazione acida, armonico.

Da provare assolutamente il Blatterle 2016,  un vino dalla beva rinfrescante, leggera, spedita e floreale, che si accompagna benissimo ai cibi e alla tavola. E a proposito di tavola: dato che Rielingerhof è anche osteria, ci fermiamo qui per gustare un’ottima minestra d’orzo e i salumi e formaggi prodotti nel maso. Un’esperienza anch’essa meritevole di essere vissuta, e che ci fa comprendere, una volta di più, come al Renon il tempo scorra ad un’altra velocità.

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