Valle Isarco focus. Profondo bianco – Essere vignaioli a Chiusa: Röckhof, Garlider

Di • 17 Gen 2018 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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RÖCKHOF, O DELLA SOLARE VERACITA’

20171010_165852Al Röckhof vieni trasportato nel vortice di due “correnti” apparentemente contrastanti: da un lato c’è la tradizione -quella vera eh!-, dall’altro l’aspirazione al rinnovamento, percepibile soprattutto nella gamma dei vini e nel pensiero che ci sta dietro.

Il peso della tradizione, con la sua scia evocativa, lo si apprezza in ogni poro e in ogni anfratto di questo antico maso di collina, disposto a circa 650 metri sul livello del mare fra i sinuosi tornanti che salgono a Villandro, nei pressi di Chiusa, attorniati da vigneti e castagneti.

20171010_160129Maso vero, non c’è che dire, maso vissuto. Di più, plurisecolarmente vissuto dalla medesima famiglia, la famiglia Augschöll, che lo abita da “appena” quattrocento anni. Negli ultimi decenni è stato riattato alla ricettività dai coniugi Konrad e Frida (un posto davvero gettonato dagli amanti dei cibi locali, in special modo durante il tradizionale Torggelen, a suon di castagne e vino nuovo!), attività che è andata saldandosi a quella enoica. Sì perché Konrad resta principalmente un vignaiolo, che dal 1998 ha deciso di non conferire più le uve alla Cantina Produttori Valle Isarco per iniziare la produzione in proprio, ampliando il bacino dei vitigni a disposizione e traendo linfa e stimoli espressivi dai costoni assolati esposti a est – sud est di quel versante, terra di dioriti, graniti e sabbie, per un totale di tre ettari scarsi di vigna.

20171010_163143Konrad è un riferimento per i vignaioli dei luoghi, un riferimento dal punto di vista umano. Questione, forse, di carisma, bonomia e sensibilità . Mi dà l’idea che tutti qui gli vogliano bene, perché in lui ho intravisto serietà e passione fuse assieme, annunciate da un carattere amabilmente introverso e da un velo di umiltà, che è tutt’altra cosa rispetto alla stizza e alla prosopopea.

Ma se la tradizione, con le sue inamovibili certezze, avvolge la storia contadina di questa gente scandendo i passaggi di tempo del maso Röck (basti pensare alla struggente testimonianza offerta dalla vecchia stube e dall’affumicatoio, peraltro ancora in funzione), è nella proposta enoica di Konrad e del figlio Hannes che si cela un anelito sperimentale in grado di scartare (parzialmente) di lato rispetto al main stream isarcense. Due dati su tutti: produzione in rosso più che visibile; elaborazione di cuvée, ossia di blend di vitigni diversi.

20171010_154554All’interno di una gamma composita e non così prevedibile, accanto ad alcune espressioni monovitigno dedicate a Riesling, Grüner Veltliner e Müller Thurgau, ecco spuntare i blend; per sottolineare, invece che la preminenza del varietale, l’impronta del terroir, terroir combinato qui con uno stile che vede di buon occhio le raccolte differenziate (Konrad è solito vendemmiare in diversi tri, e lasciar maturare parte delle uve fuori pianta, sulle stuoie), l’utilizzo dei legni in fase di affinamento (acacia, rovere) e una concezione enologica “controllata”, per arrivare a concepire bianchi a cui appartengono pienezza, veracità, generosità aromatica, controbilanciate dalla vocazione alla dinamica e alla freschezza tipiche di queste latitudini e di questa vallata.

20171010_154609Scorgiamo semmai, nella produzione nuova targata 2016 in cui ha messo becco il talento di Hannes, una migliore modulazione nei toni e una migliore dinamica gustativa, supportate da un assetto più “verticale” e da un profilo più affusolato rispetto al solito, nonché da un contributo zuccherino maggiormente integrato, doti queste da cui ne è discesa una migliore esaltazione dei dettagli, dell’equilibrio e della finezza.

20171010_155345Ma c’è di più: la predilezione per i rossi, che danno presenza di sé in buona percentuale sul totale di vigna; e anche questa è un’unicità, se stiamo alle consuetudini valligiane. Ulteriore chicca a conforto, la coltivazione di vitigni a bacca rossa non proprio sulla bocca di tutti, con l’autoctonia quale asse portante e direttrice fattuale di un lavoro di recupero e ricerca che non può essere taciuto. Vecchi e vecchissimi vitigni, alcuni dei quali quasi estinti, generano etichette che assumono una reale connotazione contemporanea, rendendo miracolosamente armoniosa quella speciale commistione di “correnti” contrastanti, antiche e moderne, che va tramutando in emblema lo spirito e la vocazione del vecchio maso Röck.

I VINI DI UN GIORNO

gail-fuass-2016Valle Isarco Müller Thurgau 2016 ( uve in parte provenienti da impianti a pergola)

Non ancora a fuoco aromaticamente, dal “non detto” traspare un afflato balsamico rinfrescante. Decisamente più definito al palato: piccante, speziato, affusolato e delicatamente cremoso. Profumi da crescere, bocca elegante e sicura di sé.

Valle Isarco Grüner Veltliner Gail Fuass 2016

Erbe e fiori, una certa ricchezza zuccherina (senza strafare), lunghezza e sapore in odor di ruta. Evidenzia una trama solare, generosa, espressa in ragione di un frutto maturo e di un gusto incisivo e contrastato. E se manca di sottigliezze, emergono una profilatura e un’avvenenza da far drizzare le papille.

Valle Isarco Grüner Veltliner Gail Fuass 2015

Sul frutto, decisamente. Largo, pacioso, figlio legittimo di una annata calda, dispensa un lato di dolcezza meno bilanciato rispetto al fratello più giovane, con un pelo di rustica veracità nelle trame ma con una avvolgenza e un calor buono apprezzabili.

20180118_084808Valle Isarco Riesling Viel Anders 2016

Il vino che ti scuote, alzando l’asticella della qualità. Sottile, luminoso, puro, dinamico, salino. Promette molto bene, e apre un viatico nuovo alla bellezza.

Valle Isarco Riesling Viel Anders 2015

Forse sarà stata l’annata, fatto sta che il tratto qui appare più largo, morbido ed accomodante. Di certo non lede la piacevolezza, casomai i contrasti e la reattività.

Caruess Bianco 2016 (gewürztraminer, sylvaner, pinot grigio)

Elegantemente profumato, la cadenza dolce stimola comunque armonia e sensualità, rilasciate in un contesto gustativo cremoso e intenso, ma di una intensità modulata e mai pacchiana.

Furner Hottler s.a.

Il vino inatteso, e rosso, qui offerto alla mescita per gli avventori del maso. Viene ottenuto da un vitigno locale sconosciuto ai più e pressoché estinto, vitigno di cui porta il nome. Delizioso, “ricamato”, è una essenza di fiori e frutti rossi del bosco senza intermediazioni, senza filtri, lì dove freschezza, flessuosità e pulizia si fanno portavoce di un piccolo incantesimo liquido. Immediato, istintivo, da bere a secchi senza doversene pentire.

Caruess Rosso 2015 (zweigelt 80%; sankt laurent 20%)

Succo e freschezza comunicano vitalità, il timbro del rovere e la dolcezza in leggero esubero ne frenano invero dinamica e spontaneità. Nel contraddittorio in atto resta un vino che conserva il suo perché, anche se ti apparirà fin troppo “educato”.

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GARLIDER, ELOGIO ALLA LENTEZZA

20171010_172950Al maso Garlider, su a Velturno, ho visto tante capre. Se chiedi a Christian Kerschbaumer, di quel posto l’anima e il vignaiolo, su quale “fronte produttivo” si vadano ad inserire i simpatici animaletti, ti risponderà che piacciono tanto ai suoi figli e che costituiscono il periodico ed inevitabile regalo per colmare un’autentica infatuazione. Beh, in fondo di posto ce n’è, al vecchio maso Garlider, lì dove già suo nonno e suo papà svolgevano l’attività di frutticoltori e di conferitori di uve alla “sociale” di Chiusa. Finché non è comparso all’orizzonte lui, Christian, che dopo un passato fatto di motori ha deciso di cambiar vita e di dedicare al maso il suo futuro e le sue aspettative, riconvertendolo e riconvertendosi al mestiere di vignaiolo, un mestiere che nel suo caso ha dovuto imparare di sana pianta, ciò che ha affrontato con piglio deciso, con l’aiuto della famiglia e con alcune idee in testa, risultate poi felicemente vincenti.

20171010_173205Pur trattandosi di una realtà recente – i primi imbottigliamenti risalgono al 2003 – Garlider di tappe ne ha già bruciate e può contare oggi su quattro ettari di vigna disposti fra i 450 e gli 800 metri sul livello del mare e su una reputazione in iperbolico crescendo. Grazie alla morfologia di quei declivi ghiaiosi e sabbiosi collocati su substrato di dioriti e scisti quarziferi, che offrono una naturale variazione in altitudini ed esposizioni, la messa a dimora dei vari vitigni ha potuto seguire un criterio di razionalità. Quattro ettari in tutto a nettissima prevalenza “bianchista” più la particolarità del pinot nero, l’uva che va a generare il solo e unico Pinot Nero della Valle Isarco “classica”.

home_banner8Ma il tratto distintivo che cogli dal contesto paesaggistico, dal “paesaggio” umano e dalla fisionomia di quei vini ci parla di pacatezza, introversione, tranquillità e “lentezza”, una lentezza che non significa staticità o stagnazione, tutt’altro: corrispondenza euritmica con i ritmi della terra e con la naturale “vocazione alla lentezza” che quei luoghi sono in grado di ispirare. Lentezza quindi come pensiero lento, profondo, elaborato: quello che sta alla base, per esempio, delle scelte di conduzione agronomica, impostate su una agricoltura biologica certificata, da quattro anni rimodulata nel verso della biodinamica.

ingressoE’ ciò che ha coerentemente indirizzato la parte enologica, dal momento in cui si è optato per il non interventismo, fatto di lieviti autoctoni, prolungati affinamenti sulle fecce fini e nei legni e, perché no, in taluni casi di fermentazioni sulle bucce, tutte condizioni che preludono a vini dalla fisionomia riflessiva e a “scoppio ritardato”, che hanno bisogno di aria e di tempo per esprimersi al massimo del loro potenziale e per intercettare così quelle profonde vibrazioni sapido-minerali che sole attengono ai vini autentici e di territorio.

vigneti-garliderNei vini di Garlider non c’è niente che non sia meno che caratteriale: la purezza e la naturalezza costituiscono i punti angolari a fondamento di traiettorie espressive complesse e personali, che trovano oggi nel Grüner Veltliner e nel Pinot Grigio le punte di diamante di una produzione armoniosamente accordata che potrà salire ulteriormente di tono nel prossimo futuro, quando l’esperienza maturata sul campo e l’eta del vigneto consentiranno slanci nuovi, ad ulteriore conferma di una parabola ascendente che risente di già dei benefici influssi derivanti da tutti quei gesti puliti che hanno a cuore la terra e la sua intima vitalità.

I VINI DI UN GIORNO

Valle Isarco Müller Thurgau 2016

20180118_084728Trama speziata in evidenza, su tappeto dei profumi chiaroscurale e poco intenso. Al palato scopre le sue carte: disinvolto, rilassato, melodioso, rilascia una sensazione di purezza fruttata e di pacata introspezione, quasi si trattasse di una trasposizione intimista del celebre vino-vitigno aromatico.

Valle Isarco Pinot Grigio 2016

Una delle infatuazioni di oggi. Vibrazioni saline e minerali ne esaltano l’interiorità, trasposta in un gusto nature, succoso, profondo e caratteriale, con il dinamismo e la sottigliezza on its side. Davvero distintivo, come poche volte i Pinot Grigio italici sanno esserlo.

Valle Isarco Sylvaner 2016 (affinamento sia in legno di acacia che in rovere)

Puro ed elegante, rinfrescato da un alito balsamico, attacca bene sul palato per poi riscoprirsi più asciutto e pragmatico nel finale, dalla coda leggermente amaricante e in odor di frutta secca.

Valle Isarco Sylvaner Hautnah 2014 (fermentazione sulle bucce per una settimana, due anni di affinamento fra barrique, legno di acacia, acciaio)

Fra i proverbiali chiaroscuro emerge per brillantezza aromatica, freschezza, scioltezza e rispondenza varietale, dimostrando una personalità complessa che richiede ascolto attento.

Valla Isarco Grüner Veltliner 2016

Erbe alpine, clorofilla e menta “chiamano” territorio e montagna. Finezza e scioltezza disegnano un profilo invitante, compiuto, profilato, dinamico, da cui emerge a piena voce la venatura salina. Bello bello.

Valle Isarco Gewürztraminer Hautnah 2016 (parzialmente fermentato sulle bucce)

Molto fine e “ricamato” nei profumi, incisivo e leggermente caldo al gusto, conserva grinta e tensione senza inasprirsi, concedendo adeguati spazi all’ariosità.

Alto Adige Pinot Nero 2015

Sorprende per la sottile e cangiante seduzione aromatica, in cui una corrente speziata e minerale instrada i sentori varietali del lampone e del cuoio. L’indole, la dinamica e gli umori ci riconducono alle movenze di una Schiava, una Schiava super accessoriata però, con le rifiniture di pregio. La chiusura fresca, accordata e sorprendentemente lunga non cede a derive amaricanti (vivaddio!).

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