Valle Isarco focus. Ragione e sentimento sulla strada per Bressanone: Taschlerhof e Kuen Hof

Di • 31 Gen 2018 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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TASCHLERHOF, O DELLA BELLEZZA CONSAPEVOLE

20171011_112713La ripida imponenza del vigneto che si erge dietro il maso Taschlerhof fa passare in subordine la circostanza insidiosa di trovarsi a pochi passi dall’AutoBrennero e dai suoi eterni ronzii. Sembra aspirare al cielo quel vigneto, e nella struggente luminosità dei suoi colori autunnali richiama fortemente un’idea di vita. Su in cima, dove la collina fa una piega tanto da celarsi alla vista, c’è il vigneto Lahner, fra i più elettivi dell’intera Valle Isarco: una ragione ci sarà, checchennedica l’AutoBrennero!

20171011_112808Questo è il regno di Peter Wachtler, autentica autoctonia “brixen” nata e cresciuta lì. Era ancora molto giovane quando suo padre gli intestò il maso. Da quel momento, fresco di studi enologici, ha iniziato con metodo a dare forma ad un progetto che ha visto dapprima l’ampliamento del bacino viticolo (oggi conta circa 5 ettari), poi gli immancabili conferimenti (in questo caso all’Abbazia di Novacella), infine l’affrancamento. L’esordio in bottiglia risale al 2000.

Ho seguito l’evoluzione dei vini di Taschlerhof fin dalle prime vendemmie, e ne ho apprezzato la progressiva, implacabile messa a fuoco stilistica, legittima conseguenza di un lavoro ragionato vòlto alla scoperta delle potenzialità del proprio terroir attraverso una elaborazione attenta, meticolosa, calibratissima, che ha traghettato vini già impeccabili dal punto di vista formale, ma forse fin troppo succubi del compromesso tecnico e di una certa generosità di forme, verso approdi via via più incisivi e vibranti, grazie all’accresciuta consapevolezza, a un “allentamento” delle rese in vigna (versante caldo quello di Mahr) e ai diversi “tri” di raccolta tramite cui Peter intende dosare al meglio il potenziale aromatico e zuccherino delle uve, accorgimenti che hanno consentito di equilibrare al meglio le trame dei suoi vini per rendergli una profilatura e una dinamica davvero avvincenti, da cui far lampeggiare la caratteristica saliente di quei terreni scistosi ad alta percentuale di quarzo: la salinità.

20171011_112720Davvero, l’enclave di Mahr, fra Chiusa e Bressanone, che Wachtler condivide con un vignaiolo  carismatico come Peter Pliger (Kuen Hof), spinge parecchio sul fronte della salinità, una salinità che lascia traccia di sé in molti vini della casa e in special modo nel Sylvaner, punta di diamante di una produzione capace oggi di distinguersi per purezza espressiva, capacità di dettaglio e pervasività. In questi vini c’è il respiro classico della classica Valle Isarco, ed è ciò che riconosci a istinto.

I VINI DI UN GIORNO

20171011_115218Valle Isarco Sylvaner 2016

Una sincera espressività fruttata sta alla base di un vino colloquiale, “dispiegato”, nitido, di sentita vibrazione acida: è giovane, è “peperino” ed è in grado di spingere.

Valle Isarco Sylvaner Lahner 2016 (affinato in legno d’acacia; vigna di 35 anni)

Gran tessuto. Elegante, slanciato, flessuoso, ricamato fin nei dettagli, rilascia un sale notevolissimo, che ne allunga la scia e ne rende ancor più vivido il passaggio. Grande razza, grande conseguimento.

Valle Isarco Sylvaner Lahner 2015

Un timbro fruttato maturo, con risvolti esotici di ananas, apre ad un palato appena più caldo e largo rispetto al 2016, ma poi ecco che esce il sale, a dettare i ritmi e a far la differenza.

Valle Isarco Riesling 2016 (zuccheri residui 5 gr/l; acidità 7,5 gr/l)

Delicatamente fruttato, è elegante circuizione di pesca, albicocca, pera e spezie. Compiuto, accattivante, sinuoso, si giova e si avvantaggia del contributo di una piccola percentuale di uve raccolte tardivamente.

20171011_123010Valle Isarco Riesling 2014

Stratificazione complessa e personale di pietra focaia, fiore di camomilla e zenzero, trova una dimensione e un passo eleganti: è coordinato, incisivo, forse non lunghissimo ma davvero brillante, se sto al ricordo di una fase giovanile ben più rigida e impacciata.

Valle Isarco Kerner 2016

Pesca matura, salvia e menta: seducente, balsamico, intenso, ricorda un Sauvignon senza “facilonerie”, perché sa esprimersi con classe. Bocca affusolata, snella e convincente; stria salina corroborante e preziosa.

Valle Isarco Gewürztraminer 2016

Rarefatto, al limite della indefinitezza, è succoso ma rispetto agli altri bianchi pari annata conserva un alito più caldo, una freschezza meno evidente, una dinamica a metà.

Valle isarco Riesling VT 2015 (uve vendemmiate a dicembre, 8 gr/l acidità, 100 gr/l zuccheri residui, 10° alcolici, 400 demi-bouteilles)

Ammaliante e sfumato, in equilibrio stabile fra dolcezza e freschezza, è sorretto da una acidità pervasiva, instradato dai sentori del pompelmo e dell’albicocca, scortato da un tatto finissimo e provvisto di un gusto arioso e dinamico. Difficile fare a meno di lui.

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KUEN HOF: PETER PLIGER E IL VINO ELETTRICO

peter_pliger“Perdi sempre qualcosa, se fai qualcosa”. Con una frase del genere, estrapolata dall’incontro con Peter Pliger, potrei ben sintetizzare il racconto che lo riguarda al punto da chiuderlo qui: del suo pensiero, infatti, vi è già contenuta l’essenza. Forse però conviene aggiungere qualche parolina in più. Per ragioni divulgative ovviamente, e anche perché la parabola ascendente di questo eclettico e valoroso vignaiolo isarcense non si presterebbe proprio ad essere brutalmente (anche se mirabilmente) sintetizzata in un rigo.

Di Peter, oltre che i vini, mi ha sempre colpito la pacatezza, quella gentilezza tranquilla, portata all’ascolto, senza ombra di spocchia, che non smette di affascinare e che istintivamente ti fa sentire a proprio agio. Ti accorgi presto che è un pensatore: dalle movenze, dalle pause, dalla scansione lenta delle parole, dalla sensibilità. Te ne accorgi, per l’appunto, dai pensieri, figli di convinzioni personali maturate nel corso degli anni, e per il fatto che ogni azione che abbia a cuore la natura, la vite o il vino debba prima di tutto soddisfare un’esigenza etica.

20171011_153815E’ ciò che al maso Kuen Hof è stato messo in pratica fin da subito, a partire quanto meno dalla seconda metà degli anni Ottanta del secolo scorso, da quando cioé un giovane motivatissimo decise di intraprendere l’avventura di vignaiolo e di imbottigliatore del proprio vino, dopo che il glorioso Kuen (meraviglia architettonica rurale di appena 800 anni!!!) era stato consacrato, in passato, a stazione di posta per i viandanti che decidevano di attraversare il Brennero in carrozza, e in tempi più recenti alla coltivazione della frutta.

L’intento è stato perseguito piantando dapprima viti di sylvaner, traminer e riesling sui costoni scoscesi di quel versante che guarda a oriente, lì dove la conca della valle – ci troviamo a Mahr– comincia ad aprirsi e a “respirare” e dove i suoli di scisti e quarziti si fanno garanti di un’antica vocazione.

20171011_150246Diciamolo, fra i vignaioli “indipendenti” Peter Pliger è stato il primo a rompere con la dominante a sfondo cooperativo che ha guidato da sempre la produzione vinicola isarcense, forse preceduto soltanto dalla famiglia Huber (Pacherhof), stando alle testimonianze raccolte in zona. Una primogenitura che gli ha portato sicuro lustro, dal momento in cui è stato il primo vignaiolo della valle a ricevere riconoscimenti importanti da parte della critica di settore e ad aprire così uno squarcio di visibilità sul territorio, ciò che nel tempo è stato progressivamente condiviso da altri giovani colleghi, per alimentare una vocazione e una viticoltura fondate su premura artigianale e piccoli numeri.

Dai primi imbottigliamenti, 1990, è passato anche del tempo. Pliger può contare oggi su 5 ettari di vigneto comprendenti anche due siti diversi oltre il primigenio Mahr: Tiso, alto altissimo in Val di Funes, e Milland, sul fronte opposto della valle, un luogo su cui va riponendo molta fiducia.

20171011_140832Inerbimenti perenni, nessun diradamento che vada a forzare il ciclo vegetativo della pianta, nessun concime chimico o preparato di sintesi, solo azioni tese a preservare la vita dei microorganismi del terreno, il lascito più prezioso. Sì, Kuen Hof rappresenta la prima esperienza green nata in Val d’Isarco.

In cantina si agisce in piena coerenza: nessuna macerazione prefermentativa sulle bucce al fine di garantire pH bassi, e quindi freschezza e carattere importanti, a scapito forse dell’aspetto aromatico, sempre piuttosto lento a carburare; affinamenti sulle fecce fini, sia in fusti d’acciaio che in botti di acacia (le amatissime botti d’acacia); il progressivo passaggio, vedi un po’ che strano, dai lieviti indigeni a particolari ceppi di lievito bio provenienti dalla Svizzera.

20171011_143929Ma oltre l’evidenza delle macroazioni più prevedibili all’interno di un approccio naturale e poco interventista, c’è un di più che ci parla di un rapporto speciale nel quale è difficile entrare fin nelle intimità, e di uno speciale flusso energetico che emana dalle piante e che può (deve) essere percepito. In quel rapporto e in quella “elettricità” si consacra l’insondabile legame che appartiene ad una intensa storia d’amore di un uomo per la propria terra. Un rapporto privato, insomma, condiviso soltanto con lo zoccolo duro della complicità esistenziale, ovvero con la moglie Brigitte, colonna portante dal punto di vista amministrativo e commerciale (aspetti nei quali Peter ammette teneramente la sua incompetenza), e con il figlio Simon, il futuro dell’azienda.

Condensare in poche parole la fisionomia dei vini di Kuen Hof è una forzatura dello spirito. Riflessivi, a lunga gittata, di disadorna essenzialità aromatica se còlti in prima gioventù ma capaci invero di una apprezzabilissima parabola vitale, godono di un senso innato dell’equilibrio, di una naturalezza espressiva disarmante e di una incredibile complessità minerale, legittima conseguenza  – secondo il pensiero di Peter – di un gesto agricolo epurato dalla chimica.

Quest’uomo non è un guru, anche se la visione olistica che ha della vita potrebbe ispirare certi paragoni. Non lo è perché l’atteggiarsi e il sentenziare ascetico sono lontani dalla sua personalità. Il suo è un distacco mite semmai, privo di scontrosità o risentimento, vòlto alla ricerca di una dimensione tutta sua nella quale, se lo vorrai, ti farà entrare, altrimenti fa lo stesso.

Semplicemente, in quella dimensione al contempo fattuale e spirituale, ti immagini sia riuscito a trovare un approdo in grado di farlo star bene, soprattutto nei confronti della sua coscienza di uomo e di agricoltore. Ed è un pensiero che dà conforto.

I VINI DI UN GIORNO

20180131_102331Valle Isarco Veltliner 2016

Elegantemente sfumato e floreale, questo bicchiere emana un candore intimo e struggente. Il gusto resta scolpito dal sale, nel sale. E’ succoso, disinvolto, interiorizzato, e chiede ancora tempo.

Valle Isarco Riesling Kaiton 2016

Grano, fiori e spezie. Bocca deliziosa e nature, di grande grip ed evidente coloritura sapida. L’acidità è viperina, il sorso fresco ed affusolato: gronda sale, è identitario.

Valle Isarco Sylvaner 2016

Bella cremosità tattile, ottima droiture e poi quella tipica, innata disinvoltura così melodiosa, così sincera, senza nulla concedere agli orpelli e agli svolazzi aromatici. Ancora grano, e sale, e fibrosità di vino passista, da ascolto attento. Perché lui è qui, davanti a te, ma guarda già al futuro.

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