I due macellai: Michelangelo Masoni e Abramo Franceschini rivitalizzano Viareggio

Di • 7 Feb 2018 • Rubrica: Affari di gola, diCibi
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di Corrado Benzio

nice-to-meat-youIl degrado del vecchio mercato di Viareggio, in provincia di Lucca, è sotto gli occhi di tutti; meno evidenti, ma in realtà solo ai superficiali e ai distratti, le sue enormi potenzialità. Lo dimostrano, in questi giorni, due aperture importanti in zona mercato, di cui i giornali hanno ampiamente scritto: si tratta di due famosi macellai che hanno inaugurato un nuovo spazio vendita con annesso un divertente ed appassionato bistrot.

masoni-logoForse il più celebre è quello di Michelangelo Masoni, che si è spostato dal piccolo fondo sotto le logge per approdare ad un grande spazio in via San Martino, nella zona pedonale. Medesima operazione ha portato a termine Abramo Franceschini, che prima gestiva la macelleria di via Battisti insieme al padre ed ora è si trova all’angolo fra via Zanardelli e via Sant’Andrea.

Masoni è una celebrità, fornisce carne a nomi importanti della ristorazione, da Romano al Piccolo Principe solo per restare a Viareggio, ma allargando il campo troverete le sue carni anche al Mirazur di Mentone, stracelebrato ristorante in cui officia Mauro Colagreco, chef porteño trapiantato in Côte d’Azur. Masoni ha soci importanti e lo si vede. Tutto è di design, dal grande frigo espositore al logo, fino alla ricerca di uno studio di comunicazione per il vernissage.

michelangelo-masoni-al-cessoMa cosa si mangia nel bistrot di Michelangelo? E qui veniamo al sodo: intanto niente bistecca, ché non rientra nella sua filosofia (è raro trovarne una buona e in apprezzabile quantità); largo spazio invece a polpette, hamburger, trippa (cruda, ma fra virgolette) e soprattutto al “cubo”. Questa è la forma prescelta, mentre la carne proviene da vari tagli della bestia. La scamerita viene marinata nello yogurt e poi cotta alla piastra, il pollo è al mattone (si tratta di un Cinelli di Montespertoli), il piccione – servito nel petto- delle Crete Senesi. E c’è anche l’ossobuco, seppure in una versione tutta particolare.

img_3375In cucina opera Nicola Cortopassi, che tutte le mattine prepara una teglia di lasagne al forno con il ragù. In genere è l’unico piatto di pasta presente, magari in alternativa ci potrebbe essere una lasagna ma con provola affumicata e carciofi. La qualità è sempre alta, ivi compresi isalumi. Ne segnaliamo due: una grandissima spalla di prosciutto che arriva dall’Emilia e la lingua maison, servita con una leggera salsa verde. Tutto di grande valore con un inciso: in qualche modo è una cucina da bistrot, che preferirebbe una sosta a mezzogiorno piuttosto che alla sera, in ogni caso siete in un locale a tutto tondo.

La carta dei vini e delle bevande si intitola “Liquidi”: la prima pagina è dedicata ai produttori biodinamici della Lucchesia, gli altri vengono selezionati e presentati in base a queste categorie: Snelli, Robusti, Opulenti. C’è anche la possibilità di ordinare altre bottiglie all’enoteca Sergio di via Zanardelli oppure portarsi una bottiglia da casa. Il diritto di tappo sta a 10 euro, i prezzi in genere sono adeguatissimi all’offerta e mai offensivi per il portafoglio.

franceschini-abramo-logoForse più pop ma sicuramente accogliente è il locale di Abramo Franceschini. C’è solo una table d’hostes e quattro tavoli, si sta un po’ stretti ma in compagnia. I primi piatti sono tre fra cui, il giorno in cui c’eravamo noi, le penne all’arrabbiata. In carta la trippa, ma solo al lunedì e al martedì. E poi la braciolina di vitello alla milanese, il bollito misto (fantastico), il cotechino (ma eravano ancora sotto Natale, non sappiamo se c’è sempre). Non manca l’hamburger, servito come un panino. Fra i contorni patate arrosto e verdure al forno. Piccola scelta di etichette e conto molto leggero, da tornarci appena uno può, anche per il clima gioviale stimolato dalla volontà del patron di fare comunità e creare coinvolgimento.

Sembra che la moda del macellaio-oste si possa ulteriormente estendere. A Camaiore, sempre in Versilia, da tempo opera la macelleria Vecoli; si parla a mezza voce della possibilità che anche il famoso Carnicelli di Querceta punti ad una qualche forma di ristorazione. E pensare che dapprincipio, in Toscana, c’era solo Dario Cecchini, a Panzano in Chianti: piaccia o meno il più avanti di tutti, per almeno un ventennio.

La foto di copertina è stata tratta dal profilo aziendale della Macelleria Franceschini

Le foto di Michelangelo Masoni e degli interni sono di Lido Vannucchi

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