Brunello di Montalcino 2013: da qui al futuro. Intro e seconda parte

Di • 1 Mar 2018 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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logo-bbMONTALCINO (SI) – Cosa ho da dire io, o da chiosare, dopo i 150 Brunello di Montalcino 2013 assaggiati diligentemente nella due giorni di Benvenuto Brunello? Che questa annata mi appare più in palla e più propositiva  – soprattutto nella prospettiva del tempo – rispetto alla precedente 2012, fregiatasi peraltro delle fatidiche cinque stelle contro le quattro assegnate alla 2013? O che l’idea aggrappata alla fisionomia di Brunello ’13 più ricorrente porti a pensare alla freschezza, alla reattività, alla baldanza e al futuro? Che insomma la 2013 è stata un’annata importante per i vini del territorio? Faccio presto a rispondere: sì.

Perché prima di tutto è una di quelle annate che piacciono a me, un’annata  – si badi bene – che chiede attenzioni e premure nella lettura dei vini, specialmente nelle prime fasi evolutive in bottiglia, ma che consente già di scorgere, sotto la pelle dell’evidenza, tutte quelle doti che o ce le hai o non te le inventi, se per quei vini vorrai immaginare un futuro all’altezza. E per i Brunello ’13, per una parte di essi perlomeno, un futuro all’altezza è circostanza ben immaginabile.

le-chiuse_skylinePerché non ti stufi di conoscerli e di apprezzarli, questo è, anche se alla fine del salmo riemergono i leit motiv di sempre, che per una volta vorresti disattesi: uno zoccolo duro di cantine virtuose che con grande regolarità si (ri)propone ai vertici della denominazione grazie ad interpretazioni personali, rigorose ed ineccepibili ma che resta pur sempre limitato nella numerosità e nella rappresentanza a fronte di un dispiegamento di nomi, di voci e di cantine ben più cospicuo, che farebbe presagire una qualità generalizzata e invece ti accorgi che non è così.

montalcino-skyline_1Ora, che una vendemmia del genere, dopo un andamento stagionale del genere, portasse con sé delle insidie c’era da metterlo nel conto. La vocazione tardiva però si è fatta felicemente sentire nella profonda stratificazione tannica e nell’importante corredo acido che innerva e caratterizza i vini migliori, a governare le “magnifiche sorti et progressive” del Sangiovese, doti strutturali le quali, quando supportate da un’adeguata densità di frutto (circostanza verificatasi meno sovente di quanto si pensi), hanno maledettamente giovato alle trame e alla compiutezza consentendo di fronteggiare con efficacia il tenore alcolico (sempre generoso, oramai) e smussando spigoli ad un comparto tannico piuttosto incisivo, che nei casi meno risolti si è rivelato irriducibile e poco maturo. Insomma, per chiudere con una ovvietà, hanno contato i “manici” e hanno contato le giaciture e i versanti, come sempre. Eppure l’annata ci ha messo decisamente del suo, e questa sua selettività ha regalato ai vini un quid di personalità in più.

Termino con una constatazione per certi versi inquietante, forse perché non l’avevo attentamente analizzata in precedenza o forse perché non ci avevo mai fatto caso, ma con il proliferare di penne, autori, critici e degustatori più o meno accreditati (più o meno credibili) che a vario titolo vanno ad affollare ogni format di comunicazione, sia cartaceo che soprattutto virtuale, si è pericolosamente alzato il grado di confusione e di “originalità” nell’analisi e nella lettura di un vino, di un territorio o di una annata. Un aspetto che mi spaventa – da quante ne ho lette di segno contrapposto e tendenzialmente affette da stramberia ed approssimazione- e che mi fa pensare negativo. E non mi si venga a dire che tanto è questione di gusti, da che i fondamentali dovrebbero valere per tutti i campi del sapere e della conoscenza!

20180216_092242Vabbé, dalla fitta selva delle proposte e delle conseguenti elucubrazioni ho deciso di limitarmi ad una selezione, i 60 vini che più hanno stimolato penna e pensieri. Li sveliamo in stretto ordine di apparizione, affidando alle parole e ai silenzi il grado di coinvolgimento e di predilezione. Si va dai buoni portavoce agli eccellenti, volutamente scelti in rappresentanza dei diversi fronti stilistici in gioco, anche quelli più distanti dalla mia personale visione del territorio. Altri, probabilmente, sarebbero da aggiungere alla schiera, dal momento in cui qualche autore importante a Benvenuto Brunello mancava, ma io mi fermo qua. Non prima però di aver sottolineato – la foto a fianco mi assiste – di essere stato il primo degustatore ad arrivare sul campo di battaglia, e queste son soddisfazioni! 🙂

NOTE DI DEGUSTAZIONE – SECONDA PARTE

Per la prima parte delle note LEGGI QUI

LA MAGIA – VIGNA CILIEGIO

Rispetto al Brunello “annata” più frutto ma anche maggiore freschezza aromatica e definizione. Al gusto rilascia succo e calore dimostrando una buona reattività, mentre il disegno stilistico “moderno” non ne pregiudica l’espressività, supportata da un finale saporito, lungo, un finale che resta.

LAMBARDI

Freschezza acida, tono, integrità. E una bella dolcezza di frutto, maturo e “melodioso”, che va ad innestarsi su una trama coesa in grado di spingere. L’alcol certo si fa sentire, così come qualche asciugatura sul finale di bocca, ma il sapore e la quadratura ci sono eccome.

LE CHIUSE

Abissale profondità per un incedere quasi solenne. D’altronde è vino passista, non ha fretta, ché il tempo è – e sarà – suo fedele alleato. Il portamento aspira meritatamente alla nobiltà, la ricchezza interiore lo colma di sottintesi, la potenza è sotto controllo, il timbro sapido-minerale una sentenza di unicità.

LE RAGNAIE

Arioso, sottile, leggiadro, affusolato, la sua trama si libra senza farti mancare un dettaglio che è uno. Fra i Brunello più agili e dissetanti dell’intero parterre. Di più, dal momento in cui nel gioco dell’acidità con le punteggiature floreali si ottiene l’impensabile: il primo Brunello-Riesling della storia!

LE RAGNAIE  – VV

Timbrica fumé e poi ghianda, corteccia e mineralità. Si annuncia così – tosto e affilato – il nuovo VV di Riccardo Campinoti, un vino che all’aria tende ad assumere un passo più disinvolto lasciando trasparire una forte tensione e un’acidità di marca agrumata decisa e succulenta. Il tempo ne svelerà ulteriori dettagli, il tempo gli sarà amico.

LE RAGNAIE – FORNACE

Sconta una superiore densità rispetto agli altri fratelli di scuderia, e con la densità una consistenza più carnosa e masticabile. Di contro, una sensazione meno acida al gusto. Tutto questo senza perdere modulazione nei toni né strabordare nelle forme. Qui, dove la generosità del tratto non si dimentica delle vibrazioni più sottili incanalandosi nei registri di una piena espressività.

LISINI

Se c’è un vino còlto in una fase alquanto dialettica questi è il Brunello di Lisini. Perché senti il frutto innervarlo, così come senti la pienezza e l’attitudine al dettaglio, ma allo stesso tempo i profumi ancor compressi annunciano un’energia solo a metà, con qualcosa che slancia e qualcosa che rallenta. La difficile lettura lascia presagire un imbottigliamento recente o, più semplicemente, una fase introspettiva; la nobiltà della firma e la cautela lasciano aperte le più ampie possibilità “di manovra”.

MASTROJANNI

La robustezza incrocia una buona corrente di acidità, garantendo coesione alla trama senza concedere varchi significativi alla tentazione alcolica. Il sapore è carnoso, maschio ma senza intransigenze. Per tutti gli aficionados della timbrica austera e compassata dei Brunello di Mastrojanni, il 2013 non tradirà le aspettative.

MASTROJANNI – VIGNA LORETO

Rigore ed espressività abitano questo bicchiere, con il registro dei profumi che sa rendersi affascinante anche se leggermente evoluto. Al gusto la forza di penetrazione si stempera per via di un certo allentamento di tensione provocato dal contributo alcolico, e per questo il tratto ti apparirà meno impettito e vibrante rispetto al suo solito.

MATE’

Un Brunello che fa sue le doti della generosità e della saldezza combinandole in uno sviluppo alquanto reattivo, succoso e saporito, forse soltanto non assistito a dovere dal grado di dettaglio e dalla finezza che siamo soliti riconoscergli, specialmente da qualche stagione in avanti.

PADELLETTI

Fra gli esponenti della “vecchia scuola” ilcinese il cui cognome finice in -etti, Padelletti ha sfornato il Brunello più convincente grazie alla freschezza, alla pulizia e all’assenza di forzature, doti confortanti confluite qui in un disegno accordato che risente più dell’acidità che non del graffio tannico. Insomma, un Brunello sincero, colloquiale, “gastronomico”.

PIAN DELLE QUERCI

Irresistibile per compostezza, articolazione, suggestioni e rimandi (stavolta senza mostrare il fianco a registri più evoluti), si fa garante di uno sviluppo disinvolto, arioso e succosissimo, tipico di un vino struggente e sentimentale, ovvero di un Brunello dans l’ame.

PIANCORNELLO

Mi piace la compattezza e il senso di integrità che trapela dallo spettro dei profumi, che non si lascia sfrangiare dall’alcol ma mantiene barra dritta su una freschezza di stampo balsamico. Al gusto è ritmato, ha un suo carattere, con le varie voci ancora da fondersi appieno per rendere un’idea più manifesta di armonia. Ha solo bisogno di tempo, e noi quel tempo glielo concediamo volentieri.

PIETROSO

Senso delle proporzioni, ordine, implacabile linearità gustativa: poggia su queste fondamenta espressive il nuovo Brunello di Gianni Pignattai, lì dove il frutto sottintende gioventù, il rovere addolcisce le trame chiedendo tempo per raggiungere l’amalgama atteso e il sale di quel finale di bocca ti lascia immaginare il di più, perché è lui il prezioso lascito in grado di fare la differenza.

PININO – CUPIO

Mi intriga per ampiezza e disinvoltura, beneauguranti requisiti ai fini di una buona complessità e di una buona qualità del disegno. Non entra troppo nei dettagli ma dalla sua trama lampeggia un’idea concreta di purezza.

PODERE BRIZIO

Un Brunello vitale che rilascia freschezza, slancio e tonicità attraverso un’articolazione vincente e convincente, a ritrovare lo splendore di un tempo che sotto le cure della nuova gestione sembra voler prepotentemente riaffiorare. Davvero molto buono!

PODERE LE RIPI – CIELO D’ULISSE

Nonostante l’inarginabile fantasia nell’assegnare il nome ai vini, le rifrangenze cromatiche sono belle a vedersi e richiamano tipicità. La fragranza non manca, il disegno è assai garbato, se non fosse per quel pizzico di calore in esubero e per un comparto tannico ancora irriverente che intende chiudere i pertugi nella persistenza.

POGGIO ANTICO

Interessantissimo per dinamica, freschezza e modulazione nei toni, assume un bel passo senza ombrosità o reticenze. Elegantemente austero, segna un significativo progresso sul piano del disegno e dell’armonia complessiva.

POGGIO ANTICO – ALTERO

Fine, profilato, dinamico, di ottima architettura tannica e grande suggestione minerale. La sapidità e l’allungo annunciano compiutezza e un bel tasso di complessità, fondati su solidissime basi. A nice pair, ci direbbero le anglofonìe: la migliore accoppiata di Poggio Antico dei ricordi miei.

POGGIO DI SOTTO

Senti la tensione e senti l’acidità, un’acidità “portante” che sopravanza la percezione tannica, lasciandoti con una rinfrancante sensazione di freschezza amplificata dalle movenze eleganti, quelle che da sempre ne marchiano il profilo rendendolo individuo. Vogliamo fargli le pulci, tanto per strafare e cogliere il pelo nell’uovo? Bene, l’attacco dolce sul frutto resta un appiglio sensoriale a volte fin troppo evidente.

TENUTA SAN GIORGIO – UGOLFORTE

Dalla acquisizione più recente effettuata in terra ilcinese dal gruppo ColleMassari (sua anche Poggio di Sotto) ecco un Ugolforte stilisticamente apprezzabile e sostanzialmente fedele al suo tipico imprinting: profilo tenero e sfaccettato, abbracci0 morbido e caldo. Solo alcol e dolcezza appaiono in leggero esubero, a rendergli il tratto piuttosto accomodante.

QUERCE BETTINA

Affilato senza risultare tagliente, rilascia una sensazione di freschezza abbandonando gli svolazzi esotici che ne avevano sovente caratterizzato il quadro dei profumi e, soprattutto, lasciandosi alle spalle i risvolti vegetali più crudi.Fila via liscio insomma, con un pizzico di rovere ancora da assorbire ma mostrando un buon progresso sul piano della caratterizzazione e della compiutezza.

RENIERI

Il timbro vulcanico, annunciato dai toni di grafite e massicciata, è il lascito aromatico più personale di questo Brunello stilisticamente “moderno” in cui grip e contrasto depongono a favore di personalità. I tannini ancora da fondersi, invero, rendono solo parzialmente disinvolto lo sviluppo gustativo, pur portando in dote sapidità.

RIDOLFI

Succoso, finissimo e coinvolgente, ecco qua un Brunello di stile classico che fonda il suo potere seduttivo sull’eleganza, sul candore fruttato e sul garbo espositivo, concretizzando un profilo sensuale e melodioso. Tratteggiato in bello stile, ti chiederai se questo assetto tenero e colloquiale potrà portare con sé un’idea di futuro, ma ora come ora è irresistibile.

SALVIONI – LA CERBAIOLA

L’aspetto che impressiona maggiormente è la capacità di rilancio, il cambio di ritmo, l’accelerazione, la profondità di quel finale di bocca, ciò che ne fa chiaramente lampeggiare l’incontestabile potenziale di longevità. Teso e sapidissimo, le durezze della gioventù tendono a stemperarsi all’aria. E’ energico, austero, finanche altezzoso, con la saldezza geneticamente impressa nel proprio Dna.

SANCARLO

Fermezza, carattere, solidità, tutte insieme tutte qui in un Brunello tipico e grintoso còlto in una delle performance migliori di sempre, soprattutto sul versante della finezza. Una delle sorprese più belle, che poi sorpresa non è (almeno dalle parti mie).

SANLORENZO

Non manca di schiettezza e nemmeno di contrasti: frutto maturo al punto giusto, proporzioni rispettate, freschezza…., solo il rovere tende a frenarne lo slancio, perlomeno in questa fase. Eppure il brillìo sapido e la finezza sottesa lasciano presagire un’evoluzione molto interessante.

SASSODISOLE

Mi ha colpito il disegno garbato, di bella suggestione fruttata, perché in grado di regalare un sorso nitido, flessuoso, solo apparentemente docile: la chiusura sapida e ariosa non fa che confermare l’asserto.

SESTI

Respiro classico, progressione eccellente, trama affusolata, gusto virato su sale e mineralità. Senza rugosità e contrazioni, è davvero una “scheggia”: la sua compagnia un privilegio.

SOLARIA

Gustoso, croccante, maturo nel frutto, conserva sapore e continuità entro uno sviluppo non propriamente dinamico o diffusivo, casomai compatto.

TALENTI

Bel brivido gessoso-minerale, con un pizzico di maturazione di troppo nella dote fruttata e, conseguentemente, un pizzico di allentamento nella tensione. Il tratto conserva però pienezza e carnosità, con qualche asciugatura legata ad un rovere in fase digestiva. C’è tempo.

TENUTA CROCEDIMEZZO

Nel solco di un percorso stilistico tanto rigoroso quanto apprezzabile si muove su alti livelli di coinvolgimento la nuova annata di Crocedimezzo, caratterizzata da un profilo longilineo e disadorno epperò slanciato, sapido, dinamicissimo, puro, e per questo molto convincente.

TENUTA LE POTAZZINE

Acidità e tannini battono un colpo, suggerendoci che il nuovo Brunello di Gigliola Giannetti ha tutte le carte in regola per inquadrare il futuro nel proprio mirino. Nel frattempo sapidità e freschezza scortano un flusso continuo di energia, in grado di trovare i giusti rilanci e le giuste accelerazioni. Un valore sicuro insomma, e gli capita spesso.

TERRALSOLE

Nitidezza, frutto e tonicità. Buone la spinta e la continuità, a stimolare un’espressività concreta che si fa ben notare. Chiusura robusta senza eccessive astringenze o contrazioni.

TIEZZI – POGGIO CERRINO

Lievi velature olfattive non pregiudicano più di tanto un gusto pieno e succoso, dall’intensa coloritura balsamica, percorso da una provvidenziale corrente di acidità. Hai la sensazione di trovarti di fronte ad un vino spontaneo, a metà strada fra veracità ed eleganza, e quella sensazione è davvero piacevole.

TIEZZI  – VIGNA SOCCORSO

Esaltante nell’articolazione e nella dinamica, di grande spinta sapido-minerale, si staglia con merito fra i migliori conseguimenti dell’anno. La chiusura lunga e salata, senza impedimenti tannici, con la fresca succosità e la coda agrumata, sentenziano di un Vigna Soccorso in spolvero e davvero imperdibile.

UCCELLIERA

Il carattere austero e roccioso, specialità della casa, è scosso da un’energia fortissima non ancora del tutto incanalatasi in un disegno accordato, dove potenza ed intensità però non sono fini a sé stesse: un’estrazione più calibrata del solito, infatti, dà fiato alla persistenza e il futuro sai già che potrà essere suo sicuro alleato.

VAL DI SUGA

Nell’assumere un profilo affusolato e quasi tagliente per via della lama di acidità, si pregiudica un’espansione importante. Però, da quel tratto longilineo e dagli stimoli agrumati emerge una sensazione di freschezza pimpante che ti porta a salivare, e quindi alla riprova.

VENTOLAIO

Esotismi, erbe aromatiche, arancia sanguinella: simpatico il quadro dei profumi, da che vi si riflette un’anima fresca e “d’altura”. In piena coerenza ecco una bocca snella, non propriamente dotata di una struttura superiore, leggermente veicolata dalle effusioni del rovere ma allo stesso tempo in grado di avvantaggiarsi di un gusto tutto suo.

VILLA LE PRATA

Combattuto (e stimolato) fra evidenze fruttate ed energia sapida, si offre secondo uno sviluppo  contrastato, reattivo, di dichiarata dignità territoriale e da ascolto attento. Però!

VILLA POGGIO SALVI – POMONA

Rispetto al Brunello “annata” può contare su una maggiore densità e su un maggior contributo del frutto, ciò che gli rende in termini di carnosità e pienezza senza per questo impedirgli di lasciar trapelare un buon flusso sapido, e con la sapidità un’idea salvifica di “movimento” e dinamicità.

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