Chianti Classico 2016: ci sono rose, e fioriranno. Parte seconda

Di • 21 Mar 2018 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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logo-chianti-classicoFIRENZE – Rispetto delle proporzioni, freschezza, reattività. E un tannino da Sangiovese che sprizza orgogliosamente gioventù, per delineare un temperamento “classico” più incline al dettaglio e alle sfumature di sapore che non alla presenza scenica o alla pienezza di forme. Queste, in estrema ed ingenerosa sintesi, le doti implicite ed esplicite ricavate dai primi incontri ravvicinati con i Chianti Classico 2016 avvenuti nel corso dell’attesissima Chianti Classico Collection fiorentina. E queste le doti che presumibilmente li differenzieranno dagli esponenti dell’annata precedente, la 2015, a detta di molti -critici e produttori- “un’annatona”, dove però l’abbondanza e la generosità, oltre che consentire di mettere in cascina uve sane, ricche e mature, in certi casi potrebbero aver favorito ridondanza ed esteriorità, aspetti che d’istinto mi portano a simpatizzare di più con le mezze tinte e i chiaroscuro della 2016.

ccc-tavolo-con-bottiglieCertamente, se oggi esiste un territorio vinicolo che non corre il rischio di annoiarti questi è il Chianti Classico, il “Chianti Classico della contemporaneità”, eccezionale coacervo di sensibilità interpretative, suoli e situazioni microclimatiche differenti il quale, più che mai, sembra far convergere gli attori di questa storia verso obiettivi finalmente condivisi, come quelli della riconoscibilità e della individualità espressiva, al riparo da certe tentazioni modaiole  – sempre in agguato – che tanto male hanno fatto al prestigio e alla fisionomia di questi vini sui mercati del mondo; mercati del mondo che nel frattempo stanno progressivamente ma decisamente risvegliandosi, fornendo linfa nuova e nuovi entusiasmi ad un’economia rurale che era andata raffreddandosi nel corso dell’ultimo decennio.

sangioveseTornando ai vini e alla vendemmia 2016, dobbiamo mettere nel conto che parleremo in questo caso di Chianti Classico “d’annata”, teoricamente gli entry level di ogni proposta aziendale. Ancora di là da venire infatti le tipologie Riserva e Gran Selezione. Questo per sottintendere che probabilmente le cose migliori dimoreranno lì, e quindi ne vedremo delle belle, anche se per adesso sui Gran Selezione ho imparato a non far troppo affidamento, dato che in buona sostanza (ma non sempre, fortunatamente) sembrano ostaggio di visioni stilistiche figlie del “presenzialismo” e della ricerca dell’attributo per l’attributo.

Godiamoci quindi questi 2016 dialettici, divertenti e contrastati, da cui oggi andrò ad estrarre una cinquantina di referenze da un panorama fitto di 70 etichette degustate (che restano pur sempre una parte del tutto, con diversi papabili protagonisti assenti). Perché 50 referenze su 70? Perché in certi casi non avrei saputo proprio cosa dire, condizionate com’erano dalla provvisorietà degli assetti (molti i campioni da botte, nelle note indicati con l’acronimo cb), da un insufficiente coinvolgimento personale o da reiterati problemi di tappo.

ccc-tavolo-con-bottigliePerò, da questa marea montante di attenzioni generalizzate verso il territorio e di encomi diffusi e meritati riguardanti il mio amato Chianti Classico, se proprio dovessi cogliere il pelo nell’uovo lo individuerei in un aspetto che sotto questi chiari di luna climatici tende ad accomunare buona parte della produzione in rosso nazionale: il calore, il contributo alcolico, la sensazione pseudo-calorica. Su questo fronte, a parer mio, si gioca la partita decisiva dell’equilibrio e della versatilità. Proprio lì sta lo spartiacque, garante e giudice, in grado di sancire la vera o presunta “vocazione gastronomica” di una determinata tipologia di vino. Perché la tentazione alcolica è nemica del dettaglio così come della godibilità, checchennedicano gli stili, e rappresenta una sentinella importante da tenere a bada e da attenzionare. Ovviamente, a cominciare dalla vigna.

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NOTE DI DEGUSTAZIONE – SECONDA PARTE

Per la PRIMA PARTE leggi qui

felsinaFELSINA – BERARDENGA

L’impronta fumé annuncia un vino caldo, largo, già dispiegato nei sapori, il cui quieto incedere non sembra supportato dal grado di contrasto atteso.

GAGLIOLE – RUBIOLO (cb)

gaglioleCon il frutto dell’amarena in evidenza, ecco un vino che non va in profondità né gioca di sottintesi ma sa rendersi gustoso, pur mostrando limiti di espansione. Simpatico, ecco, simpatico.

GUIDI 1929 – SAN GIORGIO ALLO SPADAIO

guidi-1929Primo incontro di sempre – se la memoria non mi inganna – con i vini di questa cantina di Barberino Val d’Elsa. A favor di curiosità depongono la delicatezza nei modi, la suggestione floreale e la sobria essenzialità del tratto. Oddio, a dire il vero mancano un po’ di “ciccia” e di complessità, ma lo stile non urlato conserva il suo perché.

i-fabbriI FABBRI – LAMOLE

Ad un quadro aromatico leggermente sfocato segue un gusto fruttato, morbido, avvolgente, che rilascia una sensazione di dolcezza fin troppo accentuata.

isole-e-olenaISOLE E OLENA (cb)

Ti affascinerà per quel sorso limpido, succoso, dall’andamento naturale, che si veste di una pienezza buona dai risvolti eleganti per aprirsi alle ragioni della bellezza. Ancora una volta su alti livelli di espressività.

le-filigareLE FILIGARE (cb)

L’assetto incerto, tipico di un campione da botte, dona alle trame una coda astringente dalle “tentazioni” amaricanti, quindi da rivedere a bocce ferme. Eppure dimensione strutturale e proporzioni sembrano quelle giuste, se traguardate in prospettiva.

le-miccineLE MICCINE (cb)

Disegno arioso, freschezza succulenta: sembra ben intenzionato a non far spadroneggiare la dolcezza, garantendo movenze eleganti ad una trama disinvolta marcata più dall’acidità che non dal tannino. Distintivo!

lerta-di-raddaL’ERTA DI RADDA (cb)

Tipicità, schiettezza, equilibrio e una trama sapida e slanciata confermano i progressi di questa piccola cantina di Radda, sancendo il miglior conseguimento di sempre per l’ispirata produzione di Diego Finocchi.

lorcio-ca-di-pesaL’ORCIO A CA’ DI PESA – CA’ DI PESA (cb)

Generosamente fruttato, si gioca la carta della seduzione prodigandosi in un abbraccio morbido, dolce e voluttuoso, senza affondare il colpo sul versante del carattere.

monte-bernardiMONTE BERNARDI – RETROMARCIA (cb)

Fine, succoso, “sentimentale”, esprime con delicatezza e minuzia di particolari un gusto fresco, snello, “sollevato”, senza vacuità od incertezze. E’ un gusto colmo di sottintesi, questo è, a tutto vantaggio del coinvolgimento emotivo.

monteraponiMONTERAPONI (cb)

Puro, elegante, dettagliato, di dichiarata naturalezza espressiva, è una ficcante lama di acidità ad indirizzarlo su slancio e beva. Nel frattempo tannini puntiformi si irradiano a nuvola regalando ariosità al quadro, e con l’ariosità una sensazione tattile impalpabile, leggiadra, evocativa.

monterotondoMONTEROTONDO – VAGGIOLATA (cb)

Umori silvestri fanno da sfondo ad un profilo grintoso in grado di proporsi e di spingere. Solo una latente traccia alcolica, probabile aleatorietà di un campione da botte, tende ad allargare la trama nel finale. L’attesa e la permanenza in bottiglia garantiranno equilibri migliori: la compiutezza se ne avvantaggerà.

nardi-viticoltori NARDI VITICOLTORI

Piuttosto ampio, fruttato e diffusivo, attacca bene potendo contare su una sicura piacevolezza, salvo poi farsi perentorio sul finale di partita, alquanto restìo nel concedersi secondo un allungo che possa ritenersi significativo.

olivieraOLIVIERA – CAMPO DI MANSUETO

Di lui mi convincono la personalità aromatica, la tipicità e la grinta sapida. C’è un pizzico di calore in esubero a sfrangiarne la trama, ma schiettezza e carattere gli appartengono, e non sono in discussione.

podere-la-cappellaPODERE LA CAPPELLA

Colore vivo e spigolosità. Come sempre introspettivo e poco accomodante, ne apprezzerai la coriacea consistenza e la latente reattività, sotto l’egida di un temperamento altero non esente da screziature vegetali.

pomonaPOMONA – BANDINI VILLA POMONA (cb)

Succoso, fresco, definito, si muove con disinvoltura e grande personalità. Capacità di dettaglio, sale e purezza sono le doti prese a fondamento per disegnare un Chianti Classico distintivo e personale.

rocca-di-castagnoliROCCA DI CASTAGNOLI

Balsamico, fresco, “impettito”, accordato in ogni passaggio gustativo, non possiede forse la profondità di un 2013, per dire, ma resta un vino di territorio ineccepibile per sostanza e riconoscibilità.

rocca-di-montegrossiROCCA DI MONTEGROSSI

Colore come sempre acceso, così come acceso è il contrasto gustativo. Grinta sapida e determinazione, semmai, devono fare i conti con una concentrazione di materia che in questa fase tende a comprimerne l’ariosità. Rovere in fase digestiva, ma c’è tempo.

tolainiTOLAINI – VALLENUOVA

Succo e pienezza instradati da un disegno stilistico moderno, tecnicamente ineccepibile, dove del vino ne potrai cogliere l’anima “meridionale” e la buona propensione all’equilibrio espositivo, senza strafare.

vallone-di-cecioneVALLONE DI CECIONE (cb)

Mi piacciono la sapidità e il carattere, annunciati da schiettezza, veracità e progressione. Non gioca di cesello né si avvale di movenze elegantissime, ma sa il fatto suo e te lo fa capire con un certo sentimento d’orgoglio.

vignamaggioVIGNAMAGGIO  – TERRE DI PRENZANO

Mantiene e preserva i fondamentali della tipologia, enucleati qui in un gusto affilato da cui traspaiono spigolature vegetali e una buona freschezza di fondo. Ombroso, essenziale, tattilmente un po’ rugoso, della piacevolezza se ne fa garante il ritmo.

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