I vini del mese e le libere parole. Febbraio 2018

Di • 14 Mar 2018 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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uomo_kamal-ol-molkI vini del mese, questo mese, parlano tutti la stessa lingua. Con accenti profondamente diversi, ma tutti la stessa lingua. Contemplano, un per l’altro, il dono della spontaneità e della naturalezza espressiva, irrinunciabili fondamenta per costruirci attorno un’idea di distinzione, di identità e di privilegio. Ovviamente, nel rispetto delle libere parole.

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Fleurie 2016 – Yvon Métras

20180311_211213_resizedE’ proprio un vino “fleuri”, un vino fiorito, il Gamay di Yvon Métras. E se la nuova frontiera dell’analisi sensoriale, la MIA frontiera quantomeno, passa attraverso la valutazione e il concetto della naturalezza espressiva, questo subliminale rosso proveniente dalla regione francese del Beaujolais potrebbe benissimo fungere da pietra di paragone, coniugando in modo esemplare “didattica”, istinto ed emozionalità.

Difficile fare meglio di così quanto a spontaneità, beva, leggiadria. Frutto puro purissimo rosso del bosco, scia delicata ma infiltrante di pepe bianco ed erbe officinali, rarefazioni, assenza di gradino tannico, agilità: un vino tutto trasparenze, dal colore giù giù fino al sapore, e perciò irresistibile, elegiaco, “diversamente unico”, un soffio di purezza che ti porta a immaginare il di più oltre la scorza della fisicità.

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Barbaresco Tre Stelle 2014 – Cascina delle Rose

barbaresco-tre-stelle-casc-roseA proposito di naturalezza, e a proposito di nudità. Ecco uno di quei vini che nell’onorare un’appartenenza, un territorio e un’annata ti offrono il conforto di un sorso stilizzato ma al tempo stesso capace di andare al nòcciolo della questione. E’ quando l’apparenza disadorna non si depaupera di significati e l’ossuta essenzialità si illumina di una ricchezza tutta interiore. Entrambe poggiano qui su una dinamica incalzante e su una trama “dritta” dalle movenze eleganti, senza un filo di grasso attorno.

Il Barbaresco Tre Stelle è soltanto uno degli attori protagonisti di una gamma finalmente accordata frutto di un lavorìo artigianale portato avanti al Rio Sordo dalla famiglia Sobrino-Rizzolio; un lavorìo che sintetizza in maniera virtuosa identità stilistica, precisione esecutiva, radicamento territoriale e rispetto dell’ambiente. Qualcosa di meglio da desiderare?

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Barolo Monprivato 2012  – Giuseppe Mascarello e figlio

panorami-dal-monprivatoStappato in una di quelle occasioni che pretendono certe stappature, Monprivato ’12 resta appeso al ricordo della imbarazzata titubanza di un festeggiato. Davanti alla sorpresa manifestatasi sotto forma di un’etichetta tanto vagheggiata, per lunghi attimi il suo corpo è stato pervaso dalla immobilità. La mano non è stata in grado di prendere il bicchiere e portarselo alla bocca, con quest’ultima impedita di proferire verbo, quasi che nella contemplazione si potesse esaurire il momento più alto di un incontro. Il sublime era contenuto nell’attesa, non in una bramosia di possesso; in quell’attesa tutto il sapore necessario, ben oltre l’atto fisico della profanazione. Per questo ho chiaramente realizzato che l’amico volesse dilatare quegli attimi all’infinito: per allontanare l’idea di un contatto, per goderne di più.

Alla fine ha ceduto, alla fine lo ha bevuto, ed io con lui. Una bottiglia in due. Ma il mio amico a quel punto si immaginava già come sarebbe andata a finire.

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Moscato d’Asti Vigna Vecchia 2003 – Ca’ d’ Gal

20180129_223513E’ vero, viene sempre preso ad esempio dagli esperti e dai comunicatori in qualità di eccezione che conferma la regola. Sì, l’eccezione che attiene alle potenzialità del Moscato bianco astigiano di superare i confini della normalità, una normalità che tradizioni e consuetudini vorrebbero relegare alla prima, quando non primissima, gioventù. La famiglia Boido ha osato l’indicibile, e in quell’orizzonte astratto di possibilità il Vigna Vecchia è solito stagliarsi come una felice anomalia.

Ora, un conto è ringalluzzirsi a parole, un altro è provare l’esperienza. L’esperienza vale doppio, si sa, e racconta più di mille parole. Ebbene, dopo un vino così vien più facile immaginarsi il concetto di gioiosità, che contiene di per sè un senso di indicibile.

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Nella prima immagine un dipinto del pittore persiano Kamal-ol-Molk

Altri contributi dell’autore. In uno di essi il panorama còlto dal vigneto Monprivato di Castiglione Falletto

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