La grande dolcezza del Chianti Classico in 14 Vin Santo

Di • 13 Giu 2018 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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VIAREGGIO – Chianti Classico e Vin Santo, binomio più che mai rappresentativo per l’amata Toscana. La Fisar Versilia ha pensato bene di organizzare due serate, una sorta di piccolo master, da dedicarsi al Vin Santo della Toscana: la prima, più generalista, con i Vin Santo provenienti da tutta la Toscana; la seconda, oggetto del reportage, focalizzata su quelli del Chianti Classico. Approfondirne la conoscenza attraverso 14 magistrali interpretazioni non capita spesso, vuoi per la difficoltà di reperire bottiglie prodotte in un numero davvero limitato, vuoi per la scarsa presenza nelle enoteche e nei ristoranti, visto il consumo dei vini dolci in costante decrescita.

20180524_210336Tralasciando gli aspetti più tecnici, il Vin Santo è un vino più legato alla storia e alla tradizione dell’azienda che non al terroir. Anche le uve impiegate – quasi sempre a bacca bianca come trebbiano toscano, malvasia bianca e San Colombano, ad eccezione del sangiovese usato quasi esclusivamente per il Vin Santo Occhio di Pernice – assumono un’importanza secondaria rispetto alla loro elaborazione. Piuttosto la durata dell’appassimento, la ventilazione e la temperatura negli appassitoi, i legni e la dimensione dei caratelli, le “madri” dei lieviti, riescono ad indirizzare più profondamente lo stile del vino desiderato. Di conseguenza pure la mano dell’enologo trova poca soddisfazione in questo ambito, anche perché i produttori tendono a conservare i profumi e i gusti del passato, di quel “vino dolce della casa” inteso nell’accezione più sentimentale di una prelibatezza da condividere con gli affetti più cari. Tra i pochi enologi specializzati in materia è doveroso ricordare almeno il compianto Giacomo Tachis.

20180524_224642L’arduo compito di leggere l’anima a questi sublimi nettari è toccato ad Ernesto Gentili, con l’ausilio dell’esperto Claudio Corrieri e di Luca Iacopini, Consigliere Fisar nonché promotore della serata. Elogiare le virtù di questi vini sarebbe stato molto facile data la ricchezza del bagaglio gusto-olfattivo proprio della tipologia. Sarebbe bastato sciorinare la pletora di frutti più o meno secchi, di fiori più o meno gialli, di agrumi più o meno canditi, di mieli più o meno aromatici, di erbe o piante più o meno balsamiche, per non parlare dei numerosi profumi terziari che completano il quadro sensoriale. Ma Ernesto, con la sensibilità e la professionalità che lo contraddistinguono, è andato dritto al punto sottolineando solo le caratteristiche più importanti dei vini e, soprattutto, quei piccoli difetti o quelle leggere imprecisioni difficilmente percepibili dai “comuni” palati.

Nella carrellata dei 14 Vin Santo del Chianti Classico ci sono due eccezioni: la prima è di tipo geografico, in quanto Marchesi Gondi si trova nel Chianti Rufina, la seconda invece è di tipo burocratico, poiché il Vin SanGiusto di San Giusto a Rentennano non ha la gradazione alcolica sufficiente per appellarsi Vin Santo secondo il disciplinare.

castello-di-ama-2013CASTELLO DI AMA Vin Santo 2013: prevalenza di malvasia, circa 65%, e resto trebbiano; affinamento per 5 anni in barrique di rovere di Allier usate; alcol 14,5%. Alla vista è dorato con leggere nuances ambrate. Al naso è pulito e asciutto, non particolarmente espressivo ma piacevole nelle note floreali di camomilla e composta di albicocca. In bocca regna l’equilibrio: la dolcezza è sapientemente misurata dall’alcol, mentre l’acidità rende la beva snella e fresca. È un vino particolare, “precisino”, dallo stile internazionale, che ricorda più i passiti d’Oltralpe per le sfumature di botritis che i Vin Santo tradizionali.

 

volpaia-2012VOLPAIA Vinsanto 2012: circa 70% trebbiano e 30% malvasia; affinamento per 5 anni in caratelli di rovere; alcol 14,5%. Ambrato chiaro e brillante, si apre su note di frutta secca e disidratata fino a ricordi di caramello e marron glacé. Al palato è ampio e avvolgente, si percepiscono le note più riconducibili al Vin Santo classico, ma in profondità incide poco. È l’acidità in particolare che fatica a ritmare e a snellire la beva, manca un po’ di dinamismo e la chiusura un po’ piatta ne svela la debolezza.

 

dievole-2011DIEVOLE Vin Santo 2011: 65% trebbiano e 25% malvasia; 4 anni in caratelli di castagno da 50 litri; alcol 15%. Si presenta con un bel colore ambrato, sentori di frutta secca e caramello su note terziare di tabacco, cuoio e legno. Al palato colpisce subito lo spunto alcolico, poi la dolcezza materica della glicerina con rimandi particolari al fico secco e alla composta di pesca. Sul finale, forse a causa del caratello usato, si percepisce una parte tannica che asciuga.

 

bibbiano-2011BIBBIANO Vin Santo Occhio di Pernice 2011: 100% sangiovese; 6 anni in caratelli e barrique di castagno e rovere di varia capacità; alcol 16%. All’occhio appare ambrato carico, mentre al naso un po’ di volatile emerge da una nuvola di zucchero filato e granella di frutta secca. In bocca l’alcol prende il sopravvento sulla dolcezza, specialmente a centro bocca, mentre sul finale il tannino non aiuta a recuperare l’equilibrio. Nell’insieme risulta un po’ scomposto.

 

badia-a-coltibuono-2009BADIA A COLTIBUONO Vin Santo 2009: trebbiano e malvasia in egual misura; 6 anni in caratelli di rovere; alcol 14%. L’ambrato torna su sfumature più delicate e dorate. Naso articolato che apre su note di pasticceria secca, frutta secca e disidratata e profumi agrumati di bergamotto. L’ingresso in bocca è deciso, concentrato, con una buona acidità ma non freschissimo sul finale. Quello che stupisce è la linearità della dolcezza, dosata in maniera sublime durante tutto l’assaggio. Al momento manca di quella complessità e profondità necessarie per assurgere a riferimento nella tipologia. Basta dargli tempo, i presupposti ci sono tutti.

fontodi-2008FONTODI Vin Santo 2008: insolita unione di malvasia e sangiovese; almeno 6 anni in caratelli di castagno e rovere da 50 a 110 litri; alcol 12,5%. Ambrato scuro con qualche riflesso tendente al mogano. Naso intenso di frutta secca, specialmente di fico e noci, ma si avvertono anche sfumature di castagna e burro di arachidi, oltre al caramello. Al palato la componente zuccherina è davvero intensa, a momenti quasi “bruciante”. La spina acida non manca ma la scarsa gradazione non riesce a compensare adeguatamente la dolcezza.

castello-monsanto-2006CASTELLO DI MONSANTO La Chimera Vin Santo 2006: trebbiano e malvasia equipartiti; circa 12 anni in caratelli di rovere da 55 a 110 litri; alcol 14,5%. Ambrato scuro. Vino un po’ chiuso, la frutta secca e disidratata rimane in secondo piano rispetto ai sentori di alcol, china e corteccia. Anche in bocca c’è qualcosa che disturba, la dolcezza subisce l’amaro e l’astringenza dei tannini, pure l’acidità -poco lineare- non contribuisce all’armonia.

 

isole-e-olena-2007ISOLE E OLENA Vin Santo 2007: trebbiano e malvasia in pari quantità; circa 7 anni in caratelli; alcol 13,5%. L’ambrato si veste di riflessi dorati. Al naso è ampio, oltre la frutta secca e disidratata emergono gli agrumi canditi e il floreale, più delicati il miele e il caramello. Al palato colpisce subito per equilibrio e finezza, dapprima si avverte la frutta secca e poi quella disidratata, mentre sul finale non mancano una leggera speziatura e soffi balsamici. La dolcezza è ben contrastata dall’acidità e da una certa sapidità. Per certi versi può ricordare un Passito, specialmente per la pulizia e la freschezza aromatica.

 

felsina-2006FÈLSINA Vin Santo 2006: insolito assemblaggio di trebbiano, malvasia e sangiovese; circa 7 anni in caratelli; alcol 14,5%. Bell’ambrato brillante. I classici sentori di frutta secca e disidratata prendono sfumature decisamente esotiche, poi melone e agrumi fino ad un finale vagamente idrocarburico. In bocca non è particolarmente intenso né profondo ma è dotato di una piacevolezza continua durante l’assaggio. L’alcol prevale appena sulla dolcezza e, nel complesso, assume uno stile abbastanza secco, meglio abbinabile ai formaggi che non alla pasticceria secca.

 

marchesi-gondi-2006MARCHESI GONDI Cardinal De Retz Vin Santo Riserva 2006: 100% trebbiano; 9 anni in caratelli di rovere da 50 a 200 litri; alcol 17%. Come premesso, questo Vin Santo non dovrebbe essere della partita poiché proviene dal Chianti Rufina, non so le motivazioni di questa scelta ma lo accetto ben volentieri. Ambrato dai riflessi dorati. Il naso è molto intenso, carico di frutta secca e disidratata, miele, caramello e un tocco speziato di tabacco. Grande impatto dolce al palato e anche l’impronta alcolica è notevole, tuttavia l’acidità fa il suo lavoro recuperando freschezza sul finale. Un Vin Santo di carattere ma sempre nei canoni dell’equilibrio. Se ne apprezzano la pulizia degli aromi e la persistenza.

san-giusto-a-rentennano-2009SAN GIUSTO A RENTENNANO Vin San Giusto 2009: 90% malvasia e resto trebbiano; 6 anni in caratelli di castagno da 60-75-120 litri; alcol 9,5%. Eccoci al secondo “abusivo”, in quanto non classificabile come Vin Santo DOC per la bassa gradazione. Il colore è più intenso del precedente e assume riflessi ramati. Anche ai profumi è deciso. La frutta secca lascia il passo a quella appassita, poi fiori e miele. Al palato la concentrazione zuccherina è notevole, pure al tatto, ciononostante mantiene una finezza pregevole grazie ad una leggera volatile e ad un finale dai richiami iodati.

castello-di-cacchiano-2003CASTELLO DI CACCHIANO Vin Santo 2003: particolare uvaggio di malvasia 85% e canaiolo 15%; più di 12 anni in caratelli di rovere da 50 a 150 litri; alcol 14,5%. Ambrato intenso con riflessi arancio. Oltre la frutta secca e disidratata si avverte anche quella sotto spirito e un ricordo piacevole di tostatura. In bocca regna l’equilibrio, l’alcol c’è ma non è eccessivo, la dolcezza si fa sentire senza essere invadente e un’acidità sottile è il filo conduttore lungo tutto l’assaggio. Pur essendo figlio di un’annata particolarmente calda mantiene una buonissima beva e chiude delicatamente piccante.

rocca-di-montegrossi-2008ROCCA DI MONTEGROSSI Vin Santo 2008: monovitigno di malvasia; 8 anni in caratelli di rovere, gelso e ciliegio; alcol 13%. Si presenta molto scuro, tra l’ambrato e il mogano. Nel bicchiere ruota lentamente disegnando un’infinità di archetti e trasparenze gliceriche. La materia non manca! I profumi sono piuttosto originali, dalla classica frutta appassita – fico, prugna, albicocca – si passa ai frutti rossi, al tostato, al piccante del ginger e a spunti balsamici. In bocca ti sorprende per la concentrazione disarmante in contrasto ad una beva “sostenibile”. Dotato di un suo equilibrio peculiare, si distingue per la completezza d’insieme. Resta comunque un’interpretazione estrema e, come spesso accade in questi casi, con un pubblico spaccato in due senza vie di mezzo.

castell-in-villa-1997CASTELL’IN VILLA Vin Santo 1997: trebbiano e malvasia; circa 15 anni in caratelli; alcol 14%. Ambrato intenso, leggermente più chiaro del precedente. Al naso è mediamente intenso ma piuttosto articolato, si spazia dalla frutta secca a quella disidratata, dal floreale al sottobosco, dal miele alle spezie dolci, dall’idrocarburo al balsamico. Si muove sinuoso nel bicchiere e al palato ne percepisci la trama setosa. Armonia e complessità, intensità e finezza, concentrazione e freschezza. Finale lunghissimo e di una certa sapidità. Mi viene da riscrivere il finale in maniera meno oggettiva e decisamente più soggettiva: è poesia. Pura, semplice ed elegante. Forse Ungaretti sognava di bere questa delizia quando ha scritto “m’illumino d’immenso”.

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