Lamole di Lamole, una terrazza di cielo e vigne

Di • 4 Lug 2018 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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img_0980Puoi aver degustato un vino più e più volte, puoi essere in grado di coglierne ogni sua più minuta sfumatura ed elencarne ogni particolarità; puoi conoscere la sua storia, il numero di bottiglie prodotte, i gradi alcolici e le migliori annate, ed essere così certo di sapere ogni cosa di lui. Ma quando ti ritrovi nella sua terra, dove tutto ha avuto (ed ha ancora) inizio, allora ogni nozione si azzera, vogliosa di ripartire da un nuovo punto e con un’altra prospettiva.

img_0985Quando ti ritrovi nel vigneto Campolungo, per esempio, cru di Lamole di Lamole disposto su di una terrazza naturale che guarda la vallata del torrente Greve, l’effetto che si prova è proprio questo: ammirandolo dalla strada sotto la chiesetta che dà il benvenuto ai visitatori di Lamole, piccolo borgo a pochi chilometri da Greve in Chianti, in un attimo si comprende che di quel vino di cui pensavamo di conoscere tutto non conoscevamo, in verità, la cosa più importante: le sue origini.

img_0989I terrazzamenti fieri e “muscolosi” riconducono all’origine del nome Lamole, che con ogni probabilità sembra derivare dal sostantivo “lama”, plurale “lame”, in riferimento ai calanchi, creati dall’azione congiunta dell’acqua e del tempo, che lo contraddistinguono e che oggi sono la dimora dei vitigni che qui vengono allevati.

Lamole di Lamole, di proprietà di Santa Margherita, è uno dei fiori all’occhiello del gruppo di cui fanno parte dieci tenute in tutta Italia, dalle quali vengono sfornate annualmente 20,4 milioni di bottiglie per un fatturato di 168,7 milioni di euro. Acquistata nel 1993, oggi può contare su 81 ettari vitati in cui vengono coltivate le uve autoctone del Chianti, ovvero sangiovese, canaiolo, malvasia nera e trebbiano toscano, e vitigni internazionali come cabernet sauvignon e merlot.

img_0986“A rendere speciale questa viticoltura sono l’altitudine e il tipo di terreno. I vigneti, infatti, che vanno dai 350 fino ai 600 metri sopra il livello del mare, oltre a beneficiare di una posizione elevata e ventilata, hanno a disposizione un suolo particolare composto da macigno del Chianti, alberese e galestro, ricco in manganese e ferro; un terreno particolarmente permeabile che induce le viti a cercare acqua in profondità, andando così ad accrescere il loro patrimonio minerale.” A raccontare di Lamole di Lamole è il Brand Ambassador del gruppo Santa Margherita, Alberto Ugolini, persona capace di appassionare chi lo ascolta e di emozionarsi ancora, nonostante ormai siano tanti gli anni che lo vedono coinvolto in questo ruolo. Alberto, mentre passeggia tra le vigne, è un fiume in piena di parole che suonano di stima e di slancio verso questo territorio, un territorio che riesce a ricompensare il complesso lavoro nei campi che richiede.

I terrazzamenti, con muretti a secco, sono indubbiamente di gestione complicata, ma sono anche un punto di forza e di unicità: essi, infatti, sono in grado di assorbire e riflettere i raggi del sole durante il giorno e di rilasciare calore nelle ore notturne, uno scambio termico che, vista l’altitudine piuttosto elevata, consente di raggiungere la piena maturazione delle uve.”

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L’azienda, dal 2017, ha concluso la conversione al biologico. “Da oltre dieci anni lavoriamo in biologico, ma formalmente potremo essere certificati dalla vendemmia 2017. In vigna non vengono adoperati prodotti di sintesi ma solo rame e zolfo. mentre per aiutare al meglio i terreni e le piante viene utilizzato un compost autoprodotto ottenuto da tralci bio-tritati con alta percentuale di sostanza organica naturale come aloe, propoli, alghe”.

La degustazione delle quattro etichette che compongono la gamma Lamole di Lamole, a marchio Docg Chianti Classico, ha rivelato una firma chiara ed inconfondibile: tutti i vini, supportati da un’acidità spiccata e da un frutto fragrante, ci parlano di eleganza, e rappresentano in modo ammirevole questo anfiteatro naturale protetto a nord dal Monte San Michele e rivolto verso il mar Tirreno.

img_0994Chianti Classico 2015 etichetta bianca

90% sangiovese e 10% altre uve autoctone. Per questo vino l’affinamento avviene in botti grandi di rovere, per favorire l’immediatezza e la prontezza di beva. Il frutto rosso è croccante ed invitante, accompagnato da una viola rincuorante. In bocca ritorna il frutto con la sua dolcezza, che ben si abbina alla spiccata acidità, all’invitante nota amaricante ed ai tannini morbidi e mai invadenti.

Chianti Classico 1999 etichetta bianca

100% sangiovese. Al naso frutta matura, spezie, ciliegia sotto spirito, salmastro e menta. Gusto ed olfatto sono sulla medesima frequenza d’onda espressiva, evidenziando un vino ancora vivo e che sa far innamorare. L’assaggio è flessuoso, fresco, sapido ed elegante. L’ossidazione è tenue ed aggraziata.

Chianti Classico 2015 etichetta blu

80% sangiovese, 20% cabernet sauvignon e merlot, affinamento in botti grandi e barrique di diverso passaggio. Profuma di amarena, piccoli frutti di bosco, balsamico e pepe. Il sorso è equilibrato, fresco, succoso, sapido e lievemente tannico.

Chianti Classico Riserva 2014

95% sangiovese e 5% canaiolo, affina in botti di rovere. Nel 2014 la Gran Selezione non è stata prodotta ed è così che tutte le uve derivanti dai ceppi più vecchi del vigneto Campolungo sono state utilizzate per questa Riserva. Frutta, spezie, leggero vegetale, balsamico e sensazione marina. L’assaggio si apre con una bella acidità ed una piacevole sapidità. Il frutto in bocca è delicato ed invitante. Il passo non è lungo, ma di amabile eleganza.

Chianti Classico Gran Selezione Vigneto di Campolungo 2013

95% sangiovese e 5% cabernet sauvignon; affinamento in barrique per il cabernet, in botte grande per il sangiovese. Il bouquet è fine, speziato, mentolato, floreale. Emergono ricordi di caffè, frutti rossi e liquirizia. Il tannino è garbato, l’acidità tanto presente quanto bilanciata. Si avvertono sensazioni di tabacco e di frutta, il respiro è lungo e sostenuto.

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