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Corte di Giustizia Europea: i nuovi organismi ottenuti da mutagenesi siano assoggettati agli stessi controlli di sicurezza necessari per gli Ogm

«Quella di oggi è una sentenza storica sulla quale però dobbiamo vigilare a livello nazionale affinché anche in Italia ci sia un allineamento tra Nbt e Ogm e non si creino scappatoie dovute a interpretazioni discutibili. Tuttavia, se non fossero state equiparate agli Ogm sarebbe stato devastante per la trasparenza nei confronti dei cittadini e l’agricoltura di piccola scala rispettosa dell’ambiente e della biodiversità» dichiara Francesco Sottile del Comitato esecutivo di Slow Food Italia, commentando la sentenza di poche ore fa della Corte di Giustizia Europea a proposito della controversa questione sulle cosiddette Nbt, la nuova generazione di tecniche di manipolazione genetica.

«Nel momento in cui usciamo dai campi per andare in laboratorio, dando vita a nuovi vegetali diffusi indipendentemente dalla vocazione del territorio in cui tradizionalmente sono coltivati, togliamo ai contadini il loro ruolo tradizionale, entrando in un ambito che non garantisce sicurezza. C’è anche un altro aspetto: un conto è affidarsi alla ricerca pubblica che opera nell’interesse di tutti i cittadini e non produce brevetti e un altro è ragionare a partire dall’operato di multinazionali che investono il loro budget e intervengono nel dibattito pubblico per il loro tornaconto economico. La sentenza lancia un chiaro segnale politico che fa ben sperare non solo per le sorti dell’agricoltura contadina rispettosa della biodiversità in Europa ma in tutto il mondo» conclude Sottile.

 Il dibattito a Terra Madre Salone del Gusto con 5 mila delegati da 160 Paesi

 Di questo attualissimo dibattito sulle nuove tecniche di manipolazione genetica e della concentrazione di potere nelle mani di pochi soggetti multinazionali che gli Ogm determinano si parlerà alla prossima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, la manifestazione internazionale organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino che porterà a Torino dal 20 al 24 settembre 5 mila contadini, allevatori, pescatori, artigiani provenienti da 160 Paesi per discutere di tutte quelle minacce che mettono a repentaglio la possibilità di produrre in autonomia il loro cibo tradizionale e biodiversità del loro Paese.

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