Petra, Tenuta La Badiola e Teruzzi: le cantine toscane dall’anima green di Terra Moretti

Di • 18 Lug 2018 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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Petra, Tenuta La Badiola e Teruzzi: tre cantine in tre luoghi diversi della Toscana; tre realtà differenti ma con diverse similitudini che le rendono parte integrante di una grande progetto a firma Terra Moretti guidata oggi da Francesca Moretti, figlia di Vittorio.

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Terra Moretti, a cui appartengono sei cantine in tutta Italia, nella Toscana ci ha creduto ed ancora crede fermamente ed è così che dal 1997, anno di acquisizione di Petra, non ha mai smesso di dare fiducia a questa terra dove la vite ed il vino sono essenza vitale. Ma oltre ad una medesima proprietà cosa hanno in comune queste tre aziende? Ciò che maggiormente le accomuna è il rispetto per la natura, che si traduce in sostenibilità ambientale, tema caro a Terra Moretti, e nel caso di Petra e La Badiola, anche nella gestione bio delle coltivazioni.

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Petra a Suvereto, Val di Cornia livornese, con i suoi 105 ettari vitati tra le tre è quella che al meglio racconta la volontà di abbracciare la natura e di esserne parte integrante senza intaccarla: certificata quest’anno, ed attenta a lavorare sempre nel rispetto di ciò a cui deve la vita, dal 2011 ha inaugurato un impianto fotovoltaico galleggiante che fornisce energia pulita alla cantina che è ad impatto zero. L’impianto si ispira al fototropismo, ossia al movimento che molte piante fanno in natura per orientarsi rispetto alla luce del sole, e ruota su sé stesso.

Anche la sua veste, cucita su misura dall’architetto svizzero Mario Botta, un mix tra antico e moderno, è stata pensata per entrare in sintonia con il paesaggio e fondersi con esso: ed è così che quando si arriva a Petra l’impressione che si ha è quella di un qualche cosa che qui sembra esserci da sempre, come il verde rigoglioso che la ricopre e la circonda. La cantina, oltre ad essere da un punto di vista architettonico arte che rapisce lo sguardo e le emozioni di chi la osserva, con il suo cilindro centrale di pietra rosa della Lessinia e la sua corona circolare impreziosita da una vegetazione che varia a seconda delle differenti stagioni, è stata ideata per essere anche estremamente funzionale, con ampi ed efficaci spazi riservati all’accoglienza, agli eventi ed alla ristorazione, alla vendita diretta, alla vinificazione ed all’affinamento dei vini che trovano rifugio nella grande bottaia scavata nella collina che protegge le ali di Petra.

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Tenuta La Badiola, nella strada che tra coltivazioni e natura selvaggia collega Grosseto a Castiglione della Pescaia, è un’altra bella fotografia omaggio di chi crede che la sostenibilità sia l’unica chiave di volta dell’agricoltura di oggi: la certificazione biologica ormai è alle porte ed avverrà con la vendemmia 2018. Acquagiusta, che produce vini a marchio Doc Maremma può contare su 35 ettari vitati, di cui 5 piantati recentemente in una zona collinare ad altissima vocazione enologica, grazie all’altitudine ed a terreni sassosi e più drenanti, che si trova dietro la cantina.

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A nuova dimora si incontrano le uve granache, syrah e viognier, mentre nei vigneti più vecchi, che si trovano nella pianura dinanzi alla tenuta e da cui provengono le tre uniche etichette a marchio Acquagiusta, sono a dimora le uve vermentino, granache e syrah. In cantina c’è l’enologo Luca Corsini, coadiuvato da Beppe Caviola, enologo esterno dal 2011 di tutto il Gruppo Terra Moretti, dall’agronomo esterno Marco Simonit e da Alessio Gragnoli, coordinatore delle aziende toscane di Terra Moretti e direttore ed agronomo di Teruzzi, dove Alessio lavorava ancor prima dell’acquisizione avvenuta nel 2016.

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Ultima arrivata nel gruppo è Teruzzi, nata nel 1974 e già nota agli appassionati con il nome Teruzzi&Puthod; con i suoi 94 ettari vitati, di cui 60 a uva vernaccia, è l’azionista di maggioranza della Docg Vernaccia di San Gimignano. Come racconta Gragnoli, per via di vigneti meno arieggiati ed annate più complesse da un punto di vista gestionale qui il biologico non è di facile impresa ed è per questa ragione che l’azienda, almeno per adesso, ha deciso di non avventurarsi per la via della conversione. Nonostante questo, però, anche Teruzzi strizza l’occhio all’ambiente e da quando fa parte di Terra Moretti ha dato il via ad un percorso importante per ciò che riguarda la sostenibilità. “Da ormai quattro anni utilizziamo centraline meteo che avvertono quando c’è alle porte un’alta probabilità di infezioni funginee. Così facendo trattiamo solo ed unicamente quando il rischio è elevato, riducendo in tal modo i trattamenti annuali in vigna”.

Oltre a questo, con la nuova proprietà, sono stati aboliti i concimi di origine chimica ed introdotto l’uso del sovescio e si è raggiunto, grazie all’introduzione di induttori di resistenza per la vite, un meno 50% di prodotti antiparassitari. Gli scarti di lavorazione di vinacce e di raspi, inoltre, in linea con la nuova filosofia green di Terra Moretti, dopo aver subito un processo naturale di compostaggio vengono ridistribuiti nei vigneti.
Tutti processi e premure che rendono anche questa realtà un esempio virtuoso di agricoltura al passo con i tempi e capace di comprende ed esaudire le suppliche di una natura che adesso più che mai ha bisogno di essere ascoltata.

Con l’arrivo nel team di Marco Simonit e di Beppe Caviola, che ha preso il posto di Michel Rolland, non soltanto si è assistito da parte di tutte le aziende del Gruppo ad uno slancio ancora più sostenibile, ma anche ad un cambio di rotta per ciò che riguarda lo stile enologico. L’assaggio di alcune etichette di Petra e di La Badiola, che in passato avevano dimostrato la volontà di farsi ricordare più per vigore che per eleganza, oggi sottolineano un altro temperamento, più mite ed elegante. Il passo dei vini è diventato leggero, dimostrando grazia e sinuosità, al naso ed al palato.

Ed è così che soprattutto Petra, in cui questo viraggio è ancora più marcato, con le ultimissime annate regala prodotti che raccontano dei vitigni e della terra a cui appartengono senza gridare, ma con voce ferma e decisa.

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Vermentino Acquagiusta 2017 Doc Maremma Toscana
Il mare che accarezza le vigne da cui dista pochi chilometri esplode nel bouquet attraverso sentori marini affiancati da un leggero vegetale. Anche in bocca torna il mare con una sapidità armoniosa. Il vino, fresco ed abbastanza lungo, è ricco di acidità.

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Rosato Acquagiusta 2017 Doc Maremma Toscana
Da uve granache, sa di frutti rossi croccanti, salmastro e macchia mediterranea. L’assaggio è gustoso, anche se, per via dell’annata funesta, la freschezza non è quella della 2016.

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Rosso Acquagiusta 2016 Doc Maremma Toscana
Merlot 35%, cabernet sauvignon 35% e syrah 30%

Apre con sentori ferrosi, pepati, marini, balsamici e tostati. Piacevolmente acido e sapido e dal respiro lungo, ha un legno che si fa sentire. Anche in questo caso l’annata ha dato il suo contributo: la 2015, infatti, risulta più fresca sia al naso che in bocca, lasciando la parola più ai vitigni che al legno.

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Petra Hebo 2016 Igt Toscana Rosso
50% cabernet sauvignon, 40% merlot e 10% sangiovese.

Ad aprire le porte sono sentori erbacei, seguiti da frutta rossa, viola, macchia mediterranea e spruzzi marini. Al gusto è fine, delicato ma non scivoloso. In bottiglia da giugno di questa sosta ne è ancora voglioso ed il tratto breve che disegna lo ricorda.

Colle al Fico Igt Toscana Rosso 2015
Syrah in purezza offre un bouquet pepato e di frutti di bosco. La bocca è fresca, sapida, salina e leggermente tostata.

Petra 2014 Igt Toscana Rosso
Cabernet sauvignon 70% e merlot 30%. Sa di mare, di frutta rossa, fragoline di bosco, confettura di scosciamonache e tabacco. È balsamico, vegetale e speziato. Il sorso è vivace, sapido, non esplosivo ma intrigante.

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