Off the beaten drunk: piccole dritte per bevute originali (prima puntata)

Di • 19 Set 2018 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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lonely-planet-italiaLa guida Lonely Planet è stata mia fedele compagna di viaggio per molti anni. Prima dell’esplosione del web, questo riferimento cartaceo è stato per me indispensabile fonte di informazione per pianificare al meglio tappe e spostamenti.

Ricordo però che, inevitabilmente, gli itinerari che catturavano maggiormente la mia attenzione erano spesso quelli delle sezioni “off-the-beaten-track”: piccole “dritte” e segnalazioni “fuori” dalle piste più battute del turismo di massa. Luoghi dove cercare autenticità, legami veri con la cultura del posto, emozioni non stereotipate.

Ecco, in questa serie di articoletti vorrei raccontarvi di quegli assaggi di questo 2018 in cui ho ritrovato sensazioni simili: una sorta di “off-the-beaten-drunk”, vini poco “battuti”, non necessariamente i più buoni che ho bevuto, ma quelli che nelle compulsive annotazioni di assaggiatore seriale meritano una sezione speciale.

Bruno Lenardon

Un ettaro e mezzo scarso di vigna, al confine con la Slovenia, piantata a malvasia, refosco e tutte le tinte del moscato. Microproduzioni artigianali, a cui si aggiunge anche un un extravergine DOP Tergeste di elevata qualità. A tavola quella che “funziona” meglio è la Malvasia, ottenuta da vari cloni, ricca di carattere e personalità. Il vino “chicca” però è l’Elysium, da moscato rosa di Parenzo, uva che faceva parte della tradizione vitivinicola Muggesana e Istriana prima e a cavallo delle due guerre. Oggi quasi scomparso (perché difficile da lavorare e poco produttivo) Lenardon è uno dei pochi a produrlo ancora: il profumo è quello tipico aromatico, in bocca sa di rosa e di fragoline di bosco, più abboccato che dolce, è finito nell’arco di un pranzo tra gorgonzola e pasticceria secca.

Loc. Pisciolon 37 – Muggia (TS)
Tel. 040 275020 – Cell 348 6110712

Niedermayr

Per me la sorpresa dell’anno. Per mie lacune non conoscevo questa azienda di San Michele Appiano, tra le primissime della regione ad abbracciare una viticultura biologica (metà anni Ottanta). I vini assaggiati vanno tutti dal buonissimo all’eccellente. Soprattutto i bianchi. Alcuni da vitigni semisconosciuti, unificati dalla caratteristica di resistere a patogeni fungini (le uve Piwi). Non li cito tutti perché sono tanti e davvero tutti interessanti. Una menzione però al Pinot Bianco T.N. 76: sono abruzzese e il Trebbiano di Valentini è sempre stato un riferimento assoluto. Non solo per me, ma per l’Italia vinicola in generale. Beh, questo pinot bianco sembra il suo fratello nordico, sia al profumo che al gusto. Non credo serva aggiungere altro.

Via Castel Palú, 1 – S. Michele/Appiano (BZ)
Tel +39 0471 664152
info@thomas-niedermayr.com

La Mondianese

Una modernissima cantina per vinificazione sorta sullo scheletro di un antico podere ottocentesco, circondato da 15 ettari di vigna, tra le colline di Montemagno e di Castagnole Monferrato. Terra del Ruchè e terra del Grignolino. Del primo ne fanno due versioni, una solo acciaio l’altra con affinamento in legno, entrambe ottime. Ma è il Grignolino uno dei rossi più “scorrevoli” che ho bevuto negli ultimi mesi. Di colore tenue, simil-cerasuolo, è profumatissimo, agile in bocca, ma saporito e persistente, senza mai sfiorare alcuna sensazione di pesantezza.

Cascina Mondianese, 12 – Montemagno (AT)
Tel.
+39 (0)141 634 22 – Cell. +39 3208938182
marketing.lamondianese@gmail.com

Cantine Matrone

Che il Vesuvio, e principalmente il lato esposto a sud, sia uno dei territori vinicoli più vocati in Italia è noto da tempo. Che tanta grazia sia stata negli anni sacrificata in nome di urbanizzazioni selvagge e poco lungimiranti, idem. Il messaggio che diverse piccole realtà vinicole emergenti stiano finalmente uscendo dall’anonimato assecondando con sensibilità e competenza il talento dei luoghi e dei vitigni forse non è ancora arrivato al grande pubblico, ma è fatto ben noto agli appassionati e alla critica. Cantine Matrone è una di queste. Lacryma Christi bianco e rosso sono uno più buono dell’altro. Da piedirosso il primo, caprettone il secondo, ognuno con piccolo saldo di uve rosse e bianche locali, sono vini minerali, ricchi di sapore, freschi e corroboranti. Indeciso su quale segnalare, ve li consiglio entrambi!

Cantine Matrone
Via Tenente Luigi Rossi 16 – Boscotrecase (NA)
www.cantinematrone.it

Casa Setaro

Del terroir ho parlato prima. Il nome Setaro poi, sul posto, è sinonimo da anni di garanzia. Vignaioli da tre generazioni, ma è con Massimo (col quale ho scoperto di avere anche diverse affinità nelle TLC..) che c’è stato il cambio di marcia. Forse anche per il fatto di “campare d’altro” nella vita, ha avuto la forza e la lungimiranza di non cedere a nessun compromesso e di “fare il vino come andava fatto”. I risultati sono eccellenti e davvero non saprei quale vino raccomandare. Il Lachrima Cristi rosso Munazei è citato da numerosi critici come uno dei più buoni rossi campani. A me è piaciuto moltissimo anche il bianco, ma il coup-de-coeur l’ho avuto per lo Spumante Metodo Classico di uve Caprettone: preferisco i vini fermi alle bollicine, ma quand\o ho assaggiato questo durante un pasto in famiglia sono rimasto conquistato dalla sua versatilità a tavola, delicato nel perlage e deciso nel gusto allo stesso tempo, fresco ed equilibrato, compagno della tavola di classe e mai invadente.

Località Parco Nazionale del Vesuvio
Via Bosco del Monaco, 34 – Trecase (NA)
www.casasetaro.it

Villa del Cigliano

Questo non è certo un nome da scoprire. Location di grande fascino (villa quattrocentesca, bosco, uliveti, vigneti e tutto quello che vi viene in mente quando pensate alla campagna toscana); vini noti ad appassionati e critici, specialmente dopo da svolta stilistica e produttiva imposta da Niccolò Montecchi negli ultimi anni. La inserisco nell’elenco però perché i loro Chianti Classico, sia nella versione base che nella più impegnativa riserva, mi hanno riconciliato con la tipologia (con cui fatico sempre ad entrare in piena sintonia: sarà una questione di alte aspettative spesso deluse…). Qui nessuna delusione invece: vini senza piacioneria alcuna, col giusto compromesso tra austerità e apertura, che trasudano di “sangiovesità”, a partire dai profumi fino all’incedere elegante e scorrevole con cui ti accompagnano la bevuta. Per non parlare dell’immediatezza e della bontà del rosato Demodè: un rosato all’antica che è invece prototipo di una bevuta più contemporanea che mai. Chapeau!

Via Cigliano, 15 , San Casciano in Val di Pesa (FI)
www.villadelcigliano.it

Sirk

I Sirk sono stranoti nel mondo dei gourmet per due cose: l’osteria La Subida a Cormons e uno dei migliori aceti d’Italia. D’altronde quando si destinano le migliori uve di proprietà alla produzione di aceto o si è matti oppure si ha in mente un progetto serio destinato a ribaltare le convinzioni che abbiamo su questo condimento. Su consiglio di amici ho provato anche il loro vino, il prodotto da uva sulla carta più “nobile”. Un esperimento di Mitja, il Sirk-figlio, che però lascia già presagire idee ben chiare: un Friulano secco, essenziale, al alto indice di bevibilità. Produzione minimale per adesso, ma nel complesso, quella dei Sirk, è davvero una bella storia!

Via Subida, 54 – Cormons (GO)
Tel. 349 6554987
sirk.mitja@gmail.com

Albino Piona

Altra azienda dai numeri e notorietà commerciale tutt’altro che trascurabili. Villafranca di Verona, tra garganega e corvina trovano spazio un’ottantina di ettari di vitigni autoctoni e internazionali, nel cuore della donominazione Custoza. I vini prodotti sono tanti e la media qualitativa è alta, soprattutto sul versante dei bianchi. Quello che mi ha colpito di più però è il Bardolino doc. Vino fruttatissimo, dal sapore pieno, ma che riesce a mantenere una beva agile e versatile nonostante una struttura non certo scarna. Riempie il palato e ti accompagna senza stancare per tutto il pasto.

Località Casa Palazzina di Prabiano, 2 – Villafranca (VE)
info@albinopiona.it

Spiriti Ebbri

Tre amici, ognuno nella vita con mestieri diversi, si riuniscono con l’idea di fare vino per divertirsi ma anche per dimostrare le potenzialità inespresse del territorio calabrese. Pochissimi ettari di proprietà, qualcun altro in affitto, vitigni autoctoni non certo mainstream come Maglioppo, Greco Nero, Magliocco Canino, Guarnaccia bianca, più una buon saldo di piante non identificate in modo certo. La critica più attenta li scopre subito; io ci sono arrivato un po’ in ritardo ma le impressioni sono quelle giuste. Vini di grande naturalezza espressiva, ricchi di sapore, di anima. Non certo persi leggeri, vista la latitidine, ma vini leggiadri, capaci di avere corpo e dinamismo insieme. Provare il Cotidie Calabria Rosso per credere!

Via Roma, 96 – Spezzano Piccolo (CS)
www.spiritiebbri.it

Chiesa del Carmine

Oggi se non bevi trebbiano spoletino non sei nessuno. Questo vitigno bianco dell’Italia centrale, da non confondere né col parente toscano né con quello abruzzese, è uno dei più “chiacchierati” degli ultimi anni. E’ un vino/vitigno che non conosco benissimo, se non per alcune versioni dei produttori più noti. Questo di Chiesa del Carmine mi ha sorpreso. Non conoscevo l’azienda (e sbirciando in rete ho visto che si tratta di un posto fantastico che mi riprometto di visitare al più presto) ma avendo notato la loro versione di Trebbiano Spoletino durante le finali di Vinibuoni lo scorso anno, ho voluto riprovarlo. Impressioni confermate: tanta roba in bocca, sapido e acido, aromaticamente espressivo, riempie il palato senza mai appesantirlo. Gran bel conseguimento!

Strada Castiglione Ugolino-Cotozzoli – Perugia
info@chiesadelcarmine.com

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