ShowRum 2018 a Roma: il festival del rum si fa grande

Di • 10 Ott 2018 • Rubrica: Prima pagina
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E sono sei. E’ terminata da poco l’edizione 2018 di ShowRum – Italian Rum Festival, l’evento dedicato a rum e cachaca, svoltosi nelle elegante cornice del Centro Congressi dell’A.Roma – Lifestyle Hotel & Conference Center. La rassegna, promossa da Isla de Rum in collaborazione con Sdi Group, ideata e diretta da Leonardo Pinto – uno dei massimi esperti di rum in Europa, trainer e consulente di altissimo livello – è ormai giunta ad una fase di maturità e si impone come una delle più interessanti e seguite a livello continentale. Lo testimoniano i numeri, che sono raddoppiati rispetto allo scorso anno: cinquanta paesi coinvolti, quattrocento etichette e oltre 80 stand, a rappresentare uno spaccato davvero completo dei migliori distillati di canna da zucchero al mondo.

Tra seminari, master class, premiazioni, presentazioni, cocktail e degustazioni, ho avuto il piacere di passare davvero dei bei momenti. Intanto ho toccato con mano la crescita quantitativa e qualitativa: alcuni brand, anche di nicchia, che in passato avevano “snobbato” le edizioni precedenti, hanno capito che qui a Roma la cosa è diventata seria e hanno fatto a gara per essere presenti. Il motivo, a mio avviso, va ricondotto alla notorietà progressiva che l’evento sta raccogliendo (anche grazie al gran lavoro dell’addetto stampa, il mitico Carlo Dutto) e nella formula a doppia anima: quella dei rum-lovers (gli appassionati, tanti di genere femminile, senz’altro in percentuale maggiore che rispetto ad eventi dedicati ad altri distillati) e quella business, con la giornata del lunedì riservata agli operatori del food&beverage, bar, ristoranti, enoteche, grossisti, che sono poi il target più importante per grandi brand già affermati e per piccoli nomi che magari non hanno ancora canali di vendita in Italia. E poi c’è l’italian-life-style: anche se numericamente, a livello di mercato dei distillati, contiamo poco, il bere italiano continua a far tendenza in tutto il mondo e quindi una casa del rum magari investe in promozione nel nostro paese solo per poter poi dire in giro “oh, guarda che lo vendiamo anche in Italia!”

Ho fatto tanti assaggi e ho scoperto nuove sfaccettature ed interpretazioni di questo affascinante distillato per molto tempo relegato solo alla miscelazione.

Mi limito a raccontarne qualcuna, prendendo spunto dalle splendide degustazioni che hanno preceduto l’evento principale.

Rum Don Papa Sherry Cask finish
don-papa-sherry-caskE’ l’ultimo nato nella famiglia dei rum premium Don Papa, l’ormai affermato brand filippino, che comprende l’originale Don Papa 7 anni, il 10 anni e il Rare Cask. Importato in Italia da Rinaldi 1957 (www.rinaldi.biz) viene dall’isola di Negros Occidentale, un luogo bellissimo e magico ribattezzato “sugarlandia” (facile intuire il perché). Da qui proviene infatti circa la metà della canna da zucchero di tutte le Filippine, considerata per qualità tra le migliori di tutto il Sud Est asiatico. La particolarità dello Sherry Cask è quello di affinare in botti di 4 tipi di sherry diversi. L’obiettivo era quello di mantenere la peculiare dolcezza del prodotto, aumentandone al contempo la complessità e la finezza aromatica. In memoria della dominazione spagnola e prendendo spunto da altri spirits come il whisky, il master blender ha allora “giocato” con sherry fino, oloroso, amontillado e il dolcissimo Pedro Ximenez, combinando aromi e sapori in un equilibrio mirabile. In bocca l’ho trovato intenso (anche per i suoi 45°, che si sentono) e piacevole, con note di caramello, frutta secca, uva passa, e ovviamente frutti rossi e cioccolato. Un prodotto raffinato e sfaccettato, che mi è piaciuto molto.

Rum Diplomatico – verticale 1997-2004
diplomatico_single_vintage_2004Questo è stato un altro momento che ho impresso nella memoria. Guidati dal maestro Nelson Hernandez, appositamente sbarcato a Roma per l’evento, ho avuto il privilegio di partecipare ad un viaggio nel tempo che ha ripercorso le tappe principali di questa grande azienda venezuelana. Diplomatico è un marchio che tutti gli appassionati di rum conoscono bene: un’azienda modello, con 60 anni di storia, che coniuga abilità imprenditoriale, etica, rispetto verso i lavoratori e l’ambiente. Siamo partiti dalla Single Vintage 1997, la prima annata prodotta dalla coppia mitologica di master distiller Nelson e Tito, due monumenti del rum caraibico. Passando poi per i primi anni 2000, fino alla 2004 che sta uscendo ora. Intanto è stato interessante vedere le similitudini col mondo del vino, soprattutto sull’effetto che la stagione può avere sul frutto che poi diventerà “birra” e infine distillato e nel suo rapporto con la botte e con l’alcol. Il 97 è stato il più emozionante: caramello, cioccolato, vaniglia, tabacco, molto complesso ed articolato, equilibrato, con un alcol ben dosato, per nulla graffiante. La  2004 ha chiuso il cerchio, riproponendo le stesse note ma con in più una nota fresca, quasi floreale, che gli conferisce a mio avviso una finezza superiore. Si beve alla grande e non ti staccheresti mai dal bicchiere.

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