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I vini del mese e le libere parole. Ottobre 2018

Un Albana e un Trebbiano di Romagna fra i vini del mese! O che succede nel mondo? Saranno pur libere le parole, ma qui si sfiora l’affronto, l’estrosità, l’anomalia! Mica vero: provare per credere.

Di contro, torno nella mia amata Langa e le parole si impennano di nuovo, e assieme alle parole le emozioni. Ben due, tuonanti, chiamate Barolo (Rocche) e Barbaresco (Asili). Apriti cielo.

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Marta Valpiani Bianco 2017 – Marta Valpiani

Tre o quattro unicità possono di per sé fare la differenza: intanto metteteci una azienda vinicola che porta il nome di una donna (bonus), circostanza quanto mai rara; poi l’idea di utilizzare tappi a vite con membrana per ogni referenza (aribonus); poi ancora una conduzione coniugata tutta al femminile (strabonus). Come se non bastasse, ecco spuntare il nome del territorio d’origine: Castrocaro Terme, nella cosiddetta Romagna toscana, un nome che fino a poco tempo fa ero solito associare alle sporadiche vacanze dei miei zii milanesi e a un rifugio ludico e pagano chiamato La Frasca.  Che a Castrocaro Terme vi si potesse fare vino con l’ambizione di farlo anche bene, come puoi non chiamarla sorpresa?

Marta Valpiani è un progetto recente che sta già bruciando le tappe. Ad Elisa Mazzavillani, giovane vigneronne figlia di Marta Valpiani, appartengono idee chiare e una agronomia pulita. Da vigne vecchie fino a 50 anni, da diversi tri di raccolta e da pied de cuve di lieviti indigeni fa nascere una Albana nobilitata, di implacabile chiarezza espositiva.

Incurante dell’annata siccitosa, la 2017 se ne esce fuori con un intenso corredo di frutti canditi, fiori gialli e agrume, muovendosi a proprio agio fra generosità e freschezza. E’ estroversa, vitale, accordata in ogni passaggio gustativo. Il ritmo, la silhouette affusolata, il brivido sapido e la piacevolissima “piega” tannica di quel finale rendono il sorso davvero contrastato ed invitante, raccontando per intero le potenzialità di un vitigno e  – dobbiamo ammetterlo – di un territorio.

Ah, oltre a lei ve ne sono altre, di Albana ispirate e ad alta dignità territoriale. Ma qui c’è un punto fermo, e già il fatto di dedicare il nome aziendale a una madre costituisce atto d’amore di per sé.

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Luna Nuova 2013 – Paolo Francesconi

luna-nuovaFra i pionieri della agricoltura biologica in Romagna e nella sua Faenza, Paolo Francesconi firma vini vibranti, grintosi e caratteriali. I bianchi, in special modo, mi hanno rapito. Fra questi, su tutti, Luna Nuova. In etichetta riporta l’ovvia indicazione di Vino Bianco, e basta. Nessuna doc, nessuna igt. Indi per cui l’annata la devi ricavare dalle parole del suo artefice. Dentro la bottiglia però, tutto men che ovvietà!

E’ un Trebbiano di Romagna in purezza, pensa te. Ed essere conquistati da un Trebbiano di Romagna al punto da eleggerlo fra i migliori bianchi mai assaggiati da un po’ di tempo a questa parte, potrebbe avere dell’incredibile!

Da suoli di argille rosse ferritizzate abitati da singolari formazioni calcaree (i cosiddetti “cervelli di gatto”), da una agronomia pulita e da una enologia semplice che ha rinunciato da tempo ai lieviti selezionati, ecco un vino che vede solo e soltanto acciaio.

La sua freschezza è esaltante, il sorso sottile, elettrico, laminato, sapidissimo, nordico nel portamento, dinamico e incalzante nelle trame; la beva è ispiratissima, la tenuta incredibile. Davvero luminosa, questa luna nuova.

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Barbaresco Asili 2006 – Roagna

Rapito per ben due volte sia pur distanza di tempo, e sempre nello stesso modo: estasiandomi. Non ho particolari problemi -o rimorsi di coscienza- nell’identificare Asili ’06 della famiglia Roagna come uno dei più grandi vini mai bevuti, e già qui l’iperbole sarebbe “bellecche” conclusa.

Ma non basta: abbiamo dovuto zavorrare la bottiglia per ancorarla al tavolo, ed evitare così che si librasse in aria. Mai visto un fenomeno simile, con le leggi della fisica beffardamente disattese.

Ne abbiamo quindi impedito la levitazione. La sua, non la nostra.

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Barolo Rocche di Castiglione 2012 – Brovia

Lo so, ho un debole. E il debole porta ad immaginare il cru Rocche di Castiglione Falletto fra i primi 5 vigneti di Langa, nella mia personale graduatoria del cuore. Attendo smentite, smentite che puntualmente non arrivano mai.

Né alla disillusione può contribure la stazza autorale di questo Rocche 2012 delle sorelle Brovia. Anzi, casomai va a rafforzarne l’asserto. E’ giovane giovane, ha grinta da vendere e una energia pazzesca; l’intensità, la tonicità, la regale austerità del tratto disegnano i contorni di un conseguimento raro in cui convivono saldezza, tono ed autorevolezza.

Canta da baritono ma la sua voce è squillante, è eloquente, iconico, punta dritto al futuro. Ed io son qui, e ho un debole con cui convivere.

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Nella prima immagine: “il bicchiere di vino” (dettaglio), di Jan Vermeer, 1659

2 Comments

  • lello burroni ha detto:

    Fernando ciao,
    l’Albana di Marta Valpiani lo conoscevo già e lo trovo molto interessante, mentre mi incuriosiva il commento sul Trebbiano di Romagna Luna Nuova e così domenica scorsa ho approfittato del mercato FIVI per assaggiarlo e parlare col produttore: forse mi hai condizionato, ma è veramente buono! (mi dice Francesconi che le vecchie annate sono da provare)

  • Fernando ha detto:

    Bene Lello, mi conforta il tuo conforto! Riassaggiato a bocce ferme l’altra sera con amici a cena, quindi irrimediabilmente trangugiato, lo ritengo un vino di silente bellezza, dove la naturalezza del sorso e quel sale che si sbriciola in bocca raccontano molto di più di 1000 profumi. Ti dirò, per quella sua introspettiva silhouette merito ulteriore a te e alla tua attenzione, espressa in un contesto come quello fieraiolo, che porta di per sé a non cogliere i dettagli più sottili.

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