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Todo Vino: vini da leggere, letteratura da bere

La libreria-enoteca-bar-teatro Todo Modo si trova a pochi passi da Piazza Santa Maria Novella, a Firenze. È una delle mie librerie preferite perché tra i suoi scaffali di libri (tanti) e di vino (meno) vivono scelte non conformate al mercato, enologico ed editoriale, invitando gli appassionati ad approfondire, sfogliando e stappando.

Qualche settimana fa sono stato invitato alla serata conclusiva di un ciclo di incontri sul vino intitolato Todo Vino. Gli organizzatori, a quanto ho capito, sono stati Paolo Marchionni, produttore di vino a Scandicci (Vigliano) e socio della libreria, e Bernardo Conticelli, importante esperto di vino. Nella sala di lettura, che è anche teatro, si è svolta una degustazione bellissima che ha incrociato le esperienze professionali dei produttori, invitati a parlare, e il loro vissuto riavvolto nella scelta di un libro rappresentativo del proprio percorso personale.

Non avevo esperienza di un incontro del genere, su due piedi mi sono chiesto se avesse senso accostare l’assaggio del vino a una scelta di un libro ispiratore. Eccome se ha avuto senso! Molto di più di quanto immaginassi. La narrazione del volume prescelto ha obbligato i protagonisti della serata a camminare un sentiero sconosciuto per la presentazione del proprio lavoro, quello che porta a spiegare scelte intime in un ambito diverso da quello enologico; in questo modo inconsapevole sono emersi aspetti personali distanti dal vino eppure immanenti ad esso.

Il risultato è stato un cortocircuito di emozioni che ha scartato di lato il discorso diretto sul vino, dotandolo di un aspetto personale desueto ma affascinante, salvo poi riacciuffarlo su un piano nuovo quasi sentimentale, e ce n’è un gran bisogno, ve lo assicuro, in un’era di spinta tecnologica dove il dialogo telematico ha surclassato il confronto de visu, con la sua fisicità.

Sul palco di questo teatro alcolico si sono alternati produttori e libri, esperienze, idee e racconti che hanno coinvolto il pubblico e sigillato un corso sul vino di sicura efficacia, visto poi l’entusiasmo percepito in sala. Da parte mia, conoscendo produttori e prodotti, non ho potuto fare a meno di notare una decisa assonanza fra il carattere dei vini e quello degli oratori della serata, nella cui narrazione ora fluida ora inceppata restava incagliato un sapore emanato dal bicchiere tenuto stretto in mano.

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Alessandro Fonseca – Fattoria di Petreto presenta Podere Sassaie 2015 e “La scoperta della lentezza” di Sten Nadolny (Garzanti)

La sintonia fra liquido e parole si è palesata fin da subito con l’intervento di Alessandro Fonseca della Tenuta di Petreto a Bagno a Ripoli con il suo bianco Podere Sassaie 2015, da uve sémillon e sauvignon, abbinato al libro “La scoperta della lentezza” dello scrittore tedesco Sten Nadolny.

«Mi affascina la lentezza come concetto sia assoluto sia narrativo – ha raccontato Alessandro –, sarà che io sono un vignaiolo lento». Il libro racconta la vita di uno dei più grandi esploratori artici dell’800, John Franklin, che per una parte della sua vita fu governatore della Tasmania. Questo grande navigatore ebbe un’infanzia segnata dalla lentezza dei riflessi, questa la versione di Nadolny, caratteristica che lo porterà nella sua avventurosa vita a ponderare decisioni difficilissime con il giusto discernimento.

Dice Alessandro: «Mi piace pensare che il mio mestiere sia paragonabile a quello del capitano di nave: dover prendere decisioni importanti in poco tempo e sotto pressione, basti pensare alla vendemmia, dove tutto il lavoro di un anno si decide in frangenti davvero piccoli e stretti». Anche il suo bianco si schiude con lentezza, e non poteva essere che così, salvo poi aprirsi in una bella classicità espressiva con densità di materia evidente, leggero calore alcolico e finale generoso di frutta bianca e sale.

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Paolo Marchionni – Vigliano presenta L’Erta Trebbiano 2016 e “Le Otto Montagne” di Paolo Cognetti (Einaudi)

La scelta di “Le Otto Montagne” di Paolo Cognetti -racconto apparentemente leggero- si deve alla moglie. Lei, infatti, è rimasta così affascinata da questo racconto, vincitore tra l’altro di un Premio Strega, tanto da consigliarlo al compagno. Dato che Paolo è laureato in Filosofia, tutti si aspettavano una “palla” incredibile, invece il bravo produttore di Vigliano ha stupito il pubblico e pure me.

«Si tratta, in effetti, di un romanzo leggero – ci racconta – ma che ha mosso talmente in profondità certi meccanismi del mio vissuto al punto da incollarmi alla narrazione. Il rapporto con il padre, i silenzi e l’osservazione, l’attenzione attiva che necessita quando si è in un ambiente di montagna, per traslazione hanno coinciso con il mio percorso, emozionandomi».

Da queste parole emerge la tensione di un percorso professionale non scontato verso la viticoltura naturale e la sperimentazione enologica, che sta conducendo l’azienda dei Marchionni verso una sostanziale rottura con il passato (e la generazione precedente) e verso un tipo di lavoro che necessita percezione attiva e un’attenzione senza precedenti, che ben si ritrovano nel volume portato davanti a noi.

Il frutto enologico di tale impegno è, tra gli altri, il Trebbiano 2016, ricavato da una vigna del 1967. Vinificato a contatto con le bucce, esprime un profilo complesso ed originale fatto di estrazione spinta e tannini i quali, tessendone la trama, propiziano un sorso appagante e guarda caso leggero.

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Tommaso Ciuffoletti – Cantina del Rospo presenta Sciornaia 2018 e “Lontano da Crum” di Lee Maynard (Mattioli 1885 Editore), con lettura di una favola tratta da “Cento Favole” di Trilussa (Mondadori)

L’intervento di Tommaso Ciuffoletti si è basato sull’inesistenza. Non esiste la cantina, non esistono i produttori e non esiste questo vino che pure ci servono nel calice. Tommaso invece esiste e deborda di energia.

“Vengo da San Giovanni delle Contee, un angolo di Toscana remota che non si sa quanto Lazio e quanta Umbria contenga. Da noi devi proprio venirci per sapere che esistiamo – racconta divertito.

Abbiamo provato a fare un vino con esperienza e mezzi inesistenti, scatenando l’ilarità di tutto il paese ma convinti dalla nostra passione. Attraverso mille peripezie siamo riusciti a realizzare quello che avete nel bicchiere”.

“Il libro “Lontano da Crum” racconta le vicende di alcuni ragazzi persi in un remoto buco di paese negli Stati Uniti. Una vita ai margini della geografia, che assume caratteri epici e  assoluti anche se calata in un contesto di provincia. In fondo, come le nostre stesse esistenze».

Una splendida presentazione che anticipa Sciornaia 2018, da uve trovate. Si tratta di un vino schietto, quasi aggressivo, ma che disvela un’energia tutta sua fatta di succosa vitalità, e una punta di ruvidezza in grado di farci entrare in contatto con la “verità” della vinificazione.

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Gino Della Porta – Sette presenta il Barbera d’Asti 2017 e “Un terribile amore per la guerra” di James Hillman (Adelphi)

Gino Della Porta non è un vignaiolo ma un bravissimo consulente marketing e comunicazione, che insieme all’enologo piemontese Gianluca Colombo e un altro socio hanno fondato questa azienda (Sette) nel cuore della Docg Nizza, in Piemonte.

Anche se non avessi saputo che Gino fosse un professionista del settore vendite, lo avrei comunque capito al volo. Il suo racconto si concentra sulla produzione enologica di questa avventura affrontata in pieno spirito contemporaneo, condivisibile, attraverso viticoltura biologica e mano enologica “sotterranea” e poco prevaricante.

Ne risulta un Barbera fresco e beverino precisamente indirizzato verso l’obiettivo dell’estrema serbevolezza, lasciando per strada certe concentrazioni di lieve ossidazione che rappresentano un tratto caratteristico di questo vitigno.

Da parte sua i libri narrati sono di un autore che attinge dall’ambito della psicologia. Un terribile amore per la guerra e Codice dell’anima sono libri-saggio che aiutano i lettori ad indagare il rapporto con le parti più profonde del proprio essere, per comprendere in modo più consapevole come ciò che definiamo intuizione sia una sorta di predestinazione nella quale confluiscono tutte le nostre predisposizioni.

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Marta Sierota – Podera Anima Mundi presenta Colpo di Dadi 2017 e “I Sotterranei del Vaticano” di André Gide (Feltrinelli)

Per Marta Sierota, proprietaria dell’azienda Anima Mundi a Usigliano di Lari, in provincia di Pisa, il vino è, come la letteratura, piacere e casualità; i libri e i vitigni si incontrano da inconsapevoli con conseguenze, nell’uno e nell’altro caso, impreviste.

Che bello ascoltare Teseo Geri, altro protagonista del vino, mentre recita un piccolo estratto da questo classico della letteratura mondiale. Nella casualità dell’incontro, a Marta è capitato un vecchio vigneto di canaiolo di circa un ettaro. La sua decisione è stata quella di vinificarlo in purezza, così come il resto delle vigne salvate dall’incuria.

Il suo percorso produttivo – da qui nasce il parallelo con il capolavoro gidiano – sembra affidato alla casualità di ciò che il podere ha offerto al momento dell’acquisto, e così sembrano muoversi i personaggi del romanzo, affidati apparentemente al fato.

In realtà caso e piacere sono elementi di rottura al conformismo e appaiono, in definitiva, sia in viticoltura che in letteratura come un gesto perentorio dell’affermazione della personalità di chi li usa.

Colpo di Dadi 2016, casualità della sorte e piacere del gioco, è un vino originale che affida alla forza acida il suo percorso gustativo, alla densità della materia – così avvolgente e gustosa- la permanenza del suo ricordo.

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Federico Staderini ­–­ Podere Santa Felicita presenta Cuna 2016 e “L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)

«Ero sicuro che sarei venuto qui – inizia folgorante Staderini ­– con il cappotto del Casentino, arancione e verde. ». Federico Staderini parla un italiano fluente e incisivo, puntellato di aggettivi quasi arcaici, che rendono il suo discorso avvincente e ritmato.

«Ero indeciso se portare Salvatore Tassa con Il Giorno del Giudizio o Enzo Bianchi con Il Pane di ieri – continua –, ho portata invece un storia abruzzese, l’Arminuta, che in dialetto abruzzese significa “la ritornata” ed è una storia emozionante, esempio di dissimulazione dell’emozione, come con il vino buono, capace di regalare il sapore di leggere».

E ancora «Il Casentino, dove faccio vino io, è terra di tante montagne, tanti monasteri e altrettante madonne». Il suo Cuna 2016, come il libro di Di Pietrantonio, è un ritorno verso la viticoltura appenninica con un vitigno, il pinot nero, che da quelle parte vanta tradizioni storiche. «Si tratta di una lavoro materiale, a differenza di Tommaso (Ciuffoletti n.d.r.) la diraspatrice ce l’abbiamo ma non possiamo usarla perché manca corrente elettrica, si lavorano le “chicca” in grate di metallo».

Vino di struttura leggiadra e spessore tannico, porta il colore sgargiante dell’eleganza e quello più scuro della terra, come un cappotto del Casentino, appunto.

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Angela Fronti – Istine presenta Chianti Classico Vigna Istine 2014 e “Dancalia. Camminando sul fondo di un mare scomparso” di Andrea Semplici (Terre di Mezzo Editore)

Angela Fronti è una viaggiatrice, e fra i suoi viaggi avventurosi annovera anche quello nel mondo del vino. Perché regala, dice, emozioni ed amicizie così come la conoscenza del mondo geografico.

«Ho portato questo libro perché è l’ultimo che ho letto e sono sicura di ricordarmelo – scherza Angela – e poi perché racconta molto bene la mia ultima esperienza in Etiopia. Non sapevo cosa fosse la Dancalia, e leggere questo libro mi ha coinvolto in un vortice di emozioni irresistibili. La Dancalia è la depressione geografica più profonda dell’Africa, posta tra Etiopia, Eritrea e Gibuti. È un luogo quasi indescrivibile, fatto di lava e sale, abitato dalla stirpe degli Afar, pastori nomadi che lo custodiscono gelosamente.

“Andrea Semplici descrive il viaggio come un incontro con la diversità assoluta, ed è quello che ho provato io camminando in questo ambiente mai vissuto prima”. Essere disposti ad incontrare la diversità, dote rara di questi tempi, ci conduce al Chianti Classico Vigna Istine 2014. «La 2014 è un’annata diversa, appunto – continua Angela – fredda e piovosa. La Vigna Istine, esposta a nord, è stata particolarmente sollecitata da tale andamento climatico».

Il risultato è davvero incoraggiante: vino di splendido tessuto gustativo, l’acidità vibrante ne amplifica la succosità e riveste il tannino di sapore ed armonia. Un Chianti Classico diverso per vendemmia e geografia che regala originalità e bellezza come un viaggio in una terra che si credeva di conoscere ma che, al contrario, rivela i suoi segreti solo agli sguardi più attenti.

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Todo Modo – Via dei Fossi 15/r – Firenze – Tel. 055 2399110

 

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