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Il Riesling che non ti aspetti: una verticale a Ca’ del Baio

Dici Riesling “italiano” e naturalmente il pensiero corre subito all’Alto Adige, poi al Trentino e solo dopo al Piemonte, nonostante alcune etichette tra Langa e Alta Langa – come l’Hérzu di Sergio Germano e prima ancora il Pétracine della famiglia Vajra – facciano ormai saldamente parte del ristretto novero dei grandi Riesling nazionali.

Rimanendo in Langa, l’ultimo nome in ordine di tempo ad affermarsi sul fronte di uno dei più magnetici e complessi vitigni bianchi del pianeta – «rivendica la palma di migliore varietà bianca al mondo in virtù della longevità dei vini e della loro capacità di esprimere le caratteristiche della vigna senza perdere lo stile inimitabile del Riesling» (Jancis Robinson) – è quello della famiglia Grasso di Ca’ del Baio (Giulio e Luciana con le figlie Paola, Valentina, Federica), cantina di Treiso senz’altro più nota per il carattere dei suoi Barbaresco, dalla razza dell’Asili (anche in un’imperdibile versione Riserva) alle profondità del Pora, dal dinamismo del Vallegrande alla piacevolezza dell’Autinbej, recente etichetta che assembla i nebbioli più giovani di Marcarini e Ferrere (e in futuro anche del Montersino).

Proprio nella sottozona o, per chi lo preferisce, MGA Ferrere, nasce il Langhe Riesling della casa: mezzo ettaro piantato nel 2008 a nord di un campo di pesche da Giulio Grasso, classe 1959, spirito contadino, vignaiolo verace con il “balin” (pallino) di un’uva che non assomiglia a nessun’altra e che secondo lui avrebbe potuto trovare un terreno fertile tra le marne grigie e le terre bianche, sabbiose e calcaree, di questa collina. Giulio vede giusto e vede lontano.

Le figlie lo spingono di recente a comprare anche quattro ettari e mezzo di terra nella zona della Chinassa, vicino a Serra dei Fiori (Trezzo Tinella, Alta Langa), a 550 metri di altitudine, non per produrre spumanti ma vini bianchi fermi, piantando da subito un ettaro di riesling in un gerbido riconvertito dopo un anno di sovescio (Ca’ del Baio aderisce al protocollo “The Green Experience” di Coldiretti per un’agricoltura ecosostenibile e pulita: eliminazione dei diserbanti e utilizzo di buone pratiche agronomiche quali inerbimento, sovescio, confusione sessuale, lavorazioni superficiali dell’interfila, utilizzo di concimi organici). In questo nuovo impianto c’è un clone diverso e una componente gessosa nel terreno ideale per l’espressione del vitigno.

Ai tempi della Guida Vini edita dall’Espresso ero rimasto colpito dall’esordio di questo vino, un 2011 di bella purezza che prometteva sviluppi interessanti. «Lo abbiamo vendemmiato durante l’ultima settimana di settembre. Grappoli che ti viene male a vendemmiarli: servono centinaia di tagli per fare una cesta. Il riesling va defogliato in modo intelligente: se esageri rischi di perdere acidità e l’uva prende facilmente la botrite. Durante la fermentazione la cantina diventa un bouquet di profumi, poi il vino cade in riduzione e si chiude. Il primo anno non sapevamo cosa fare, eravamo impreparati a questa reazione. Abbiamo addirittura pensato di assemblarlo con lo chardonnay. Per fortuna dopo Natale si è aperto», racconta Paola, la sorella maggiore, classe 1983, diplomata all’Enologica di Alba, al lavoro in azienda già durante gli studi.

Madre di due figlie, commenta con un sorriso: «In famiglia siamo solo femmine». Vicino a lei c’è Valentina, nata nel 1989, spirito intraprendente che ama viaggiare e conoscere. Dopo l’Enologica ha fatto un po’ di esperienze all’estero, soprattutto in Borgogna. Mi fa assaggiare con orgoglio una prova di botte del suo Chardonnay 2018, un vino che ha strappato con i denti dalle “grinfie” del padre, che già ne produce una versione affinata in legno. Ma Valentina voleva il “suo” Chardonnay, vinificato come ha imparato nelle cantine di Borgogna, mettendolo nel rovere (qui due tonneau) durante la fermentazione e non, come in genere accade, dopo, quando si è già trasformato in vino. Due bâtonnage alla settimana senza togliere i fondi (per rimescolare il vino si è fatta costruire apposta un modello di bâton francese), fermentazione e malolattica spontanee, uso minimo di solforosa. Lo vuole imbottigliare senza filtrazione, uscirà nel 2020 dopo un anno nel vetro della bottiglia. Ha pienezza e ampiezza. Per altri impegni non è invece presente alla degustazione Federica, la terza sorella, classe 1991, diploma in chimica, due anni nel dipartimento sperimentale della Ferrero ed esperienze in Australia. Giulio ci raggiungerà solo alla fine degli assaggi, con lo sguardo scafato e sornione, gli occhi chiari e curiosi.

I VINI DI UN GIORNO

Langhe Riesling 2018 (campione da vasca)

Non un teste da degustazione, beninteso, ma un report sullo stato embrionale di un vino e sui primi processi post-fermentativi. Ha aspetto molto velato, quasi impenetrabile. Dalla massa torbida emerge il sentore tipico dell’agrume e un’acidità – cosi connaturata al vitigno – che diventa profumo. Bocca acida, tagliente, vibrante: le caratteristiche del Riesling.

Langhe Riesling 2017

La gelata di aprile ha causato un calo della produzione corrispondente a circa il 30%: 2500 bottiglie anziché 3700, in vendita a partire da questo mese. L’ormai proverbiale calore dell’annata ha provocato una vendemmia anticipata a fine agosto. Il vino non sembra risentirne. Colore paglierino brillante, naso fresco-minerale, con sensazioni di idrocarburo e scaglie pietrose, sottofondo di lime. L’olfatto si offre e il naso scava, andando in profondità sui calcarei, i sassi, le note minerali, gli agrumi. Palato pieno di succo e di acidità, fresco- teso-salino, d’impianto verticale, dritto e tagliente, laminato, calcareo-agrumato. Allungo di sale e sapore, asciutto e cristallino, a tendenza verticale e trazione anteriore, con persistenza di erbe e menta fresca.

Langhe Riesling 2016

Paglierino brillante, nitido nei riflessi. Profumi minerali e idrocarburici, più granitici, compatti e duri rispetto al 2017 (vendemmia ai primi di settembre). È un olfatto che cresce alla distanza e che diffonde il suo lignaggio, con sentori di zucchero filato e menta. Il palato è succoso, molto succoso, e decisamente teso, molto teso, con sviluppo agrumato, tonico, incisivo, contrastato, lungo, con tanto sale che cresce e una gran scia finale di lime, agrumi freschi, graniti. Tonicissimo, sfodera un’acidità poderosa, imperiale che innerva un dopo bocca di notevole allungo. Gran finale “minerale-marino”.

Langhe Riesling 2014

Paglierino intenso e brillante. Naso che tende a certe note di evoluzione, evoluzione di menta beninteso, evoluzione balsamica. La bocca è polposa, piena, ma scevra di quei guizzi, di quelle articolazioni, di quelle brillantezze che erano presenti nelle annate più recenti. Sviluppo severo, qualche nota ammandorlata, finale di buon corso aromatico ma senza ulteriori persistenze. «Un’annata decisamente “british”» (Valentina).

Langhe Riesling 2013

Paglierino intenso e brillante. Naso un po’ introverso. Palato invece più comunicativo, decisamente più comunicativo. Succoso, agrumato, teso, salino, tagliente. Gli manca un po’ di centro bocca, ma sfodera un allungo adeguatamente compensativo: buccia d’agrume candito, zesta di lime, sensazioni di pompelmo.

Langhe Riesling 2012

Colore paglierino intenso e brillante. Toni minerali accesi e intensi all’olfatto, cosparso di bucce d’agrume, di sentori rocciosi, con una prima formazione idrocarburica da evoluzione. Palato avvolgente e avvincente, dal frutto pieno di succo, dall’acidità affilata, spinto da tensioni sapide, anche gliceriche nel finale.

Langhe Riesling 2011

Paglierino intenso e brillante. Gran ventaglio olfattivo, che coniuga la verticalità dei minerali con la buccia degli agrumi. Palato dove il calore non toglie succo e tonicità, dove minerali e agrumi vanno a braccetto, dove lo sviluppo sfoggia formazioni di cherosene e nafta, dove l’allungo è tutto in progressione. Primo anno di produzione. «Più caldo più alcolico più maturo» (Valentina). «Nelle prime annate ci basavamo sul grado zuccherino, nelle ultime sull’acidità e sul pH. Per il Riesling è meglio avere 12 di alcol e una bella acidità, che non una gradazione superiore» (Paola).

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Contributi fotografici di Britta Nord

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