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Il Mercato Centrale a Torino, non c’è due senza tre

Dallo scorso sabato 13 aprile anche Torino ha il suo Mercato Centrale. Dopo l’indiscutibile successo della prima creatura nata da un’idea di Umberto Montano , inaugurata solo 5 anni fa, sempre in aprile, al piano superione del Mercato di San Lorenzo a Firenze, e dopo il bis nella Cappa Mazzoniana della Stazione Termini di Roma, ecco la terza mossa, di nuovo in un mercato, ma che mercato!

A differenza del Mercato di San Lorenzo a Firenze, all’epoca in crisi e in attesa di rilancio, il Mercato di Porta Palazzo a Torino, fra alti e bassi, è ancora un luogo di fermento e, direi, di culto, sia col suo mercato ortofrutticolo all’aperto (il più grande d’Europa, si dice), che ogni giorno dell’anno riappare come l’araba fenice dalle ceneri del giorno prima (le bancarelle vengono smontate dopo pranzo e rimontate ogni notte!), sia con l’ampio mercato coperto dedicato agli altri generi alimentari e con le altre due palazzine, una delle quali esclusiva per il mercato del pesce, anche questa che vale la visita.

Nell’ampia Piazza della Repubblica, che ospita le tre entità, spicca in effetti una quarta struttura, moderna, il PalaFuksas o Centro Palatino, piccolo centro commerciale che ha vissuto anni di lento declino. Questo almeno fino a qualche giorno fa, fino all’apertura appunto del Mercato Centrale. Pochi giorni che hanno già consacrato l’impresa con un successo di pubblico forse insperato, che ha cambiato la fisionomia serale dell’area, prima oscura e poco frequentata (nonostante la prossimità col “quadrilatero”, una delle zone più vivaci di Torino) e oggi fremente di persone.

Lo visitiamo martedì 16, a soli tre giorni dall’inaugurazione, e subito ci colpisce la differenza con l’offerta di Firenze e Roma. Niente da dire sugli artigiani del gusto che animano gli altri due Mercati, ma qui l’impressione è che si sia cercato il salto di qualità, e nell’ampio salone al pianterreno si susseguono nomi da alta cucina più che da street food. Ci sono i tartufi di Savini, la scuola di cucina Lorenzo de’ Medici, i salumi di Savigni (e la sua carne toscana affiancata alla fassone piemontese di Martini), la pasticceria siciliana di Pannocchietti, e altri artigiani già presenti a Firenze e/o a Roma, ma oltre a questi ci sono i pezzi grossi della gastronomia piemontese: i formaggi di Beppino Occelli, il pesce di Valerio lo Russo (Mare Nostrum) e il Carbone Bianco di Davide Scabin (Combal Zero). Last but not least, il ristorante del Mercato (che gli altri sono “solamente” banchi self-service) è gestito dalla Farmacia del Cambio, altro stellato cittadino.

Non solo artigiani del gusto quindi, e anche se la formula rimane la solita (ambiente informale, self-service e ampia zona centrale con tavoli dove sedersi senza prenotazione) fa un certo non so che vedere Davide Scabin che vi prepara un uovo strapazzato (come lo sa fare lui) per 8 euro, o Valerio lo Russo che controlla il cartoccetto di acciughe fritte (buonissime) e ne fa aggiungere un paio prima che ve le servano, al prezzo di 5 euro… è con lui che scambiamo due parole mentre attendiamo il piatto, esprimendo meraviglia nel trovare tutti questi nomi in prima linea in una semplice serata di martedì. Ma la risposta è ovvia, quasi ce ne scusiamo: “questo è il momento per essere presenti, sono i primi giorni, il tutto è partito bene oltre ogni previsione e non possiamo lasciare le cose al caso. Magari tra un mese, forse sì, quando saremo certi che anche al Mercato Centrale la qualità è la stessa che serviamo nei nostri ristoranti… allora forse ci rilasseremo!”

Chi ha scelto di aderire ci crede, è giusto così, e a vedere da questi primi giorni (siamo tornati anche il mercoledì, l’affluenza era ancora maggiore) la scommessa è più che vinta.

Certo far la fila, servirsi, cercare un tavolo, piatti e posate usa e getta (compostabili)… non è proprio come gustarsi un bel piatto seduti in santa pace, e il volume sonoro del numeroso pubblico non rende il posto propriamente ameno, ma di contro ci hanno meravigliato altri aspetti del servizio, ad esempio la piccola enoteca (per ora non così fornita) che serve al bicchiere o anche la bottiglia intera, e non lesina bei calici (imprescindibili se si beve vino) e una boule piena di Umberto e Domenico Montanoghiaccio se il vino lo richiede. Prendete e portate al tavolo… saranno i camerieri e raccogliere alla fine (e mi chiedo quanto durerà questa cosa… dei bei calici così, dati senza cauzione… ).

Su tutto poi lo stile curato, anche graficamente, e un programma già denso di eventi culturali a partire dal prossimo Torino Jazz Festival.

In conclusione, non sappiamo se augurarci questo futuro per tutti i mercati, o per la ristorazione. Senza dubbio l’idea dei Montano (a Umberto si è affiancato il figlio Domenico) è vincente, e non è certo l’unica, anzi, qualcuno potrebbe chiedersi cosa ci sia di diverso da Eataly. A nostro avviso il Mercato Centrale si dimostra più coinvolgente, meno asettico, rimette al centro il convivio (in senso letterale, si mangia tutti insieme), e se questo aumenta la confusione non fa che avvicinarci al significato stesso del nome, tutto intorno le botteghe (stellate o meno che siano) e al centro il popolo, a correre avanti e indietro, a scegliere e ad incuriosirsi, a scambiarsi opinioni e, magari, a fare amicizia.

 

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