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Leonardo da Vinci ha lavorato qui. La nuova “via vinosa” della Tenuta di Artimino

Quanta nuova attenzione, oggi, per la terra. Attenzione che sa un tantino di radical-chic, forse. La terra ci rilassa, ci mette di buon umore, ci distende i nervi. Gli scaffali delle librerie sono pieni di fiori, piante, giardinaggio ed orticoltura, di alberi che parlano fra di loro, di tomi che vanno dal trattato sulla migliore zappa da utilizzare al genere spiritual-filosofico. Ma per i nostri nonni era diverso: la terra era, semplicemente, un buon investimento perché emanava un senso di sicurezza, solidità e, fattore decisivo, era potenzialmente fonte di cibo. Che oggi c’è e domani potrebbe non esserci.

Molte famiglie fortunate hanno avuto nel loro seno una persona lungimirante che ha comprato magari un rudere e oggi si ritrovano una bella casa in campagna, ma c’è stato chi, nel nome della Madre Terra, si è assicurato nientemeno che una villa medicea. Stiamo parlando di Giuseppe Olmo, prima gloria ciclistica con tanto di record dell’ora stabilito al velodromo Vigorelli e poi imprenditore di successo che dalla Olmo Cicli fondata nel 1939, è arrivato a formare un gruppo di aziende (il Gruppo Olmo, appunto) del quale oggi sono amministratori delegati i nipoti Annabella Pascale e Francesco Olmo.

La Tenuta di Artimino, che domina dall’alto un’area bellissima della provincia di Prato, è una realtà complessa che non si è sviluppata tutta con la stessa intensità. Parliamo innanzitutto della grandiosa Villa La Ferdinanda (detta “dei cento camini”) disegnata da Filippo Buontalenti e dove pare abbia lavorato anche Leonardo da Vinci, progettando un originale girarrosto. Un edificio imponente circondato da qualcosa come 700 ettari di campagna, dei quali 80 coperti di vigneti (60 in produzione) che risiedono sui territori di due Docg (Carmignano e Chianti Montalbano) e da cui pendono i grappoli di pressoché tutte le uve più diffuse in Toscana, oltre alle più celebri d’Oltralpe

L’energia maggiore è stata inizialmente riservata nell’accoglienza, che si è tradotta in una struttura ricettiva di charme (la Paggeria Medicea) e nel ristorante Biagio Pignatta. La produzione di vino ha stentato a diventare protagonista come avrebbe meritato. Ma poi è arrivata, inevitabile, la volontà di riscriverne con decisione il capitolo, una svolta che si è concretizzata nel 2013 cin la scelta di un enologo di chiara fama, Filippo Paoletti, da tanti anni “firma” dei vini di Lisini, storica ed importante maison di Montalcino, nonché di Pomona in Chianti Classico e Amiata nel Montecucco grossetano. Portatore di una forte impronta “sangiovesista”, dunque, messa alla prova in un territorio assai diverso, più fresco, la cui potenzialità fu certificata dal famoso bando del 1716 di Cosimo III dei Medici ed è confermata da più di una realtà di punta nel panorama toscano. Un fondamentale aiuto gli viene “sul campo” dell’agronomo Alessandro Matteoli, proveniente dalla umbra Lungarotti.

Ora che i primi vini curati da Filippo stanno uscendo sul mercato, soprattutto quelli della linea “Artimino 1596” , che intende ribadire l’identità territoriale, è interessante notare la novità che si avverte in una più netta definizione aromatica, in una più chiara articolazione gustativa e in un rinnovato carattere. Lo si nota subito nel Barco Reale di Carmignano Vin Ruspo 2017, un rosato che al classico contatto breve con le bucce fa seguire una fermentazione di un paio di settimane e un affinamento sulle fecce di almeno tre mesi. Una lavorazione che, ad un naso seducente e penetrante, sa conferire densità e struttura non trascurabili.

E soprattutto, poi, nel Carmignano Poggilarca 2016, sangiovese con saldo di cabernet sauvignon e merlot come da disciplinare, che beneficia di una annata favorevole. Si avverte l’elegante freschezza dell’olfatto (con qualche spunto del rovere ancora in evidenza) seguita da un impatto gustativo deciso e da una concentrazione accompagnata da un buon dinamismo e da un tannino fine e vitale. Il Poggilarca 2015 proviene da una annata più calda, in corrispondenza della quale i vini mostrano in genere un’evoluzione più rapida. Appare infatti più pronto e godibile, con un naso gentilmente fruttato, e si apre in bocca largo e piacevole, succoso e leggero.

L’Iris è il taglio bordolese della tenuta, con il cabernet sauvignon affinato in barrique e il merlot in tonneau. L’annata 2015 sfoggia un naso arioso e suadente, ribadendo al palato un frutto rosso maturo agile e largo.

Il Carmignano Riserva Grumarello 2013 appartiene ancora all’era “pre-Paoletti”; si avverte l’importanza e la validità della materia, ma anche una certa rigidità dell’impianto, soprattutto in un gusto che stenta a distendersi apparendo un tantino “ingombrante” all’assaggio.

Aspettiamo con curiosità il seguito della storia.

 

Tenuta di Artimino
Viale Papa Giovanni XXIII, 1 – Artimino (PO)
Tel. 055 875141
www.artimino.com

Nella seconda immagine Annabella Pascale; nella terza Filippo Paoletti

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