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Pétracine e Hérzu, le due grandi voci del Riesling piemontese

Aldo Vajra e Sergio Germano. Due fondamentali produttori di Barolo conosciuti per la loro versatilità produttiva; due magnifici interpreti di Riesling, un bianco che sono riusciti ad affermare facendolo diventare un “cult wine”, in anticipo sulla riconsiderazione contemporanea di questo vino/vitigno, il quale, per vari motivi, ha spesso faticato a imporsi sulla scena nazionale a differenza di più conosciute e adattabili varietà internazionali come chardonnay e sauvignon, mostrando in questo modo come anche la Langa e l’Alta Langa potessero essere, al di là dell’Alto Adige e del Trentino, habitat idonei per la elaborazione di un grande Riesling “italiano”.

I due vini si chiamano Pétracine e Hérzu, hanno storie differenti, provengono da territori differenti, hanno caratteristiche differenti. Scendiamo in profondità con il dettaglio di due verticali.

PÉTRACINE

Aldo Vajra è un pioniere del Riesling in Piemonte e in Italia. È un vitigno quello che desta il suo interesse fin da quando frequenta l’università: lo studia, se ne appassiona, comincia a fare le prime prove d’innesto. La storia del Pétracine, come questo vino si chiamerà in etichetta a partire dall’annata 2009 – il nome, sinonimo tedesco, o per altri alsaziano, di riesling, significa “la radice (racine) che cresce sulla pietra (petra)” –, comincia da un impianto di 700 metri quadrati messo a dimora tra il 1985 e il 1986 nella parte più alta del vigneto Fossati di Barolo (470-490 metri di quota), con esposizione rivolta a est. Il terreno, di origine tortoniana, è una marna sabbiosa, rossiccia, con parti di roccia sfaldata, ghiaiosa. Nel 2000 l’estensione dedicata al riesling si allarga con un ettaro e mezzo piantato nella Cascina Bertone di Sinio su terreni calcarei di origine elveziana (una formazione geologicamente simile a quella di Serralunga d’Alba), a 320-380 metri di altitudine.

I cloni arrivano per il 50% da Geisenheim, mentre la restante parte è equamente suddivisa tra antiche selezioni alsaziane (innesti da Jean-Michel Deiss, Frédéric Mochel, Marc Kreydenweiss) e tedesche del Palatinato (Reichsrat von Buhl). Fermentazione e maturazione avvengono in acciaio. «Facciamo imbottigliamenti precoci, tra marzo e aprile, appena il vino ha stabilità tartarica, cosa che ci permette di evitare ossidazioni senza caricarlo di solforosa. Lasciamo che la bottiglia sia la sua culla», commenta Aldo Vajra. Fervono lavori di ampliamento in azienda. Il tempo è piuttosto plumbeo per i primi di maggio, ma i bicchieri disposti sul tavolo sapranno rischiarare, anzi illuminare, la scena.

Langhe Riesling Pétracine 2018

Colore paglierino leggero e brillante. Profumi embrionali quanto nitidi, profondità accennata quanto promettente: assieme floreale, agrumi in via di evoluzione, minerali sottocutanei. Palato definito, delineato, tonico, di bella pulsione elettrica, contrastato e “salivare”.

Langhe Riesling Pétracine 2017

Colore paglierino leggero e brillante, speculare a quello del 2018. Naso in via di formazione idrocarburica, meno agrume e più pietra rispetto al millesimo precedente, una profondità minerale che non potrà che aumentare. Che succosità al palato e che mix tra idrocarburo e agrumi freschi (lime)! Acidità elettrica, grande salivazione e penetrazione gustativa, sviluppo continuo, delineato-stagliato, di notevole contrasto e sapore, fresco-dinamico, con la menta che nel finale comincia a fare capolino.

Langhe Riesling Pétracine 2014

Colore paglierino leggero e brillante, con un’oncia di giallo cristallino in più sull’unghia rispetto al 2017. Naso scheggiato di pietra e fresche riduzioni minerali. Palato di notevole connotazione varietale, succoso e graffiante, giocato sull’essenzialità, sulla sottrazione, sull’incisività: una lama trasversale acido-sapida. Sale che cresce, persistenza laminata d’acciaio, finale affilato, che tende alla verticalità.

Langhe Riesling Pétracine 2013

Colore paglierino leggero e brillante come il 2014. Festa olfattiva: agrume candito, menta, freschezza balsamica, idrocarburo che esce con lentezza. Palato succoso, pieno di sensazioni minerali e pietrose, poi menta e agrume che si contendono la scena, ancora la pietra, non l’idrocarburo, la pietra “limonosa”, l’acidità che sale e sale che accompagna uno sviluppo teso, delineato, cristallino… che allungo!

Langhe Riesling Pétracine 2012

Colore paglierino ancora leggero e luminoso. Invitante trasversalità olfattiva: pietra, minerale, agrume, erbe, menta. Freschezza aromatica che si colora di luce adamantina, lime in sottofondo, penetrazione idrocarburica. Che succo e che definizione al palato, che compattezza e che slancio! Lime, erbe fresche, menta. Tutto è fresco, contrastato, un rifulgere di agrumi, un’incessante percussione acido-sapida.

Langhe Riesling Pétracine 2011

È l’anno in cui il vino passa da Langhe Bianco a Langhe Riesling. Colore paglierino dorato brillante. Naso che gioca sull’evoluzione della tardiva, tra l’agrume candito e il minerale che si liquefa, poi il fiore della menta. Palato dove il succo si fonde con l’acidità, il sale cresce in modo progressivo, il finale si staglia fresco e saporito nonostante il calore dell’annata (l’etichetta riporta 14%, finora il grado alcolico più alto della sessione).

Langhe Bianco Pétracine 2010

I colori si scaldano: giallo dorato brillante. Note olfattive più tardive o semplicemente con maggiore evoluzione (tra cui l’agrume candito, che non manca mai). Il palato è succoso, mobile, cominciano ad affacciarsi la nafta, il cherosene, il petrolio, «quello delle lampade di un tempo» dice Aldo, e il palazzo del gusto brilla per l’acidità elettrica, il sale continuo, l’ampiezza balsamica, il contrasto vivo, fresco, la buccia del lime nella persistenza.

Langhe Bianco 2003

Colore giallo dorato vivo. Olfatto da evoluzione calda, come la canicola dell’annata: il cedro, l’agrume candito, anzi la buccia dell’agrume candito, con una freschezza mentolata che si fa largo accanto agli accenni del petrolio. Palato polposo, morbido ma non troppo, grado alcolico importante che però s’incorpora alla menta e all’idrocarburo, buon allungo, finale compassato, modulato.

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HÉRZU

Sergio Germano, da sempre innamorato del Riesling del Reno, inizia a mettere a dimora le prime vigne nel 1995 all’interno della Cerretta di Serralunga, dove nasce uno dei suoi principali cru di Barolo: queste uve di riesling formano ancora oggi, insieme a uno chardonnay passato nel legno, l’ossatura del Langhe Bianco Binel. Il primo impianto sullo sperone di Cigliè, in Alta Langa (territorio differente rispetto alla Langa: altitudini più pronunciate, temperature più fresche, contesto naturale più selvaggio e boschivo) è invece del 1998. A seguire altre parcelle: nel 2001, 2004, 2010, 2013, 2016 e 2018 per un totale di 4,5 ettari in sei appezzamenti.

L’altitudine oscilla dai 500 ai 570 metri. Nel dialetto locale “hérzu” significa “erto, ripido”: il nome identifica la posizione di questo cru a picco sul fiume Tanaro. L’esposizione è principalmente a sud-est con un solo quarto che guarda a sud-ovest. Il terreno è composto da una marna sabbiosa, con strati di pietre e arenarie piuttosto spesse. La fermentazione, senza sviluppo di malolattica, e la maturazione del vino, senza uso di bâtonnage, avvengono in acciaio, con imbottigliamento a maggio. La prima annata ufficiale immessa sul mercato è stata la 2005. Nel 2012 il tappo a vite chiudeva il 20% della produzione, mentre oggi si attesta sul 90%, con previsione del 100% a partire dall’annata 2018.

Langhe Riesling Hérzu 2017

Colore paglierino leggero dai nitidi riflessi verdeggianti. Naso ancora embrionale, molto agrume fresco (limoni, lime), grande sapidità gustativa, salinità in crescendo, sviluppo tonico, incisivo che si configura come una lama acida e agrumata.

Nota a margine: assaggiando quest’annata dell’Hérzu, come quella del Pétracine, come di altri Riesling tedeschi o di altri bianchi italiani, i detrattori “a prescindere” del 2017, annata senz’altro molto calda ma non “bollita”, dovranno ricredersi. Specialmente sul fronte dei bianchi, i vini appaiono profondi e dotati di un’imprevedibile quanto determinante scorta di freschezza e sapore.

Langhe Riesling Hérzu 2016

Colore paglierino leggero, aereo, brillante. Olfatto pietroso, metallo nobile, idrocarburo minerale. E arioso: grande palette aromatica, agrumi a gogò, profilo dinamico, poliedrico, sfumato. Palato succoso da morire, molto agrumato, di bella formazione idrocarburica, con spinta acida elettrica e grande salivazione. Si allunga, si tende, persistenza salina, trazione integrale. Lunghissimo.

Langhe Riesling Hérzu 2015

Colore paglierino brillante. Profumi di formazione idrocarburica con note calcaree e pietrose, graniti, roccia bagnata, pietra focaia per una vibrazione olfattiva di marca minerale. Poi foglia di lime, agrumeto, erbe. Palato pieno di succo, tardivo come una Spätlese in versione “super-agrume” (limone, lime, cedro) con erbe a iosa. Lo sviluppo si accende di contrasti e diventa lunghissimo, incessante, irresistibile. «È stato il vino con la più alta percentuale di botrite che abbia mai vinificato nella mia vita, quasi il 15%», ricorda Sergio.

Langhe Riesling Hérzu 2014

Colore paglierino brillante e “cuneo” idrocarburico al naso con pietra focaia, granito, roccia bagnata, poi sentori sulfurei e sfumature di zafferano per i segni di una delicata botrite formatasi in vendemmia. Palato che alla polpa affianca un tratto teso e angoloso, incisivo e tagliente, con toni di menta e buccia di limone, sfumature di cedro. La tensione gustativa è elettrica, l’allungo sa di erbe, menta e agrume fresco, il finale è di marca acida.

Langhe Riesling Hérzu 2013

Colore paglierino brillante. Profumi da vendemmia tardiva (minerale liquido, metallo bagnato, zucchero filato) che si mescolano a sentori sulfurei e granitici. Il palato sprigiona succosità e un invitante registro gustativo minerale-balsamico, l’acidità spinge, come il lato sapido, per un allungo rinfrescante (la menta), teso, elettrico, verticale.

Langhe Riesling Hérzu 2012

Colore paglierino brillante (anno dopo anno i colori rimangono coerenti). Naso clamoroso di erbe aromatiche (lavanda, rosmarino, salvia). Palato di struggente succosità, aromatico, officinale, mentolato, tonico, rinfrescante, con inclusioni minerali, laminata acidità d’agrume, sapidità trasversale e persistenza continua. «È stata una delle più belle annate che ho vinificato e questo vale per tutti i vini, compresi i Barolo e l’Alta Langa. C’era delicatezza e finezza».

Al di là di Aldo e Sergio, i Vajra e i Germano rappresentano due appassionate famiglie di produttori dedite a largo raggio alla vitivinicoltura e alla loro comunicazione. Accanto alle mogli (Milena per Aldo, Elena per Sergio) ci sono i figli: Giuseppe, Francesca e Isidoro Vajra, Elia e Maria Germano. Sono le giovani generazioni coinvolte nel lavoro aziendale che rappresentano il futuro di un’identità familiare, territoriale ed enologica.

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Contributi fotografici di Britta Nord

 

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