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L’AcquaBuona venti anni fa. E L’AcquaBuona oggi

Alexandre Dumas scrisse “Vent’anni dopo” solo pochi mesi dopo “I tre moschettieri”. Facile far invecchiare personaggi di carta, decisamente più laborioso attraversarli veramente, vivendoli, questi venti anni. Anche se, dobbiamo ammetterlo, li abbiamo trascorsi per niente male.

Alcuni di voi, quelli che ci seguono da tanto tempo, come è andata lo sanno già, per gli altri basterà un veloce ripasso, ad esempio la rilettura dell’editoriale numero zero e del primo articolo. Anche noi li abbiamo scorsi nuovamente pochi giorni fa, durante una bella circostanza conviviale, e quasi ci siamo inteneriti per come eravamo, ma si sa, tutti si nasce piccoli. Piccoli, ingenui, inesperti ma nel nostro caso appassionati, tanto appassionati che ancora ci divertiamo un sacco a fare L’AcquaBuona.

Nel 1999 si respirava aria di fine millennio, forse fu anche quello: bisognava creare qualcosa, fissare qualche punto fermo, prima di varcare la temibile soglia che minacciava proprio quel mondo virtuale nato da poco (ricordate il millennium bug? una bella bufala, una fake news la chiameremmo oggi). Ma soprattutto terminava un decennio trionfale per il vino italiano, risorto a nuova vita dopo l’umiliante tragedia del metanolo, e anzi finalmente conscio delle proprie potenzialità a livello mondiale. Un movimento che aveva portato alla nascita di Gambero Rosso e Slow Food, e delle guide dei vini. Fu a quel punto che scattò la molla e ci facemmo una domanda: ma non è che anche “dal basso”, guidati da passione e competenza acquisita sul campo, e sfruttando questo ancora semi-sconosciuto ma democratico e assai flessibile mezzo che era la rete, si può fornire un contributo alla conoscenza e alla trasmissione del piacere sensoriale e intellettuale che un buon vino riesce a dare? 

Così nacque L’AcquaBuona, seguita da lì a poco da altre riviste on-line che intendevano parlare il linguaggio del vino sotto l’impulso di una passione autentica. “Seguita” sì, perché per caso o per ignaro tempismo L’AcquaBuona fu tra le prime e, a nostra conoscenza, al momento è la più longeva rivista vinosa italiana in rete.

A realizzarla un piccolo gruppo di amici, un intreccio tra compagni di università e di liceo, e poi col tempo nuove collaboratrici e collaboratori, nuovi amici e amiche, e maestre/i e colleghe/i e compagne/i di viaggio e lettrici e lettori, e via così nel turbine degli anni. Un popolo che ci ha accolto, accompagnato, letto e che in molti casi cammina ancora con noi, e che mai smetteremo di ringraziare, visto che non saremmo certo qua se non fosse per quel popolo lì!

Dall’idea originaria, quella di raccontare le nostre esperienze di vino/cibo/viaggi/letture, un poco ci siamo evoluti: qualcuno di noi è diventato un giornalista enogastronomico “ufficiale”, abbiamo scritto su guide di settore e recensito ristoranti, ma sopratutto siamo diventati dei formidabili organizzatori di eventi enologici, lasciatecelo dire! Con venticinque edizioni alle spalle, quel ciclo di eventi che esordi nel dicembre 2003 col nome di Orizzonti e Vertici ha dato sostanza e visibilità all’attività editoriale, completandola e finanziandone i contenuti.

Quindi eccoci qua, alla fine del secondo decennio del terzo millennio con un buon bagaglio di cose fatte ma -questa è la nostra speranza- con tante altre ancora da fare. Tra le prime, a festeggiamento della seconda decade di vita, abbiamo deciso di rinnovare, ma sarebbe meglio dire rivoluzionare, l’aspetto della nostra rivista. Veste nuova, nuove funzionalità e un forte potenziamento della nostra redazione grazie a nuovi collaboratori – e che collaboratori! -, che stanno già fornendo linfa creativa con i loro importanti contributi.

Ed è così che alla squadra “fondativa” composta da Fernando Pardini (direttore responsabile), Riccardo Farchioni (coordinatore editoriale), Luca Bonci e Lamberto Tosi e alla compagine attuale dei collaboratori più storici, ossia Franco Santini, Leonardo Mazzanti, Roberta Perna, Paolo Rossi, Riccardo Brandi, seguiti da Massimo Zanichelli, Corrado Benzio, Lorenzo Coli, Marco Bonanni, Francesca Zuddio si sono affiancati alcuni “innesti” nuovi, nomi che in realtà abbisognano di poche presentazioni per chi bazzica il mondo del giornalismo enologico, i cui apporti contenutistici non potranno che arricchire di valenza narrativa la nostra testata, ovvero Filippo Bartolotta, Ernesto Gentili, Riccardo Margheri, Fabio Pracchia e Fabio Rizzari. E non mancano i giovani, come Aurora Tosi e Marco Rossetti.

Senza dimenticare, naturalmente, gli ex collaboratori che a loro modo ci hanno aiutati ad arrivare fin qua, da Fabio Cimmino a Mario Crosta, da Maria Lucia Nosi a Irene Arquint, da Andrea Gabbrielli a Vincenzo Zappalà, da Lola Teale ad Alessandro Cordelli, da Francesca Ciuffi a Francesca Lucchese, da Claudio Mollo a Mauro Erro, da Marco Pala a Fabio Ciarla, fino a Claudio Corrieri.

Per quanto riguarda la nuova veste grafica, abbiamo sicuramente voluto accordare adeguati spazi alle immagini e ai contributi fotografici. Fra le sezioni tematiche, in home page spiccano le EVIDENZE, ossia gli articoli di più recente varo; le SEDIMENT(A)ZIONI, che raccolgono in stretto ordine di pubblicazione gli articoli usciti dalle Evidenze e che vanno a rappresentare il nocciolo duro della proposta editoriale delle ultime settimane. Le PILLOLE, nuovissima e dinamicissima sezione composta da contributi smart, suggestioni ed emozioni just in time, brevi riflessioni ed esperienze sensoriali tradotte all’impronta in una ottica quasi da social.

Ma per onorare i venti anni di vita e di militanza sul campo, testimoniati dalle migliaia di pezzi pubblicati, si affaccia in alto la “striscia” delle EMERSIONI, nella quale ruotano i vari contributi pescati qua e là negli anni riemergendo solidi, per l’appunto, dai flutti energici del tempo; e la sezione dei RISCOPRIAMOLI, visibile nella colonna di destra a fianco di ogni pezzo.

Ciascun contributo autorale, a seconda del tema trattato, viene classificato in una delle seguenti macrocategorie, alle quali si può accedere da ANTO/LOGICAMENTE, il tasto disposto sulla barra principale della home page: DIVINI, DICIBI, DILUOGHI, IDEE, LE PILLOLE.

I criteri di ricerca all’interno del sito, oltre che procedere indicando un nome o una frase (basta cliccare sulla lente di ingradimento presente a fianco del logo AcquaBuona), si affidano ai TEMI (tramite ANTO/LOGICAMENTE, per l’appunto) o agli AUTORI (vedi colonna di destra a fianco di ogni pezzo).

Fra le categorie già presenti in passato ma rese oggi più “scenografiche” e curate, annoveriamo infine DA VEDERE E DA SAPERE, una finestra aperta sul mondo degli appuntamenti enogastronomici in Italia e altrove, e I PREMI DELLE GUIDE.

Ah, ogni pezzo può essere georeferenziato, perché sappiamo quanto la georefenziazione sia manna santa per ogni buon viaggiatore-enogastronomo che si rispetti. E una volta che la mappa dei luoghi visitati si sarà infittita a sufficienza, inaugureremo la sezione I LUOGHI DELL’ACQUABUONA, ulteriore chiave di lettura per agevolare una proficua esplorazione e invitare al viaggio.

Da ultimo non poteva mancare il nostro archivio portafortuna, quello dei primi nove anni, contenuto nell’ultima strisciata in basso della nuova home page. È scandito come sempre dal volto di una bambina che cresce, e forse il segreto (la forza?) della nostra ingenua consapevolezza sta tutto lì. E, esattamente come vent’anni fa, contiamo che la nostra passione contagi sempre più voi lettori, in una benefica e corroborante sinergia fra cuore e cervello.

 

One Comment

  • Riccardo ha detto:

    Quasi quasi ci scappa la lacrimuccia … 🙂
    Bella storia, direbbe un mio amico, davvero una bella storia, nata con passione, cresciuta con coraggio e affermatasi con la competenza. Citate Alexandre Dumas, buongustaio e attento osservatore delle preparazioni gastronomiche dell’800 che, recuperando la tradizione didascalica di Plinio, compose il primo e monumentale “Grande Dizionario della Cucina”.
    Sapete che l’enogastronomia è stato anche l’argomernto della mia tesi, perché credo veramente che sia trasversale a culture, religioni e sentimenti, che sia rappresentativa di identità territoriali e sociali, di ricordi e frammenti di vita.
    Allora io vi dico: grazie! Grazie a voi per la vetrina che ci mettete a disposizione per fare quello che più ci piace, raccontare le emozioni sensoriali che il vino e il cibo sanno regalare … perché questo raccontare, a mio giudizio, è anche una missione.
    Riccardo

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