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Paros e le sue anime. Cosa attendersi da un’isola greca

Cosa vi attendereste da un’isola greca nel 2019? Una domanda che rivolgevo a me stesso mentre il traghetto (bello) ci portava dal Pireo a questa isola né grande né piccola, proprio al centro delle Cicladi.

Bello ma in ritardo, per uno sciopero generale dei marittimi a pochi giorni da elezioni che probabilmente segneranno la fine del governo di Syriza, lista di sinistra salita al potere solo nel 2015, dopo anni di instabilità e grandi manifestazioni di piazza contro le politiche economiche imposte dalla Comunità Europea.

Pochi anni che ci sono stati raccontati come anni di profonda crisi, anche se l’economia greca sta ultimamente mostrando segni vitali. E se lo sciopero ci ricorda di tutto questo anche il punto di partenza del traghetto è simbolico, in quanto la società che gestisce il porto del Pireo è dal 2016 di proprietà cinese, tanto per farci capire come i capitali siano sempre pronti a ghermire nei momenti di crisi.

Paros quindi? Nella sintesi di un solo aggettivo direi: “elegante”.

Pur esistendo un piccolo aeroporto, il punto di arrivo privilegiato sull’isola è il porto di Paroikia, principale cittadina dell’isola la cui ampia baia funge da arioso punto di approdo per i numerosi traghetti che la collegano al Pireo e alle altre isole. Ampia e bella baia, con un piccolo centro storico affacciato proprio sul porto e più recenti diramazioni che ne confermano la vocazione turistica, dense di bar, ristoranti e spiagge già attraenti, sia libere sia attrezzate ma liberamente fruibili, al costo della consumazione che vi verrà servita sotto poco invasivi ombrelloni realizzati con foglie di palma.

Si dice che da questo lungomare cittadino si goda di uno dei più bei tramonti delle Cicladi e in effetti la sera cala con dolcezza, mentre il cielo si tinge di rosa e si accendono le luci delle case sparse sulle colline e delle barche in rada. Serate vivaci, ma non chiassose, popolate da molti turisti certo, ma in cui la lingua principale che si sente parlare rimane comunque il greco.

Il centro cittadino, chiuso al traffico, offre gli scorci tipici e i tipici colori delle isole greche, bar e taverne ovviamente, e tutta una serie di negozi di artigianato e souvenir che però non si allineano alla solita paccottiglia che ormai siamo abituati a vedere nelle aree turistiche italiane, ma anzi offrono prodotti originali e di gusto. Ed è una mescolanza tra turisti internazionali, interni e abitanti che rende piacevole anche il solo gustarsi un caffè greco (o alla turca come diremmo noi) osservando e ascoltando gli altri avventori che scherzano o discutono animatamente. In questa lingua che sembra al primo suono familiare per poi svelarsi particolarmente incomprensibile, anche se con un minimo di conoscenza delle lettere dell’alfabeto non è difficile comprendere molte delle insegne o delle voci di un menu.

Tra le tante proposte ci è piaciuto un rapido souvlaki sul lungo mare e la cucina spartana e abbondante di Coralli, ristorante dove fare attenzione a quanti piatti ordinare, ingannati dal buon prezzo. Antipasti o meze hanno consistenza da piatti unici e si rischia di trovarsi il tavolo ingombro di tanta abbondanza e con così breve attesa da sentirsi quasi in colpa, per non riuscire a sparecchiare tutto.

Da vedere anche la centralissima cattedrale, Panagia Ekatontapiliani, magari assistendo a una messa di rito ortodosso o, se si è fortunati, a un matrimonio o un battesimo, così ricchi di simbolismi e nello stesso tempo gioiosi e informali.

Solo pochi chilometri separano la vita metropolitana di Paroikia da Naoussa, bianchissima cittadina spalmata al centro di una grande baia a nord dell’isola. Abbracciata a un piccolo porticciolo pieno di piccoli pescherecci, Naoussa è decisamente gentrificata ma non possiamo negare che lo sia deliziosamente. Siamo certi che chi l’abbia conosciuta in altre epoche non la penserebbe come noi, ma per il turista passeggiare oggi tra i vicoli pulitissimi e le abitazioni perfettamente tenute, osservare le eleganti vetrine dei negozi di artigianato e abbigliamento, cenare o anche solo bere un bicchiere nei locali che dal centro si spingono fino a lambire l’acqua del porto, può essere una esperienza più che piacevole. Non ci saremmo aspettati tanta eleganza e tanta cura, e nuovamente una forte impronta locale, che non rende questo piccolo borgo di pescatori simile ai tanti che hanno subito la stessa trasformazione.

Saremmo anche tentati di rimanere a cena, ristoranti di un certo pregio si allineano intorno al porto vecchio, colmando di tavoli ogni spazio, e la serata si preannuncia bellissima man mano che il caldo sfuma e si alza il vento asciutto che mai abbandona queste isole, ma una terza anima ci attende, ci spingiamo verso l’interno.

Lefkes è conosciuta per rappresentare l’altra faccia di questa isola, la distanza dalla costa è poca ma per un turismo che cerca la bellezza del mare greco (e qui certo la trova!) un paese intorno al quale ancora si praticano l’agricoltura e la pastorizia non è una metà prioritiaria, nonostante vi si trovi Klarinos, quello che viene definito il miglior ristorante di terra di Paros.

Ma non sarà al Klarinos che ci fermeremo, anzi neppure a Lefkes, ma pochi chilometri più in basso, già distanti dal mare ma prima di salire le colline. Complice un suggerimento del proprietario dell’appartamento in cui abitiamo, fermiamo la nostra auto a Pródromos, parcheggiando dubbiosi in una stradina in prossimità di questo piccolo villaggio, che dall’esterno non mostra alcuna attrattiva.

Bastano pochi passi per cambiare idea. Se i colori delle isole greche sono il bianco e azzurro delle case (e delle mille cappelline ortodosse che costellano il territorio) e il fucsia delle bougainvillea, qui quasi esagerano. Pare di assistere a una gara tra umani e vegetali, per creare lo scorcio più incantevole. E se le bougainvillea non bastano ecco altri fiori, e piante, e arredi, e piccolo artigianato a rendere ogni angolo diverso e più bello.

Eleganza, eleganza pura e senza mercato, non ci sono turisti a comprare qui, le uniche scritte in alfabeto latino le troviamo al Kallytekniko, piccolo ristoro dove ci sediamo per un bicchiere di vino bianco e due olive (per poi proseguire con altri gustosissimi piatti). Anziani che si riposano al primo fresco della sera senza far mancare il loro saluto, “yassas”, al passante, ragazzetti che scorrazzano avanti e indietro, persone che concludono la propria giornata di lavoro (magari erano sulla costa fino a poco prima) facendo due chiacchiere al bar, e tutto intorno questa incredibile festa di colori, questa piccola città quieta, ordinatissima e pulitissima.

L’eleganza vista nei posti di mare non è una concessione al turismo, c’era già.

Salutiamo Paros diretti a Sifnos, isoletta decisamente più piccola. In TV sfilano i vari esponenti politici ripresi e intervistati nell’atto di votare, evidentemente in Grecia non vige il silenzio elettorale: sono un ospitale popolo di chiacchieroni.

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