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Premio Versilia Gourmet, o della celebrazione di una terra

Gianluca Domenici, deus ex machina

Alla fine del salmo penso che il traguardo più importante, per Gianluca Domenici, ideatore dell’evento nonché autore ed editore in capo della Guida dei Ristoranti Versilia Gourmet, risieda nel fatto di aver messo in piedi un atto celebrativo autenticamente credibile dedicato alla propria terra, la Versilia, inquadrandola nel verso suo fra i più competitivi o, almeno sulla carta, fra i più stimolanti: il cibo, l’ospitalità, l’accoglienza gastronomica. E già per questo si è guadagnato di diritto il futuro.

Perché il Premio Versilia Gourmet altri non è se una dichiarazione d’amore per la Versilia e la sua ristorazione, alta o bassa, ambiziosa o meno: una ristorazione magmatica e proteiforme beninteso, adattatasi ai tempi che cambiano, sospesa fra i malinconici ricordi haute-bourgeosie degli anni ruggenti e la complicata realtà dei giorni nostri, e comunque ancora in grado di proporre tavole all’altezza che meritino il viaggio e pure il ritorno.

Ecco, il Premio intende porre l’accento sulle performance migliori dell’anno, raccogliendo la vox populi ed approfondendo poi professionalmente il da farsi attraverso visite ripetute nei ristoranti candidati, al fine di eleggere il miglior ristorante, il migliore in sala, il miglior chef ed assegnare infine il premio alla carriera.

A ben vedere, nello scintillio di una serata di gala climaticamente calda, vissuta en plein air nei confortevoli ambienti del Bagno Ariston di Lido di Camaiore, poi nel nuovissimo dehors estivo del Ristorante Il Merlo, organizzata per ben 170 commensali decisamente ego-muniti ( in larga parte ristoratori, giornalisti, personalità varie ed assortite), il miracolo è stato quello di essere riusciti a tenere tutto assieme armoniosamente: un invito al dialogo e all’interscambio nel nome della cultura (eno)gastronomica e di una connaturata predisposizione ad accogliere, arma pacifica e prediletta di questi “posti davanti al mare”.

Perché in fondo è stato il ritrovarsi che ha contato forse più dei piatti, dei vini e dei premi di una sera, che sono sì il fulcro di questo happening mondano e salottiero, ma sono altresì “ricami” assolutamente funzionali all’atto stesso della celebrazione, che sa vestirsi di per sé di autenticità ed affetto.

Detto questo, le cautele impongono di non andare a cercare il pelo nell’uovo nel giudicare pietanze nate in un contesto altro dalle cucine d’origine, elaborate qui per suggellare una rappresentazione in “trasferta”, peraltro molto partecipata. Non mi esimo però dal sintetizzare due impressioni due, nel turbinio delle prelibatezze offerte: fra i cibi, il ricordo ben si sofferma sull’Ombrina marinata, seppia, lenticchie nere Beluga, salsa come un cacciucco di Andrea Papa del Ristorante Romano di Viareggio e sul Millefoglie di Angelo Torcigliani de Il Merlo di Lido di Camaiore (che ha poi svelato essere -ormai- una creazione della moglie Annalisa).

Il primo in virtù di una capacità di dettaglio rara, che ci ha fatto apprezzare tutti gli ingredienti, in equilibrio stabile sotto l’egida di una marinatura solo apparentemente insidiosa. Il secondo perché riuscire a preservarne la golosa grazia, viste le condizioni al contorno ( temperature che non scherzavano, 170 commensali da servire), non era affatto scontato. E lui, il millefoglie, ce l’ha fatta!

Fra i vini, implacabilmente dritto e gustoso è apparso lo Champagne Sélection Brut A.Bergère che ha accompagnato canapé ed entrée, autorevole e importante il rosso Tenuta di Valgiano 2015 della omonima cantina lucchese, che in fatto di personalità non è secondo a nessuno.

E se anche negli altri piatti dello sfizioso menù celebrativo non sono mancati lampi autorali, vedi la bella mantecatura nel risotto di Fabrizio Girasoli del Ristorante Butterfly di Marlia, l’idea brillantemente territoriale nel trancetto di pesce azzurro pensato da Luca Landi del Lunasia di Viareggio, o gli ispirati accostamenti proposti da Andrea Mattei del Bistrot di Forte dei Marmi per il suo maialino delle Alpi Apuane, ecco che i tasselli emozionali della kermesse, soprattutto per gli “impalmati”, sono stati riempiti con i seguenti premi:

Migliore in sala: Marco Vaiani (Osteria del Mare di Forte dei Marmi)

Miglior Chef: Andrea Papa (Ristorante Romano di Viareggio)

Premio alla carriera: Guido Lombardi (Ristorante Giorgio di Viareggio)

Miglior Ristorante: Pozzo di Bugia di Gaio Giannelli (Querceta)

Massimo Fabiani ( Champagne Bergère Italia) e Gianfranco Vissani

E poi il premio Eccellenza italiana, che ha inteso allargare gli orizzonti geografici andando a consacrare quei nomi che a loro modo hanno segnato o stanno segnando la cucina “alta” del nostro paese. Quest’anno è stata la volta dell’”ingombrante” Gianfranco Vissani, personaggio umorale ed esuberante ma valentissimo cuoco, dopo che le scorse edizioni erano stati premiati, fra gli altri, la famiglia Iaccarino, Gualtiero Marchesi, Annie Feolde, la famiglia Santini del Pescatore.

L’evento mondano però non può far sottacere l’essenza, e l’essenza consiste, per la decima volta, nella Guida dei Ristoranti Versilia Gourmet edita da Penna Blu Edizioni, un libello “di servizio” che non fa graduatorie di sorta per offrire ai lettori e ai frequentatori della Versilia uno spaccato quanto mai esaustivo della ristorazione locale, dalle trattorie ai ristoranti di culto. Per ciascuno dei quali, semplicemente, fornisce indirizzo, recapiti, contatti, piatti tipici, caratteristiche del servizio e spesa media. Insomma, una Guida che ci regala un sano pragmatismo di solido retaggio democratico, dote quest’ultima di cui ci sarà sempre un gran bisogno.

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Fotogallery ( contributi dell’autore):

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