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Casadei, un cuore bio nella Val di Cornia

La cantina si immerge in un paesaggio mediterraneo splendido. La luce del tramonto dipinge le cose di colori cangianti che vanno dal rosso fuoco, quando i raggi colpiscono direttamente gli oggetti, fino al rosa dei riverberi; sembra di essere immersi in una rifrazione di fotoni che rimbalzano ovunque, una sensazione che solo le sere d’estate riescono a regalare.

La famiglia Casadei ha scelto Suvereto per coronare un percorso che vede nella tenuta toscana del castello del Trebbio, nella Rufina, e della Tenuta Olianas in Sardegna,  gli altri due punti di riferimento produttivi. La Toscana più selvaggia e la Sardegna regalano paesaggi incontaminati, dove la vigna si contestualizza in scenari primordiali caratterizzati da bosco, luce e scarsa antropizzazione.

Questo è un aspetto fondamentale per la visione agricola di Stefano Casadei, che insieme alla sua famiglia e, qui a Suvereto, con la partnership del produttore americano Fred Cline, ha avviato un progetto agricolo definito Biointegrale.  «Non sono un imprenditore – precisa Stefano – sono un agricoltore».

L’idea del Biontegrale nasce dal profondo rispetto della fertilità del suolo, della natura e dalla volontà di preservare l’ambiente al fine di consegnarlo alle generazioni future. La pratica di tale metodo si realizza attraverso la viticoltura biodinamica, il ciclo chiuso aziendale e il paesaggio circostante, appunto, il più possibile fitto di biodiversità.

Anche qui a Suvereto la visita alle vigne conferma i presupposti ferrei su cui si basa il lavoro -e forse la vita- della famiglia Casadei. Passeggiamo intorno alla cantina dove gli orti e le piante aromatiche coinvolgono il piacere dell’olfatto e la sensibilità della vista. La bellezza estetica delle varietà orticole messe a dimora non è fine a se stessa. La fioritura e l’impollinazione attirano nei giusti periodi numerosi insetti, che arricchiscono la vita e sono scaltri competitori di altri insetti dannosi per la viticoltura. Le piante aromatiche sono all’origine di tisane con le quali si curano i disagi delle viti.

La vigna viene lavorata con cavalli di razza Trait Comtois. Proprio a uno di questi splendidi animali è attaccato un calesse che ci porta nel cuore vitato dell’azienda. La bestia mal sopporta un carico inopportuno, e si vede: la sua maestosità e la sua forza meritano imprese più nobili. Vediamo i due cumuli per il compost aziendale e il luogo dove giacciono, sotto la superficie, i corni letame alla base del preparato 500, indispensabile per la pratica biodinamica. Le vigne hanno uno splendido portamento verticale e poggiano su suoli argillosi assai fertili. In questa parte di Toscana l’equilibrio vegetativo è fondamentale, per far coincidere il più possibile accumulo zuccherino  e maturazione fenolica.

L’apicoltura favorisce l’impollinazione e la biodiversità, così come il laghetto dove iniziamo ad assaporare i vini prodotti. L’Incanto Mediterraneo 2018 è ottenuto da ansonica e viognier; vinificato in cemento, possiede un agile sorso sapido per una dinamica gustativa leggiadra e al contempo incisiva. Ottima l’espressione aromatica affidata a una delicata sensazione floreale. Ci voleva proprio un bicchiere a sigillare un tramonto lunghissimo che ora tinge il cielo di cremisi e indaco. L’oscurità non riesce ad arginare l’estate che sta scoppiando e la sua ineluttabilità ha solo l’effetto di rendere più dolce questa serata.

La cantina – siamo qui per celebrarla anche se siamo convinti che il cuore di questa azienda pulsi là fuori – ospita anfore georgiane e toscane, tini in cemento e botti di rovere di svariate dimensioni. La parte destinata alle anfore è bellissima, la cantina è pensata come un vero e proprio percorso didattico, evidenziando la vocazione alla divulgazione e all’apertura verso il mondo che connotano lo stile produttivo della famiglia Casadei.

Non solo, il dinamismo che caratterizza questo tipo di enologia è volto ad esaltare ciò che è stato fatto in vigna. L’esperienza e l’osservazione, fondamentali in campo, sono mutuate anche qui dentro. Basti pensare alla differente origine della terracotta: la finezza della terra toscana ha un potere riducente maggiore rispetto alla granulometria di quella georgiana. Quest’ultima è quindi l’ideale per il vitigno syrah, che ha bisogno di un maggiore apporto di ossigeno per evitare quelle tipiche chiusure fermentative così rischiose in fase di estrazione. L’argilla dell’Impruneta, vicino Firenze, si rivela invece ottima per vitigni come cabernet franc e petit verdot.

Oltre al bianco assaggiato in vigna, l’azienda produce vini rossi dallo spiccato carattere mediterraneo, le cui peculiarità intercettano due tratti stilistici salienti: la maturità gustativa, dettata sia dalla latitudine dei luoghi che da una tendenza all’uso marcato del legno, e la naturalezza espressiva, alla ricerca di un’armonia complessiva che speriamo venga indirizzata verso il secondo tratto della fisionomia enologica sottoposta al nostro palato.

Intanto, ci è piaciuto molto Sogno Mediterraneo 2017, da uve grenache, mourvèdre e syrah, affinato in legno. Mostra un’espressione matura ma non difetta di splendida dinamica, ciò che arricchisce la bocca di succo e aromi balsamici di chiara influenza “costiera”.

Filare 41 2016 è ottenuto da uve petit verdot in purezza; il passaggio in anfora ne amplifica la vena aromatica, donando una certa ossidazione al frutto e rendendolo più complesso. La bocca è calda, potente, per un finale di ottima eredità tannica.

Filare 18 2016 è un Cabernet Franc in purezza fermentato in anfora e affinato per quasi due anni in barrique di rovere francese. L’evidente nota tostata ne offusca la finezza olfattiva; in bocca invece si registra un netto cambio di passo, perché c’è un’energia materica ben estratta a coniugare densità ed eleganza.

Nel frattempo, una notte tiepida e gonfia di profumi stordenti accompagna la fine di questa giornata in cui si è manifestata la concretezza di un importante lavoro agronomico con pochi paragoni in Italia, nonché la volontà di affermare nei vini il carattere di questi luoghi nel folto panorama enologico internazionale: un percorso virtuoso a cui auguriamo ogni fortuna.

Casadei Suvereto Toscana – Località San Rocco – 57028 Suvereto (LI) +39 0565 1933605
Nella seconda foto: Fred Kline e Stefano Casadei

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