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L’annata 2019: una lunga strada per la qualità

La vendemmia 2019 in Toscana è quasi alla fine, e nonostante mentre scriviamo (10 ottobre) siano ancora in fase di raccolta le uve del Brunello di Montalcino e di alcune zone del Chianti, possiamo già delineare un bilancio di un’annata quantomai particolare.

Prima di addentrarci nella disamina, e proprio per rendere a tutti più comprensibili i termini utilizzati, mi corre l’obbligo di illustrare alcune definizioni.

Nel tentativo di correlare le fasi fenologiche e la maturità dei vitigni all’andamento climatico, nel tempo sono stati elaborati alcuni indici bioclimatici che si basano nella maggior parte su osservazioni dirette e su correlazioni con i risultati della vendemmia. Tra i più utilizzati e storicamente conosciuti vi sono :

  1. Gradi giorno
  2. Indice di Winkler
  3. indice di Huglin.

Il primo è la somma delle temperature medie giornaliere dal 1 aprile al 31 ottobre (periodo di vegetazione della vite), sottratte della soglia termica di 10 ° centigradi.

Il secondo esprime la somma termica di tutte le temperature medie giornaliere
superiori a 10 °C nel periodo vegetativo della vite, dal 1 aprile al 31 ottobre.

Il terzo è esprimibile con la seguente equazione

ovvero come la sommatoria dal primo aprile al 30 novembre della temperatura media sottratta di 10°C e sommata alla temperatura massima, anch’essa sottratta di 10°C, di cui si fa la media e si moltiplica per un fattore K che consiste in parametro correttivo legato alla latitudine, il cui valore per le nostre zone del centro Italia si aggira su 1,02-1,03.

Questi indici misurano in maniera simile la radiazione ricevuta dalle piante e le temperature medie; purtroppo, se sono importanti per dare indicazioni sulle zone climatiche, più difficilmente sono dirimenti per le annate come quella che abbiamo vissuto.

A tal proposito è importante notare che la temperatura media esprime un valore a volte penalizzante per le zone dove la vite è esposta ad elevate escursioni termiche.

Lo vediamo ben espresso da questi grafici, che confrontano l’andamento termico degli ultimi 4 anni a Ripa d’Orcia (SI) e a Montecarlo (LU).

I due grafici disegnano in gran parte un andamento simile negli anni, ma quello che dobbiamo notare è il valore assoluto degli indici. La stazione di Ripa d’Orcia presenta valori palesemente più bassi rispetto a quella di Montecarlo, anche se storicamente è una delle stazioni più precoci dell’areale senese. Questo perché la stazione è soggetta ad escursioni termiche importanti che sottraggono valore all’indice termico.

Un altro fattore che va comunque considerato è la piovosità. Nelle zone viticole mediterranee la piovosità estiva è generalmente ridotta, con episodi sporadici e di medio-bassa intensità. Le due stazioni però differiscono molto anche da questo punto di vista.

 

Ripa d’Orcia 2017

Non facendosi ingannare dalle scale differenti, si nota come nella stazione di Ripa d’Orcia, nel 2017,  l’intensità delle precipitazioni sia stata inferiore e distribuita in maniera più puntiforme con soli 3 eventi piovosi superiori ai 10 mm da giugno a settembre. Nella stazione di Montecarlo si sono avuti anche nel 2017 almeno 5 eventi piovosi di intensità superiore ai 10 mm da giugno a settembre.

Fatte queste doverose premesse passiamo all’analisi dell’annata 2019 continuando a considerare le due stazioni precedenti.

Se analizziamo in dettaglio l’indice di Huglin per le due stazioni, vediamo che a Ripa d’ Orcia abbiamo accumulato 2288 gradi contro i 2791 di Montecarlo. L’annata è risultata per tutti in ritardo, in particolare in confronto al 2018 e al 2017; e in effetti nel 2019 l’indice è il più basso della serie dei 4 anni presi in considerazione, così come succede per Montecarlo, confermando che l’indice ha ben fotografato la situazione. Come si vede sempre dal grafico, annata molto simile è stata la 2016, ma con una differenza significativa nella distribuzione delle piogge.

Montecarlo 2017

 

La differenza tra le due annate, che ha poi provocato il ritardo della maturazione, è da ricercare nelle temperature del periodo maggio -giugno; come si vede dal grafico, nonostante la piovosità sia stata frequente in entrambe le annate, le temperature massime in questo periodo raramente hanno raggiunto i 20 gradi mentre le minime hanno sfiorato in alcuni casi, e per un periodo abbastanza lungo, i 5 gradi. Questo ha provocato un ritardo nel ciclo fenologico della vite che si è protratto lungo tutto il periodo vegetativo anche perché le temperature, seppur elevate nel mese di luglio e agosto, non hanno portato le temperature minime oltre i 20 gradi se non per brevi periodi.

Dunque, come gli indici avevano evidenziato una annata meno calda delle precedenti e accompagnata da temperature notturne non elevate. Ma la particolarità di questa annata si è evidenziata anche per al risposta anomala fornita dalle varietà a ciclo breve.

Ripa d’Orcia 2016

Come è evidente in condizioni normali, nelle nostre latitudini, una varietà a ciclo breve tende a germogliare precocemente e a maturare prima delle altre, ed questo è il caso dello chardonnay. In questa annata si è assistito, proprio per le basse temperature nelle fasi di germogliamento e accrescimento dei tralci, ad un ritardo che si è protratto fino alla maturità.

 

Ripa d’orcia 2019

Come dicevamo andamento anomalo nella dinamica termica e nella piovosità primaverile a cui è succeduto un periodo con quasi totale assenza di piogge, ha consentito una bassa intensità della malattia fungina più temuta in questo periodo di fine primavera ovvero la peronospora.

Successivamente si sono avuti rari episodi di pioggia fino ad oltre la metà di luglio, dove una perturbazione particolarmente intensa ha fatto registrare piovosità molto elevate fino a 100 mm (vedi fig. 4). Questo ha interrotto il periodo siccitoso consentendo una ripresa vegetativa importante e facendo superare alla vite il maggior periodo di stress idrico. Il mese di agosto è trascorso quasi privo di piogge, con una ripresa delle temperature anche se non hanno più toccato le massime incontrate nel mese di luglio.

Il fatto saliente dell’annata però è avvento alla ripresa delle piogge in settembre: l’apparato fogliare della vite era in ottime condizioni e le temperature in calo ( diminuzione dell’evapotraspirazione), e le piogge hanno ristabilito un equilibrio idrico sufficiente per ottimizzare la fotosintesi; si è così assistito nelle settimane centrali del mese di settembre ad un recupero del grado zuccherino che fino ad allora era molto più basso della media. Così si è avuta una accelerazione nella fase vendemmiale che ha portato, ad oggi, al quasi completamento delle vendemmie.

Le considerazioni fin qui esposte portano ad una certa difformità di giudizio tra uve bianche e uve rosse derivanti da questa annata. Stanti i comprensibili casi particolari, si può affermare che le uve bianche abbiano conservato, viste la minore siccità subita e le temperature meno estreme, il loro patrimonio di acidità malica alla vendemmia, questo può far ben sperare nella produzione di vini freschi ed aromatici e per la elaborazione di vini spumanti .

Nel caso dei rossi, in particolare per le varietà tardive dedicate a vini di lungo invecchiamento, è stato importante attendere il giusto grado zuccherino e la opportuna maturità fenolica delle uve che quest’ano è arrivata più lentamente delle altre ma con un fattore importante: la elevata cessione di colore delle uve che ha consentito e consentirà l’elaborazione di vini intensi e più morbidi, non necessitando di lunghissime macerazioni per l’estrazione e la stabilizzazione del colore. Un buon finale e non scontato, considerando l’inizio del ciclo e il ritardo di maturazione che ha riportato le vendemmie in un periodo storicamente precedente all’anno 2003.

In sintesi, un’annata che si è rivelata migliore delle aspettative, con uve a raccolta molto sane e mediamente mature, il che fa ben sperare per la qualità generale dei vini futuri.

 

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