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Notizie dal fronte (della vigna). La vendemmia 2019 in Franciacorta e nella Marca trevigiana

Paolo e Isabella Bisol

La curiosità de L’AcquaBuona è insaziabile, e quindi siamo tornati a curiosare in cantina per darvi qualche anticipazione sull’annata che sarà. Questa volta parleremo di bollicine, quelle venete del Prosecco della Marca e quelle lombarde dei Franciacorta.

Ci siamo recati, dapprima, in provincia di Treviso e abbiamo appreso direttamente dalle parole di Paolo Bisol, responsabile della vendemmia per la cantina Ruggeri di Valdobbiadene, le prime impressioni sulle uve appena raccolte.

“Innegabilmente si è verificata una diminuzione quantitativa, confermando il trend nazionale ed europeo” – spiega Paolo Bisol – ” Sicuramente più positivo il versante orientale del coneglianese, più evidente il calo sul versante del Valdobbiadene. ”

Mentre dal punto di vista della qualità?

“La vendemmia, iniziata a metà settembre, ha consentito il raggiungimento di una maturazione ottimale della glera (il vitigno principe  del Prosecco Superiore). La caratteristica che più mi ha colpito, e che non ricordo di aver mai riscontrato in precedenza (se non in parte nel 2013), è un tenore parimenti elevato di acidità e di zuccheri. Solitamente la glera è scarsamente alcoligena. Probabilmente questo straordinario equilibrio è dovuto ad una stagione abbastanza omogenea dal punto di vista climatico: non abbiamo mai riscontrato giornate con un calore eccessivo e in settembre le notti erano comunque fresche, con una buona escursione termica.”

Anche se è ancora prematuro, chiediamo una previsione sul Prosecco 2019…

“Le previsioni sono ottime, soprattutto per i millesimati, ottenuti dall’assemblaggio dei vigneti storici, ricchi di viti centenarie”, conclude Paolo Bisol.

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Giulio e Lucia Barzanò (Mosnel)

Ci spostiamo in Franciacorta, nella provincia di Brescia, per avere a mosti ancora “caldi” le prime impressioni sull’annata 2019.

A Passirano, presso l’azienda agricola Mosnel, incontriamo l’enologo Flavio Polenghi, che ci spiega: “Di sicuro questa è stata un’annata particolare. Il maggio freddo e piovoso ha comportato un ritardo vegetativo, con una fioritura posticipata ai primissimi giorni di giugno (solitamente avviene 7-8 giorni prima). La fioritura si è così protratta a lungo ed ha fatto sì che la resa quantitativa fosse inferiore alla media: i grappoli si presentavano più spargoli, con acini più piccoli. L’estate siccitosa che è seguita non ha permesso che si recuperasse del tutto il consueto peso dei grappoli, pertanto abbiamo avuto un calo quantitativo delle uve del 25-30% rispetto alla media.

Di contro, siamo stati ricompensati in termini qualitativi: il grappolo è giunto a maturazione molto sano, senza alcun problema sanitario, grazie ai mesi di giugno e luglio molto caldi e asciutti. Qui al Mosnel coltiviamo le tre classiche varietà della Franciacorta: chardonnay, pinot bianco e pinot nero, più la new entry erbamat (non ancora produttivo), e tutti i vitigni hanno risentito mediamente dell’andamento stagionale descritto.”

Anche Mosnel ha vendemmiato con leggero ritardo rispetto alla media, confermando il trend annuale che ha visto un riavvicinarsi ai periodi più canonici della raccolta delle uve: “Negli ultimi anni, per la nostra azienda, la vendemmia iniziava attorno al 10 di agosto, mentre quest’anno abbiamo dato il via al taglio dei grappoli il 20 agosto” , afferma Polenghi.

“Per chi produce basi spumante la data di inizio raccolta gioca un ruolo fondamentale al fine di preservare pH e acidità, parametri essenziali che forniranno la struttura ai Franciacorta per durare nel tempo. La vendemmia posticipata ha quindi permesso alle piante di beneficiare di una maturazione avvenuta in condizioni più favorevoli e con prospettive qualitative di alto livello.”

Chiediamo infine di sbilanciarsi e di fare una previsione sulle etichette targate 2019.

“Possiamo dire che i vini base, che hanno appena terminato la fermentazione, possiedono già una buona impronta, dimostrando grande personalità “.

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Ci spostiamo di pochi chilometri, a Cologne, per fare la conoscenza di Mario Falcetti, direttore ed enologo dell’azienda Quadra, che produce esclusivamente spumanti millesimati. Falcetti ci fornisce subito alcuni dati che ci danno l’idea della resa della scorsa vendemmia.

“Per quanto riguarda la quantità delle uve abbiamo registrato un calo del 10% rispetto alla nostra media. La capacità produttiva dei nostri vigneti si attesta attorno ai 10000 kg/h e quest’anno si è attestata sui valori intorno ai 9000 kg/h.  Rapportando il calo rispetto all’annata straordinaria dello scorso anno [vendemmia 2018] lo possiamo indicare in un -27%.”

Come già accennato da Polenghi, il motivo è da ricercarsi nel maggio piovoso che ha provocato un ritardo della fioritura con grappoli più piccoli con presenza di meno acini. Dal punto di vista qualitativo, invece, Falcetti spiega: ” Il rovescio della medaglia di questo calo quantitativo è la buona qualità, con uve di rara sanità. La vendemmia è iniziata dopo l’ultima decade d’agosto e grazie alle giornate più corte, la maturazione è avvenuta in  condizioni climatiche interessanti e foriere di buoni valori analitici (nell’intervallo atteso). Abbiamo vendemmiato senza affanni, rispettando i programmi preventivati (grazie alle belle giornate soleggiate), potendo curare  la raccolta nel dettaglio. Alla raccolta manuale fa seguito la selezione delle uve, anch’essa manuale, grappolo per grappolo, che ci permette di ottenere una materia prima davvero sana e di qualità.”

Anche al direttore Falcetti chiediamo una previsione per l’annata 2019.

“Stiamo effettuando in questi giorni il lavoro di bâtonnage sulle selezioni in fase di affinamento, tuttavia ritengo sia prematuro azzardare giudizi, però posso sostenere che non si colgono profumi evidenti ma molto netti e puliti. Mi sento di affermare che si tratterà di una vendemmia molto buona (voto 8), un’annata “di garanzia”, pur senza le punte di eccezionalità di altre annate quali, ad esempio la 2011, la 2005 o la 2001.

Una vendemmia “come deve essere” o, detto alla francese, “comme il faut“. Ora spetta allo staff in cantina valorizzare al massimo ciò che la natura e la stagione ci hanno dato, con un certosino lavoro dall’affinamento all’assemblaggio e poi ancora fino a quando arriverà, tra qualche anno, il momento della sboccatura. Sicuramente ci sono ottime premesse per il Pinot Nero nelle sue diverse interpretazioni.”

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