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Il mio mercato FIVI di quest’anno. Zero foto e tre vini

Mettetevi comodi. Lasciate partire Banksy, canzone-meraviglia di Galoni. Devo dire grazie a Emanuele Giannone di Intravino per avermela fatta conoscere.
Ecco, non ho scattato foto a questo Mercato dei vignaioli indipendenti FIVI di Piacenza. L’ho voluto vivere come un momento mio da condividere con un amico. Un giorno libero, un amico e una fiera dei vini. Festa e basta.
Non ho preso appunti, nemmeno. Se deve essere festa, allora che festa sia: via le penne, via i taccuini, via l’idea pressante di doverne scrivere, di questa scanzonata bolgia di assaggi, di questo autoscontro di carrelli pieni di chicche da portare a casa, e di persone immerse in un gioco così bello da tornar tutti bambini.
Famiglie intere, grupponi d’amici, cappotti gettati sul carrello già mezzo pieno di cartoni di vino: si fa sul serio, assaggiamo e portiamoci via una scorta per casa, per i nostri Natali. Averne di momenti così!

Oggi niente compiti per me, solo assaggi e parole a voce. Niente foto. Per fortuna c’è Winestories , molto meglio vedere le splendide foto di Mauro Fermariello che le mie malferme scattate col telefonino.

Ma tre cose le voglio dire, non posso esimermi.
Ne ho assaggiati di vini buoni a questo FIVI ’19, santo cielo se ne ho assaggiati. Tre vini però… tre vini hanno acceso tre momenti, tre luci diverse: hanno acceso una luce interiore, entrando in risonanza con delle corde che non sapevo di avere. Come scoprire un Banksy su un muro incrostato di pitture, appunto. O come un bacio inatteso nella lotteria della vita.

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Primo colpo al cuore
Enrico Togni Rebaioli, metodo classico Attaccabrighe, vino spumante da uve barbera vinificate in bianco, da vigne in Val Camonica. Barbera spumante di Valcamonica, ma pensa te! La fragranza fatta vino. Come una stretta di mano forte, decisa, ma cordiale allo stesso tempo. Rarissima espressione di personalità e di identità nel campo minato di ripetitività delle bollicine.

È un vino goloso, amichevole, concreto. Rispecchia in tutto la persona che lo fa, Enrico. “Non c’è storia – esclama mentre lo versa nei bicchieri -,  il contraltare del pinot nero francese non è il nebbiolo, è la barbera! Ha la versatilità del pinot noir sia vinificato in bianco sia in rosso, non ha i tannini del nebbiolo… se solo lo coltivassimo nelle zone più vocate!”

Non lo so se è davvero così, resta il fatto che questo Attaccabrighe riesce con allegra facilità a evitare da una parte le secche asfissianti del metodo classico ben fatto ma che non comunica molto più delle sue bolle e della sua acidità, e dall’altra l’altrettanto pericolosa china delle bollicine “dialettali” fatte con quel che si ha in vigna tanto per avere uno spumante in gamma. No, qua c’è prima di tutto un vino dotato di personalità e di fragranza. Le bolle le noti dopo. Prima, hai tutto il tempo di scolarti una bottiglia pensando alle cose che piacciono a te.

Enrico, la prossima primavera verrò a trovarti sui tuoi monti per conoscere i tuoi vini, e ci arriverò in bicicletta, promesso!

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Secondo colpo al cuore
Le Piane rosso 2017, Christoph Künzli, Le Piane
, Boca (Novara)

Ecco, ho detto. E adesso? Una croatina così mette in crisi decenni di assaggi. Ti aspetti cartavetra e trovi velluto. Velluto rosso, e il profumo dell’Alto Piemonte, di quella fittezza minerale che solo questi vini nati dai porfidi e dalle sabbie granitiche possono avere. Ma questi tannini qua, Christoph, come hai fatto!

“Abbiamo fatto tanti sbagli, ho provato e riprovato, ho fatto anni e anni di errori e alla fine ho trovato la strada per fare la croatina come volevo io”. Ha l’allegra perfezione del Bartali di Paolo Conte, questa croatina. Freschezza, setosa finezza e fittezza del tannino, gioia e zazzararazazzazazazaza!

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Terzo colpo al cuore
Silenzio. C’è un gran bailamme di voci intorno a me. Eppure appena ti ho assaggiato si è fatto silenzio.

Difendimi dalle forze contrarie
La notte nel sonno quando non sono cosciente
Quando il mio percorso si fa incerto
E non abbandonarmi mai… 

Non-avrei-mai-creduto. Malvasia Bianca Regina, Lusenti, da Ziano Piacentino (malvasia secca ferma). Qualsiasi descrizione d’aromi sarebbe inutile, non potrei che sporcarne il ricordo. La caratterizza la dote di sciogliere l’anima, di slegare le campane interiori, di suonarle a festa, come quando da bambino, la notte, sentivo nel buio il campanile che annunciava il Natale. Anni e anni di assaggi e poi ti fermi davanti a una Malvasia, ti blocchi e capisci che su quel panorama lì non ti eri mai affacciato. Vertigine e sogno, ricordo e proiezione di futuro. Auguro a tutti di incontrarla. Perché smonti certezze, semini palpitazioni, svegli papille finalmente gustative, anzi animali.

[…] La strada sarebbe stata lunga. Sono lunghe tutte le strade che conducono a ciò che il cuore brama. Ma questa strada l’occhio della mia mente la poteva vedere su una carta, tracciata professionalmente, con tutte le complicazioni e difficoltà, eppure a suo modo sufficientemente semplice. O si è marinaio o non lo si è. E io di esserlo non avevo dubbi. […]
Joseph Conrad, La linea d’ombra.
Ed. italiana Garzanti Editore.

 

 

One Comment

  • Stefano ha detto:

    Vedere un’umanità euforica come quella di Piacenza mi fa pensare che bere vini buoni rende la gente migliore. Umanità euforica, non dirò produttori e consumatori, meglio artisti e spettatori del vino. Uno spettacolo che coinvolge tutti i sensi.
    Passare una giornata in mezzo a tanta bellezza riconcilia col mondo come vedere le statue di Bernini a Villa Borghese!
    Rimarrà un bel ricordo,
    Un amico

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