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Le interviste possibili. Cino Ricci: il mare, la terra, il vino

Il genere umano è composto da tante meravigliose identità, ognuna di esse è unica. Tutti poi siamo utili e indispensabili. Magari c’è chi è più bravo in una cosa, chi nell’altra. Alcuni di noi hanno capacità più spiccate, ci sono i talenti, ci sono i maestri, e poi ci sono le leggende. Ecco, Cino Ricci è una di queste.

Chi di voi maschietti non ha mai fantasticato un giorno di poter essere un pirata dei Caraibi, terrore dei mari, frequentatore di spelonche intrise di sudore e rum, autentico rubacuori con una donna in ogni porto? E chi di voi, care lettrici, non ha mai pensato di innamorarsi di un filibustiere dei mari del Sud, di essere rapita ed amata con ardore, per poi vederlo scomparire all’orizzonte? Beh, io sì.

Stavolta la sorte è stata affettuosa con me: Cino Ricci è indiscutibilmente uno dei capitani più famosi che gli oceani abbiano mai visto in azione. Non meno temerario di Calico Jack, non meno irascibile di Barbanera o Morgan, non meno sensibile di Ching Shih o Anny Bonny, grandi piratesse.

Ero venuto a conoscenza che Cino produce vino da una piccola vigna sulle colline vocate di Predappio…..

-“Buona sera signor Ricci. Se mi dà l’indirizzo domattina sono lì da lei come d’accordo.”

-“Allora: quando sei arrivato al cimitero….”

-“Non si preoccupi “ -lo interrompo io- “  ho il GPS, mi basta l’indirizzo.”

“ Macché GPS, non lo trovi mica questo posto qui con il GPS, te stammi a sentire a me….”

Beh, in effetti per uno che in mezzo al mare si orienta con le stelle, il GPS non ha proprio ragione di essere.

La stagione è fredda ma Cino preferisce sedersi a chiacchierare all’aperto, godendo dei benevoli raggi autunnali che ci riscaldano un poco.

Signor Ricci, capitano Ricci, come la devo chiamare?

“Chiamami Cino.”

Come mai un lupo di mare sente il bisogno della terra ferma?

“Io sono sempre stato un “ terraiolo “. Sono nato a Miramare di Rimini perché mio padre lavorava là, sono nato in casa, però i miei genitori erano di Forlì, io vengo dalla terra. Sono diventato del mare, ma io sono della terra.”

E il vino?

“Il vino è un qualcosa che mi appartiene per genetica, fa parte della mia vita da sempre, sia quando sono sulla terraferma che nei miei viaggi per i mari. La mia famiglia ha sempre posseduto un piccolo pezzo di terra da cui fare vino.”

Questo nettare si diffuse fin dall’antichità grazie alle navi e ai suoi capitani. Perché è un bene così importante?

“Perché il vino regala un’ebbrezza che rilassa e facilita la comunanza con i tuoi simili. Il vino aggrega e l’essere umano ha bisogno di stare in compagnia.”

Cino, trovi che terra e mare abbiano qualcosa in comune?

“No, da una parte è tutto blu, da una parte è tutto verde. Una volta mi piaceva tanto il blu, adesso mi piace tanto il verde.”

Hai frequentato salotti à la page e bevuto vini importanti: quali sono i vini che ricordi di più?

“I vini che mi sono piaciuti di più sono quelli toscani, il Brunello di Montalcino in particolare.”

Qual è il talento più importante che bisogna possedere quando si è in mare, e quello da possedere sulla terra ferma?

Il talento più importante è il buon senso, che devi avere tanto in mare quanto in terra. Perché è il buon senso che ti aiuta. Il buon senso è la “sensazione generale” di fare quello che bisogna fare senza stare a seguire delle regole. Il buon senso è quella cosa che ti dà la cautela necessaria per affrontare un problema che nel frattempo è sopraggiunto, consentendoti di ragionarci prima sopra. Il buon senso ti fa diventare cauto su quello che devi fare per evitare o attutire un pericolo. La terra mi ha insegnato la tenacia, il dovere di continuare a fare quello che ti senti di fare anche se subisci dei rovesci. La tenacia nel voler seguire la tua strada, ma prima di tutto viene il buon senso.”

La lezione più importante che hai imparato dal mare e quella più importante che hai imparato dalla terra.

“Quella del mare è che non c’è fine, il mare non finisce mica. Prendi ad esempio una vela quando sei dentro a una tempesta: hai la sensazione che la tempesta non abbia fine. Poi è l’esperienza che ti dice che tanto finirà. Però quando sei lì che comincia la burrasca, impari ad accettare che per tre giorni starai senza mangiare e senza bere, non c’è un limite. La tempesta non ha un limite e non possiede regole. Lei non ti dice che durerà tot giorni. I teorici ti dicono che nella tempesta ci sono tre onde cattive e una buona. Non è vero un tubo. Ve ne sono cinque cattive e una buona, ma non viene da te, va da un’altra parte!” E ride di gusto.

“In mare impari che hai a che fare con un qualcosa che non ha limiti. In mezzo a tante onde di cinque metri ce ne può essere una di dieci, vedi che tutte ti vengono da dritta ma può venirne anche qualcuna di fianco. Non so se mi sono spiegato: del vento nessuno è padrone. Il vento ha le sue regole ma tu non le conosci e non sai neanche quando cominciano a valere altre regole. Quando sei fra le onde non è che puoi scappare, dove vai? “ E di nuovo una risata di gusto, di chi ne ha viste e scampate tante.  “Quello che ti voglio far capire è che in mare non c’è limite. Queste esperienze spiegano perché io in macchina abbia sempre con me da mangiare e da bere.” E di nuovo giù a ridere.

“Dalla terra ho imparato che se tu la coltivi e la rispetti, lei ti dà tutto quello che vuoi. Poi mi ha insegnato che le piante che compri adesso non sono come quelle che piantavo cinquanta/sessant’anni fa, o che piantava mio nonno. Si ammalano subito e bisogna dargli sempre della roba. Mah….”

I marinai di notte navigano guardando le stelle. Qual è la buona stella di Cino Ricci?

“La mia mamma è la buona stella, la mia mamma che mi ha fatto.”

C’è un celebre film intitolato “Un mercoledì da leoni”: qual è stato il tuo mercoledì da leoni?

“Non l’ho ancora incontrato”

Perché uno diventa capitano e uno no? E perché l’essere umano ha bisogno di comandanti?

“Le doti da comandante sono innate. E’ una forza che è dentro di te quella di attirare le persone. Sono doti che possono venir fuori fin da piccoli. Ti accorgi che gli altri bambini vogliono giocare tutti con lui, e gli vanno dietro. Oppure vengono fuori da grandi, in seguito a una forte necessità, o alle vicende della vita. L’essere umano è un animale sociale, ha bisogno della compagnia, di stare insieme, però ha bisogno di uno che abbia una visione generale del tutto, che sappia dove andare e come.

Cino Ricci ha ancora desideri?

“Boh, forse sì, non lo so. Più che desideri per me, ce li ho per chi mi sta intorno. Per i miei familiari, i miei nipoti. Che abbiano la salute, il lavoro. Per fortuna sono tutti a lavorare e mai che mi abbiano chiesto, “ babbo, nonno, mi puoi dare una mano? “, mai che mi abbiano chiesto un aiuto, si sono sempre arrangiati da soli.”

Sai Cino, da parte di mamma sono di Cesenatico. Sono nipote di pescatori. Mio nonno andava a vela con i “bragozzi“ e nella sua barca non mancava mai il vino. È cosi anche nelle regate?

“Il vino durante le regate c’era sempre, e nella mia barca non è mai mancato.”

Hai “indossato” sempre con orgoglio e in tutto il mondo il tuo spirito romagnolo. Quando senti suonare “Romagna mia“ di Secondo Casadei, che emozione ti dà?

“Mi ha rotto le palle. Una volta quella canzone si cantava e quando la ascoltavo, ed ero fuori all’estero, il mio pensiero andava subito a casa. Io sono romagnolo e ci tengo ad esserlo, però è un brano che mi ha stufato!” E di nuovo a ridere di gusto.

Mi accompagna alla macchina e mi regala una bottiglia della sua Albana, frutto di una piccola produzione in regime di agricoltura “naturale”. “ Te ne avrei data anche qualche d’una di più, ma fra nipoti e pronipoti ne ho più di quaranta, e tutti pizzicano dalla mia cantina. Così, visto che il vino era quasi finito, l’ho nascosto e me lo son bevuto tutto.” Mi dice facendomi l’occhiolino e prendendomi sotto braccio.

Mi allunga la mano per un saluto. Lo guardo. Sì, io guardo quest’uomo messo tante volte alla prova dagli oceani, guardo le sue mani vissute, il suo corpo ora esile e provo un senso di commozione, e lo ringrazio, lo ringrazio per l’onore che ho avuto nel poterlo conoscere, e glielo dico. Lui mi guarda dritto negli occhi e sorride senza aggiungere niente. Gli occhi azzurri si fanno sottili come quelli di un lupo prima della caccia. Mi perdo in quell’azzurro impenetrabile e infinito che mi restituisce ancora un fuoco che nessuno mai potrà più spegnere. Darei tutto quello che ho, e dico sul serio, per poter calcare il ponte al fianco di questo comandante in mezzo a una tempesta, con ogni muscolo vigile in attesa della lotta, a puntare la flotta nemica, fra tuoni e fulmini che squarciano il cielo, scorticati dal vento e dalla pioggia, gridando ancora una volta: “all’arrembaggiooo!!”

Note conclusive

In questo viaggio ho portato con me mio padre, uomo burbero e taciturno che, come tutti quelli del suo tempo, ha vissuto di miti e leggende. Ho pensato di fargli una sorpresa. Cino è sempre stato un suo idolo, hanno la stessa età. Non riesco a descrivere le emozioni che ho provato nel vedere questi due uomini mentre parlavano tra di loro. Si raccontavano la vita e le sue fatiche, e le cose comuni di ogni giorno. Due persone apparentemente distanti: uno che ha solcato tutti i mari del mondo e l’altro che ha viaggiato sì e no solo in Romagna, o poco più. Mi godo la vista di questi due uomini da lontano, mentre confabulano. Mi giunge a malapena il sussurro delle loro parole, a tratteggiare racconti pieni di dolcezza e rispetto. Ed io ho ringraziato ancora una volta la mia buona stella, sottovoce.

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