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Gravità Zero, le birre bianche

Il Piemonte, culla di grandi vini, grandi materie prime e grande cucina non poteva lasciarsi sfuggire la rinascita birraria degli ultimi decenni. Anzi, senza nulla togliere ai tanti altri, e valorosi, birrifici italici, diciamo che è localizzato proprio a Piozzo, Cuneo, Piemonte, uno degli epicentri di quel nuovo tipo di birra che oggi, un po’ semplificando, viene chiamata “birra artigianale.”

Piccole produzioni, cura dei dettagli, fantasia e poca omologazione, a contrapporsi alla grande industria della birra, tanto da condizionarla e in qualche modo cambiarla. Il terreno certo era fertile, l’Italia così legata al vino e vergine di tradizione birraria, la crescita di nuovi consumatori e di un consumo più facile. Tant’è, i microbirrifici sono esplosi a centinaia lungo tutto lo stivale, tra successi e insuccessi naturalmente, ma con un’innegabile crescita sia qualitativa che culturale.

E se a Piozzo (1000 abitanti) è nata Baladin perché a Giaveno (Val Sangone, Torino) non potevano imitarla? Questo si sono chiesti Irene, Luca e Stefano Delleani, tre fratelli di birra appassionati e dall’arte brassicola catturati. Gravità Zero è nata solo 3 anni fa, con la missione di produrre “una birra leggera, beverina e dal carattere morbido“, una birra che sollevi dai pensieri, una birra che rimuova il peso della quotidianità nell’allegria del convivio.

Assaggiamo le due “bianche”, la tedesca Weizen e la belga Blanche, non senza prima notare la cura grafica delle bottiglie e il gioco di parole legato al logo TreeBALE, unione di Tree (l’albero, la tradizione) e Ale (la birra) ma che suona “tribale”, e infatti identificà la comunità che sta crescendo intorno a questo giovane birrificio, fatta di ristoranti, birrerie, enoteche ma anche di persone che possono unirsi e seguire, nonché partecipare, ai numerosi eventi organizzati dai tre fratelli.

I bicchieri usati non sono quelli più adatti allo stile ma comunque validi per una degustazione.

WEIZEN 5, 2%: la classica tedesca da frumento maltato si presenta nel tradizionale abito dorato opalescente. Anche i profumi non deludono, si avvertono bene i lieviti, la frutta matura – specialmente banana – e una leggera speziatura di chiodi di garofano. Al palato l’iniziale rotondità e dolcezza lascia spazio all’acidità per finire poi appena più secca su leggere note luppolate. Carbonazione finissima. Birra dalla beva encomiabile.

BLANCHE 4,6%: ci spostiamo verso il Belgio per un’altra birra da frumento (stavolta non maltato). Il colore manifesta già le sue differenze, appare più chiara, più opalescente e con un cappello più spesso. Al naso si apre su note di frumento per poi lasciare emergere delicati profumi di agrumi e coriandolo. In bocca piuttosto omogenea su sensazioni dolci e acidule al contempo, ai sentori di pane bianco e lievito si accompagnano la buccia di arancia e un leggerissimo coriandolo. Amaro quasi inesistente. Come la precedente, è una birra che si beve con una facilità estrema.

Solo un piccolo assaggio quindi della ampia proposta del birrificio, ma già sufficiente per dichiarare compiuta la missione: sono birre che rendono decisamente leggeri!

 

 

 

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