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La Fornace e i suoi “brunelli” in una piccola verticale storica

VIAREGGIO, aprile 2020 – Alla fine ho ceduto. Ho ceduto alla frenesia lavorativa dei giorni a.c. (ante covid) e a una malcelata pigrizia nel girovagare la Toscana (perché più si va lontani più è ganzo, per dirla – appunto –  alla toscana). Così mi ritrovo qui, nella solitudine di una casa vuota in questi giorni bui della pandemia, ad anelare quelle piccole luci che sanno rischiarare l’umore e rinfrancare i cuori, come le telefonate di amici cari e i bei ricordi. Ecco, è proprio un bel ricordo quello che mi lega a Fabio Giannetti e ai suoi vini.

Ci siamo conosciuti otto anni fa durante una cena di un tour degustativo per TasteUmbria. Essendo coetanei, la serata è filata via tra rimembranze varie della nostra giovinezza, alternate a discorsi vinosi. La piacevole serata si è conclusa con la promessa di andarlo a trovare in azienda e la sua offerta di farmi avere qualche bottiglia per promemoria, come recita quella pubblicità di un “vinello” in brik.

Dopo poco tempo le bottiglie sono arrivate. Le ho custodite con cura nell’attesa di mantenere quella promessa, per scrivere poi un bel pezzo corredato dalle foto d’occasione. Ma il tempo passa veloce e ho rivisto Fabio solo per qualche fugace saluto durante Benvenuto Brunello. Oggi però ho bisogno di luce: è giunta l’ora di assaggiare quei vini.

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ROSSO DI MONTALCINO 2010: proviene da vigne giovani, tra i 7 e i 17 anni, resa massima per ettaro di 55 quintali, fermentazione in acciaio e affinamento di 16 mesi in botti di rovere di Slavonia da 32 hl. Nel bicchiere un rubino molto scuro concede poco alle trasparenze. Al naso è deciso, la ciliegia matura troneggia sul sottobosco, sulla carne e sugli accenni di cuoio e spezie fini. In bocca non è da meno, mostra un piglio austero con tannini ben delineati. Il corpo sostiene bene la gradazione alcolica, solo sul finale si avverte un po’ di calore. È anche in questa fase che si apprezzano maggiormente l’acidità e la mineralità. In retro bocca si avvertono anche frutta secca e prugna. È un Rosso tosto, di carattere, che vedo bene abbinato ad un piatto godurioso come il cinghiale in umido, piuttosto che a una classica “fiorentina”.

BRUNELLO DI MONTALCINO 2007: sale l’età delle vigne, tra i 17 e i 36 anni, fermentazione in acciaio e poi trasferimento in botti di rovere di Slavonia da 10 hl e barriques. Invecchiamento 36 mesi, 20% barriques, 80% botte. Alla vista torna una certa trasparenza. Dotato di un bel frutto, non disdegna la macchia e i leggiadri terziari. Spunti balsamici sul finale. Al palato è potente, netti i richiami ematici. I tannini levigati e la discreta spinta acida sostengono un sorso un po’ indolente nello sviluppo ma di notevole persistenza.

BRUNELLO DI MONTALCINO 2006: età delle vigne tra i 16 e i 35 anni, fermentazione in acciaio e poi trasferimento in botti di rovere di Slavonia da 10 hl e barriques. Invecchiamento 36 mesi, 20% barriques, 80% botte. Rosso rubino poco più trasparente del precedente e sempre splendente. Naso elegante giocato tra frutta rossa, erbette aromatiche, leggero agrumato, note minerali, un pizzico di pepe bianco e un ricordo di pietra focaia. Bocca dinamica, parimenti elegante, dalla trama tannica finissima e di buon equilibrio complessivo. Interessanti la “dialettica” acido-minerale e i graditi ricordi mentolati sul finale.

BRUNELLO DI MONTALCINO 2006 RISERVA: età delle vigne tra i 16 e i 35 anni, fermentazione in acciaio e poi trasferimento in barriques di rovere francese per 48 mesi. Ancora rosso rubino intenso e luminoso. Al naso è intrigante, la bella espressione di frutto si accompagna bene al sottobosco, agli accenni di cuoio e cioccolata, alle note ematiche, alla leggera speziatura e a soffi di freschezza. Al palato il frutto inizialmente è croccante per poi diventare più succoso. Coniuga abilmente intensità ed eleganza, la vibrante acidità e la finezza dei tannini forniscono l’adeguata cornice ad un quadro ben dipinto. Dimostra più grinta del precedente.

BRUNELLO DI MONTALCINO 2004 RISERVA: non dispongo della scheda tecnica, riscontro solo una gradazione alcolica di 14%, inferiore ai precedenti vini di circa mezzo punto. Alla vista si adombra un po’. Parte un po’ chiuso, su toni “scuri”, per poi aprirsi e raggiungere una certa finezza. Ciliegia marasca, inchiostro, radice di liquirizia, per finire poi su sentori di cuoio, accenni speziati e balsamici. Al palato è piuttosto corrispondente, buona l’acidità ma il tannino asciuga un po’. Anche lo sviluppo in bocca ne risente, risultando non particolarmente dinamico e di media lunghezza.

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La foto di Fabio è tratta dal loro sito, per quelle scattate da me e per qualche appunto sulla storia familiare/aziendale ne riparleremo quando, finalmente, adempierò alla promessa!

 

One Comment

  • Fabio ha detto:

    Grazie Leonardo… l’invito è sempre valido…. e devo presentarti l’ultimo arrivato… Origini, un Brunello veramente unico!!!

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