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Tennis e vino? Si può fare!!!

“Enogastronauta tennista”, così amo definirmi. E come me, in molti ormai non più dei ragazzini imberbi – ahinoi – sono diventati grandi appassionati di questo magnifico sport, di viaggi indimenticabili, della buona tavola e dell’ottimo vino.
Associare il tennis solo ai viaggi e alla buona (e sana) cucina, escludendo il vino, è piuttosto facile. Possiamo trovare ottimi riferimenti anche tra i campioni della racchetta. Appena il calendario lo permette, non disdegnano la fuga in qualche paradiso remoto per staccare e rigenerarsi un po’, senza tralasciare una corretta alimentazione, leggera e gustosa al contempo.

Per noi “amatori”, nel senso più ampio della parola, è ancor più facile abbinare questi tre fattori: un classico è la cena con gli amici dopo una partita, durante la quale magari si parla delle vacanze appena fatte o di quel viaggio da sogno che un giorno faremo, tra l’esaltazione per un colpo ben riuscito e aneddoti tennistici di vario genere.
Invece associare il tennis unicamente al vino è più difficile, è un argomento più delicato visto che alcol e sport non vanno molto d’accordo. Vero è che il tennis è risultato lo sport migliore per “invecchiare” bene e che un bicchiere al giorno di buon vino aiuta in tal senso, ma il trait d’union più sensato potrebbe essere qualcosa di più etereo, come le emozioni e le sensazioni che si provano quando si esegue un colpo o si assaggia un vino.

Tento questa ardua comparazione un colpo alla volta:

BATTUTA: partiamo subito con il colpo forse più importante di una partita, un fondamentale dal quale consegue tutto il resto del punto. Quindi ci vuole un vino importante, corposo e deciso ma che possa variare come i diversi tipi di battuta possibili. Direi che il Nebbiolo è il vino-vitigno che fa proprio al caso nostro: elegante e armonioso come nel Barolo per il servizio in kick, un po’ più grintoso come nel Barbaresco per il servizio piatto, più delicato e tagliente come nel Nebbiolo dell’Alto Piemonte (Ghemme, Gattinara) per il servizio in slice.
DRITTO E ROVESCIO IN TOP: pochi dubbi… potenza e rotondità al massimo come i migliori Merlot sanno regalare!
DRITTO E ROVESCIO PIATTO: anche in questo caso la potenza domina ma è un colpo più secco e preciso che va diretto all’obiettivo. Ci vuole un vino corposo, strutturato, con tannini presenti ma non eccessivi per la giusta secchezza: un buon Brunello di Montalcino o un Chianti Classico di razza potrebbero rappresentare degnamente un bel colpo vincente.

BACK E CHOP: quando tirati bene, tesi e profondi, sono “rasoiate” che mettono piuttosto in difficoltà l’avversario. Nel vino ci vogliono acidità e mineralità per essere dritti e penetranti: nei bianchi vado sicuro con i Riesling della Mosella, nei rossi azzarderei una Barbera, un vino che “scivola” bene in bocca per la sua particolare acidità.

VOLÈE: è tra i colpi più difficili del tennis per tempi di preparazione e tocco necessario. Tale difficoltà mi fa venire in mente un vitigno piuttosto complicato da coltivare e ancor più difficile da vinificare bene: il Pinot Nero (ovviamente quando vinificato in rosso). I vini che lo propongono in purezza presentano molteplici sentori, così come sono numerose le volée che si possono eseguire, e una peculiare finezza che rimanda alla sensibilità necessaria per un colpo ben eseguito, specialmente per le stop-volley. Altra comparazione interessante sole le “puzzette”, delle imprecisioni non così rare in questa tipologia di vino, dei piccoli difetti che lo rendono più intrigante, come può essere lo strabismo di Venere in una bella donna o una volée steccata ma comunque di successo.

SMASH: potenza uber alles! Un colpo che (di solito) non dà scampo all’avversario. Ci vogliono vini tosti, che lasciano un segno indelebile nella memoria di chi li assaggia. Un Amarone della Valpolicella o un Sagrantino di Montefalco possono superare egregiamente la prova di forza.

SMORZATA: agli antipodi del precedente, è un gesto dove la delicatezza e la dolcezza sono le caratteristiche essenziali. Un Moscato d’Asti o un bianco alsaziano sapranno essere altrettanto delicati nei profumi e dolci a al palato, per regalare un piacere momentaneo come per il punto appena fatto.

PALLONETTO: può essere giocato sia in modo difensivo che in modo offensivo, ma per essere efficace deve essere sempre “rotondo” e profondo. Due caratteristiche che si ritrovano nei Vin Santo: vini che sottendono una certa attesa, come quella del rimbalzo della palla dopo il colpo, e che possono essere più o meno morbidi (dolci) ma dalla profondità e persistenza notevoli.

A questo punto provo ad abbinare un altro aspetto del tennis, ossia l’inevitabile risultato a fine partita:

SCONFITTA: fin troppo facile… attendi la partita, lotti con tutte le forze ma torni a casa con le pive nel sacco. Un po’ come quando selezioni un vino con cura, spendi una cifra considerevole per acquistarlo e poi… sa di tappo!

VITTORIA: Si dice che il sapore della vittoria sia dolce. Un Passito di Pantelleria, con la sua armonia e la sua dolcezza solare, potrebbe essere un ottimo candidato. È un vino ottenuto con l’appassimento degli acini lasciati ad asciugare al sole per giorni così come si disidratano i giocatori durante i tornei estivi. Però preferisco associare la dea alata al vino più famoso dei festeggiamenti: una grande bollicina saprà inebriarci col suo frivolo perlage e regalarci una piacevole e meritata sensazione di leggerezza dopo tanta fatica.

Buone partite e, soprattutto, buone bevute a tutti!

 

Le immagini, nell’ordine, sono tratte da: Amazon.it, Winenews.it e Deuce Winery

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