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Badia di Morrona – La storia produce nuove annate e … nuove etichette

Abbiamo già incontrato la famiglia Gaslini Alberti, sia qualche tempo fa, parlando della loro piccola ma eccellente cantina in Piemonte, i Poderi dei Bricchi Astigiani, sia a inizio anno per raccontare la storia della loro tenuta toscana Badia di Morrona, in occasione delle verticali di due etichette importanti come il VignAalta e il N’Antia. Rimane quindi molto poco da dire sugli 80 anni di storia di questa famiglia e delle loro tenute, sulla qualità del lavoro in vigna e in cantina, sulla bontà dei loro prodotti frutto dell’impegno di professionisti preparati, sulla passione che si respira in ogni sorso.

Non resta quindi che cogliere al volo l’uscita di nuove etichette e organizzare un tasting per condividere e raccontare nuove esperienze sensoriali legate a questa importante realtà. L’occasione è arrivata con la presentazione di una nuova produzione in veste rosata, il Vivaja da uve sangiovese, e delle nuove vendemmie di Chianti (selezione 2019) e VignAalta (2017).

Ma prima di iniziare, uno spunto di riflessione che ho voluto porre al produttore perché mi incuriosiva capire come mai, in un ventaglio produttivo che conta almeno una dozzina di etichette (in Toscana), si sia pensato a introdurre anche un rosato. Risponde Filippo Gaslini Alberti: “La verità è che … è stata una richiesta dell’enologo e responsabile di cantina, Adolfo Benvenuti, che ha richiesto di poter fare questo esperimento, anche considerando che i rosati toscani si stanno guadagnando un pò di spazio nel mercato. In linea di principio non sono favorevole all’inserimento di un crescente numero di etichette o all’inseguire le mode, perché la nostra gamma mi sembra sia già abbastanza rappresentativa del territorio e dell’azienda, ma ogni tanto una novità … perché no? Il prodotto è venuto molto bene, base sangiovese … vediamo come si comporterà pur in un mercato molto difficile come quello post lockdown”.

Vivaja 2019

Questa new entry va a completare un ventaglio produttivo già ricco ma che in effetti peccava della mancanza di un rosato, una veste enoica che negli ultimi 10 anni ha visto crescere sia i dati di vendita che la scelta per il pubblico. Oggi il rosato non è più un vino solo “femminile”, anzi, è una scelta consapevole, forse ancora legata alla stagionalità, ma che tende ad esserne meno schiava, piuttosto dettata dal desiderio di misurarsi con sfumature organolettiche diverse ed intriganti.

Questa etichetta, realizzata con sangiovese che respira aria di mare e si nutre di terreni ricchi di calcare e fossili, elaborato rigorosamente in acciaio, risulta molto accattivante sotto il profilo cromatico: rosa chiaro, delicato e luminoso, con sfumature cipria. Al naso offre uno spettro aromatico esteso, che richiama alcune note tipiche del sangiovese, come la frutta rossa, ma anche un bouquet floreale di campo, fresco e avvolgente. In bocca è morbido, delicato ma tonico, abbraccia il palato con note di bacche rosse, ciliegia e cenni di mirto, con un apprezzabile sostegno acido; poi il sorso regala un respiro aromatico piacevole e una fragranza iodata che sollecita un nuovo sorso per una beva agile e gustosa. Eclettico.

I Sodi del Paretaio – Chianti 2019

Questa selezione ottenuta da uve sangiovese, cabernet sauvignon, merlot e syrah è storicamente il manifesto del Chianti secondo i Gaslini Alberti; la nuova vendemmia gli fa onore. Lavorato opportunamente tra cemento e acciaio, qui le uve determinano a seconda dell’annata i tempi di permanenza nelle vasche per la fermentazione e la maturazione, il ciclo si conclude mediamente dopo circa dieci mesi.

Nel calice il vino è rosso vivido e concentrato; avvicinando il naso risulta molto profumato, appena pungente, ma qualche minuto in più nel calice stempera ogni asperità e riconosciamo sentori di ribes e viola. Al palato lo troviamo quasi pronto, appena chiuso ma con tanta voglia di esprimersi; fragranze di prugna croccante e polposa si accompagnano a tannini giusti, spalla acida e calore alcolico, un buon mix che rende il sorso pieno e rotondo, restituendo un palato equilibrato che cancella ogni dubbio sulla godibilità del vino e lascia un piacevole ricordo di liquirizia e sigaro. Disinvolto.

VignAalta 2017

Come ampiamente descritto nella verticale di gennaio, questo vino è senz’altro l’espressione più pregiata del sangiovese di questa tenuta, coltivato per basse rese e lavorato con sapiente utilizzo del legno, solo botti grandi (25 ettolitri) per almeno due anni. Questa nuova vendemmia è stata anticipata a causa di una stagione caratterizzata da scarse piogge invernali e dal caldo torrido estivo, per una resa ancora più ridotta ma con un prodotto altamente selezionato.

Appare di un rubino inteso, limpido ma serrato, con riflessi porpora. L’approccio olfattivo è intenso e composito, già aperto (ma lo abbiamo stappato da un po’) su note floreali di viola e rosa, poi arriva il sottobosco umido, quindi il rovo, e poi il frutto, con sentori di mora in confettura; infine il velo aromatico, vagamente balsamico, con aliti frutta secca e tabacco.

L’assaggio rivela un gusto altrettanto complesso, fatto di frutta matura, amarena, visciola, tenace e setoso, con tannini levigati ma ben delineati, che danno spessore; la deglutizione è ghiotta e la lingua “schiocca”, in retronasale tornano note di eucalipto, di cacao e noce moscata, accompagnate da una lunga scia minerale. Generoso.

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