La parola
all'agronomo
di Lamberto Tosi
 
 
Le parole
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Vino fragolino:
il fuorilegge

Micotossine e vino

Le forme di allevamento della vite: Prima parte
Seconda parte

VITE '99:
prima parte
seconda parte

A quando la vendemmia?

Se il vino sa di tappo...

L'ambiente, l'uomo, la vite.
 

 







 

Vino fragolino: IL FUORILEGGE

Parlare di vino fragolino significa parlare di ibridi produttori diretti e, con essi, di storia della viticoltura. Alla fine dell'800 imperversavano in Europa la peronospora e l'oidio, che misero in ginocchio la viticoltura europea già malmessa dalla fillossera. In queste condizioni i genetisti di allora non trovarono di meglio che produrre ibridi tra la vite europea (Vitis vinifera) e le altre specie di viti presenti nel mondo, tra cui quelle americane, in gran parte naturalmente resistenti ai temuti patogeni. Tanto più che queste già venivano utilizzate come portinnesti per difendere gli impianti dalla fillossera.

Si parlò così di Vite ideale, ovvero di una vite che unisse le qualità organolettiche della vite vinifera e sue cultivar (Sangiovese, Merlot, Cabernet, Sauvignon, Chardonnay ecc.) alla resistenza alle malattie della vite americana. Già, perché la vite americana di per se non ha eccellenti attitudini alla vinificazione e i vini da lei derivati hanno quasi tutti il caratteristico odore-sapore di Foxy, altrimenti detto volpino, che li rende caratteristici ma anche qualitativamente scadenti. Gli ibridi che ne derivarono mantennero questo odore caratteristico e, nonostante gli sforzi dei genetisti, la qualità organolettica non poté essere migliorata senza perdere le caratteristiche di resistenza alla fillossera e ad altre malattie fungine.

L'allarme fu però grande tra gli estimatori del vino, perché queste viti di bassa qualità si diffondevano velocemente. Il legislatore, che aveva a cuore la qualità, corse ai ripari. Nel 1931 vennero adottate severe misure legislative per proibirne la coltivazione, modificata poi dalla legge 2 aprile del 1936. Nel 1962 un'altra legge stabilisce l'impossibilità di commerciare vini non provenienti dalla Vitis vinifera, e con successivo regolamento europeo, a partire dal 1979, viene prevista l'eliminazione dagli appezzamenti in cui sono coltivate le varietà di viti provenienti da incroci interspecifici (i cosiddetti ibridi produttori diretti).

L'uva fragola fa parte di questi ibridi, e quindi il vino che se ne può ottenere non può assolutamente essere messo in commercio. Anche l'uso familiare non è molto consigliabile, dato che la fermentazione di questi ibridi produttori dà origine a vini con contenuti in alcool metilico (metanolo) superiori alla media dei vini derivati da vitis vinifera.

Per quanto riguarda infine le tecniche di vinificazione, la produzione del vino fragolino non è differente dalle altre, con l'avvertenza di una accurata diraspatura, che consente di togliere un'ulteriore fonte di gruppi metilici derivanti dalle pectine dei raspi. Chi comunque volesse produrre vino fragolino sappia che esso non è commerciabile in nessuna forma e che esistono metodi analitici testati per riconoscerlo anche se mischiato a vino di vitis vinifera.

Lamberto Tosi

 

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