acquabuona.com - italian wine e-zine
Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Le forme di allevamento della vite

di Lamberto Tosi

La classificazione delle forme di allevamento della vite può riguardare molteplici criteri, tanti quanti sono quelli modificabili dal viticoltore. Per dare una visione delle varie possibilità riportiamo di seguito uno schema di classificazione tratto da Fregoni (Fregoni M., Viticoltura di qualità, Ed. Fregoni, 1998)

Secondo l'altezza del fusto:

  • Basse < di 1 m (alberello, Guyot, ecc.)
  • Medie 1-1,5 m (Sylvoz, Casarsa, ecc.)
  • Alte >1,5 m (tendone, raggi, ecc.)

Secondo la direzione dello spazio

  • Orizzontali (tendone, ecc.)
  • Oblique (pergole trentine, Lyra, ecc.)
  • Verticali (Guyot, Sylvoz, cordone speronato, ecc.)

Nelle forme in parete, per ottenere una ottima insolazione l'altezza della parete fogliare dovrebbe essere circa il 60-80% della distanza tra le file.

Secondo la copertura della superficie

  • 80-100% (pergole trentine, tendone)
  • 40-60% (cordoni speronati verticali, orizzontali, obliqui, Cazenave, Guyot, ecc.)
  • < 40% (alberello)

Secondo la densità di impianto

  • Elevata-elevatissima: 4000-10000 ceppi/Ha (alberello, Guyot, cordone speronato)
  • Elevata: 3000-4000 ceppi/Ha (Guyot classico, cordoni speronati, orizzontali, obliqui, Cazenave, palmetta, ecc.)
  • Media: 1500-2500 ceppi/Ha (Guyot modificato, Sylvoz, pergola trentina doppia)
  • Ridotta: 800-1500 ceppi/Ha (sylvoz, casarsa, pergole romagnole, ecc.)

Secondo il tipo di potatura

  • Corta: cordone speronato, alberello, ecc.
  • Mista: Guyot, palmetta, Cazenave, Casarsa
  • Lunga: Sylvoz, GDC, pergole, tendone, raggi

Seconda la carica di gemme

  • minore di 55000: alberate, guyot classico, cordone speronato, alberello
  • 55000 - 100.000: Guyot classico e modificato, cordone speronato orizzontale, Sylvoz, tendone
  • 100.000 - 150.000: Sylvoz, Casarsa, ecc.
  • 150.000 - 200.000: pergole trentine, raggi


Naturalmente la stessa forma di allevamento può avere cariche di gemme molto diverse in funzione della densità di impianto. Cosicché si possono ulteriormente classificare le forme di allevamento combinandole con la forma di potatura e la carica di gemme, come nello schema sottostante.

Combinazioni gemme per Ha e tipo di potatura

Carica di gemme Forma di potatura Tipo di forma di allevamento
bassa mista Guyot
bassa corta Cordone speronato
elevata corta Controspalliera
elevata lunga Pergola, Sylvoz, Casarsa
elevata mista Cazenave
elevata corta Alberello a vaso

Ma questa combinazione di potatura e gemme si basa su un comportamento fisiologico della pianta: l'induzione a fiore e la dormienza. Discutiamo brevemente questi due aspetti.

Induzione a fiore e dormienza della vite

Come nella gran parte delle piante arboree, la vite ha un meccanismo di induzione e differenziazione delle gemme che dipende dal ciclo vegetativo ed avviene in genere dalla metà di giugno alla fine di luglio. Su tralcio di vite in accrescimento si distinguono gemme pronte e gemme miste a frutto. Le gemme pronte, che si sviluppano indipendentemente dal germoglio principale, hanno un ciclo di produzione di 30 gg. e danno origine a femminelle. Alla base di queste femminelle si differenziano, dopo 15 gg., le gemme miste che si sviluppano fino alla fine di luglio. Questo determina una maggiore maturità delle gemme basali, nate prima, rispetto a quelle a fiore apicali del tralcio, molte volte non completamente formate. All'intero della gemma il processo di differenziazione delle varie parti dell'apice vegetativo e degli abbozzi fiorali prosegue col passare del tempo. Si arresta in autunno per riprendere in primavera con la differenziazione dei fiori veri e propri e della macro e microsporogenesi, che consiste nella formazione degli ovari e delle antere, cosa che avviene nel mese di maggio, ovvero un anno dopo l'inizio della differenziazione della gemme stessa.

Ma quante gemme miste si formano? Questo numero è in rapporto con l'equilibrio tra carbonio e azoto (C/N) o meglio col rapporto tra sostanze organiche e sostanze minerali, apparendo chiaro che un eccessivo apporto di componenti azotate favorisce un eccessivo sviluppo vegetativo e con esso una forte produzione di gibberelline, ormoni inibenti l'induzione a fiore quando presenti in quantità eccessive.

Gli ormoni coinvolti nell' induzione fiorale sono diversi, tra questi le citochinine ed auxine considerate ormoni promotori della differenziazione a fiore. Ma è pur vero che nelle prime fasi di differenziazione le stesse gibberelline ricoprono un ruolo importante e che successivamente sono sostituite, sempre nell' effetto promotore, dalle citochinine che consento la trasformazione dell'abbozzo di viticcio apicale, indotto dalle gibberelline, in infiorescenza.

L'importanza della produzione degli zuccheri sintetizzati dalla foglia e l'induzione a fiore pare legata ad una concomitante produzione di auxine e citochinine che avviene nel periodo di maggiore luminosità e durata del giorno. Infatti, col diminuire della lunghezza del giorno, in agosto, si ha l'arresto dello sviluppo vegetativo e la diminuzione dell'attività fotosintetica e l'interruzione della produzione di citochinina con conseguente arresto della differenziazione fiorale. Altri fattori esogeni che influenzino l'attività fotosintetica inibiscono la differenziazione fiorale; tra questi ricordiamo la siccità, le basse temperature, gli squilibri alimentari.

Ma la gemma differenziata a fiore quando si aprirà? Il processo di controllo dell'apertura delle gemme e del periodo della loro dormienza dipende sia da fattori endogeni che da fattori esogeni. Potremmo riferendoci alla pubblicazione di Fregoni come traccia, suddividere le fasi di controllo in 6 stadi successivi:

  1. Pre dormienza: in questa fase le gemme che si formano sono controllate dalla produzione di auxine della gemma apicale del tralcio e quindi non si schiudono per la cosiddetta dominanza apicale. Il periodo di controllo è da giugno alla prima decade di agosto.
  2. Entrata in dormienza: dalla seconda decade di agosto alla prima di settembre le gemme sono controllate dalla produzione di auxine prodotte sia dalle foglie che dalle gemme stesse e che impediscono così il germogliamento.
  3. Dormienza vera e propria: quando si avvia il processo di senescenza delle foglie esse divengono produttrici di ABA (acido Abscissico) che induce nelle gemme in cui si accumula la dormienza vera e propria, che dura fino alla fine di ottobre. In questo momento solo lunghissime esposizioni a temperature di 25°C e acqua possono far uscire le gemme dalla dormienza.
  4. La levata della dormienza si verifica con l'abbassamento delle temperature in genere presenti nel periodo tra la fine di ottobre e la metà di dicembre. Tale riduzione termica riduce il contenuto di ABA nelle gemme e le predispone al germogliamento.
  5. Successivamente da dicembre a gennaio si ha la fase di post dormienza e sono le condizioni termiche generalmente inferiori al minimo vegetazionale della vite (10°C di media ) a controllarne la chiusura.
  6. Stessa cosa avviene nel periodo successivo da gennaio ad aprile detto di pre-germogliamento: appena le temperature esterne supereranno lo "0" vegetativo e siano soddisfatte le esigenze in freddo della vite, peraltro modeste, rispetto ad altri fruttiferi, si potrà avere la ripresa vegetativa e l'inizio di un nuovo ciclo di formazione delle gemme.

In ultimo descriviamo le forme di allevamento più diffuse tenendo conto di quello che abbiamo detto in precedenza e anche negli articoli già presenti su questo sito.

Breve descrizione delle forme d'allevamento (da Fregoni) :

Alberello: forma di allevamento di ridotta espansione, normalmente non richiede sostegno dato che il tronco è basso e l'apparato produttivo è prossimo al terreno. E' forma di allevamento propria dei terreni poco fertili e siccitosi, oppure dei luoghi dove, per particolari condizioni climatiche, si abbisogna di forme ridotte e compatte (zone fredde - Alsazia - zone ventose, ecc.). Esso è diffuso in molte zone delle Francia, della Germania, Svizzera, ma anche per opposti motivi, in Grecia, e Nord Africa. Data la scarsa vigoria consente una elevatissima densità per ettaro, che può raggiungere anche i 20-30.000 ceppi/ha.

Si distinguono diversi tipi di alberello:

  • a potatura cortissima detto alberello greco
  • potatura corta (alberello pantesco o siciliano o pugliese)
  • potatura lunga (alcamese)
  • potatura mista (alcamese, marsalese )

Il più diffuso appare l'alberello a potatura corta nel quale si dispongono 3-4 speroni potati a 2-3 gemme a un'altezza da terra di 30-40 cm. Si hanno così impianti di 1x1 o 2x2 o in caso di meccanizzazione 2x1. In questi casi la carica di gemme si aggira intorno alle 50.000 gemme a ettaro ma può anche scendere in condizioni sfavorevoli. Data l'alta densità di piantagione la carica di gemme è generalmente bassa.

Guyot: forma di allevamento a potatura mista, presente nel nostro paese da tempi remoti ma che ha avuto una sua formale teorizzazione nel XIX secolo ad opera del viticultore da cui ha preso il nome. Proprio delle zone poco fertili è un sistema spalliera particolarmente adatto alle zone declivi e collinari, e si caratterizza per la ridotta espansione. La forma mista si struttura come un tronco di 30-100 cm sul quale si inserisce un capo a frutto di 6-10 gemme piegato orizzontalmente in direzione del filare e uno sperone a 1-2 gemme come rinnovo per l'anno successivo. I tralci allevati perpendicolari al terreno vengono sostenuti da una serie di fili o doppi fili formanti gabbie, distanziati di 30-40 cm. Nel Guyot classico le distanze di impianto si aggirano tra i 180-220 cm tra le file e gli 80-120 cm sulla fila, in funzione della fertilità del terreno e della vigoria della combinazione nesto - portinnesto. Nelle forme modificate (doppio bilaterale, doppio sovrapposto, archetto, ecc.) le distanze possono grandemente variare fino a 2,5-3 metri a causa della maggiore espansione delle forme e della maggiore carica di gemme per ceppo. Per questi motivi sia la densità di impianto sia la carica di gemme per ettaro possono variare considerevolmente, attestandosi tra i 2500 e gli ottomila ceppi per ettaro con cariche di gemme variabili da 45000 a 100000. La potatura di allevamento consiste nell'allevare un tralcio spuntandolo fino al raggiungimento dell'altezza del primo filo, dopo di che si scelgono 2 tralci tra quelli che si originano dal tronco di cui uno si stende sul filo e l'altro si pota a due gemme.Tale formazione si ottiene normalmente in 3 anni. La potatura di produzione si compone di un taglio del futuro, speronamento a 2 gemme del tralcio più basso originato dal primo sperone, e un taglio del presente, cimatura a 6-8 gemme del tralcio più in alto nello sperone e distensione di questo sul filo.

Capovolto o alla Cappuccina: anche se considerato una forma a se stante, il capovolto si compone di due guyot contrapposti sulla fila i cui capi a frutto non sono disposti orizzontalmente al terreno ma inclinati verso il basso. In questo caso l'impalcatura è più elevata, in genere sui 2 metri, anche se in Emilia si raggiungono anche i 3 metri fuori terra. A differenza del Guyot, nelle situazioni di fertilità elevata dei terreni proprie delle zone dove è diffuso il capovolto, si può omettere lo speronamento data la buona vigoria delle gemme basali dell'archetto.

Cordone speronato: forma di allevamento diffusa in molti areali viticoli, sia nazionali che internazionali, capace di dare prodotti di qualità e di permettere una buona meccanizzazione, è caratterizzata da un fusto 60-100 cm che si prolunga orizzontalmente in un cordone permanente. Su di esso si inseriscono 4-5 speroni di 1-2 gemme inseriti a 15-25 cm di distanza, che daranno origine a capi a frutto. Questa forma di allevamento si adatta a terreni di media fertilità, asciutti, con varietà che ovviamente presentino una buona fertilità delle gemme basali. Esiste una variante al cordone speronato classico che è quella del cordone speronato bilaterale, dove la pianta viene divisa in due piccoli cordoni opposti lungo il filare. La densità di impianto è in genere abbastanza elevata, sui 4000- 5000 ceppi/Ha (ma non sono rare densità sensibilmente diverse), capaci di sopportare carichi di gemme per ettaro tra le 30.000 e 80.000.

Sistema Sylvoz: è questo un altro sistema di potatura lunga e ricca, a cordone orizzontale permanente. Anche in questo caso la vite adulta presenta un cordone orizzontale unilaterale (lungo talora anche 3 metri e più), disteso però sul 2° filo di ferro anziché sul 1°. Tale filo, più robusto degli altri, si porrà ad un'altezza di circa 1,30-1,40 m da terra; a circa 50 cm al disotto di esso vi sarà un 1° filo; a circa 60 cm al disopra, un 3° filo e meglio anche un 4°. Ogni vite dovrà avere un paletto o una canna per sostegno. Nel Sylvoz originale, ogni 30-40 cm, si trova sul cordone un capo a frutto di circa 50-70 cm, piegato ad arco perpendicolare verso terra, e legato sul 1° filo. Non ci sono speroni, perché annualmente gli archetti si rinnovano utilizzando uno dei tralci sviluppatisi vigorosamente dal primo tratto ascendente dell'archetto. Per allevare un vigneto con questo sistema, secondo le indicazioni del suo ideatore, le viti si pianteranno a filari distanti non meno di 3 metri, e sui filari a non meno di 2 m. Dopo la solita potatura corta dei primi due anni, alla potatura del 3° anno si lascerà il più bello dei tralci ottenuti l'anno precedente, e, a seconda dei vigore della vite, si porterà (se la vigoria della vite lo consente) all'altezza dei 2° filo, lasciando crescere verticalmente i 2, 3 germogli terminali, e cimando a circa 40 cm quelli sottostanti. Al 4° anno il migliore dei tralci si piega lungo il 2° filo, potandolo ad una lunghezza variabile con la robustezza della vite (da 40 cm a 1 metro o più), cercando che l'ultima gemma sia situata al disotto dei tralcio. Ai 5° anno s'inizia la formazione degli archetti, in numero vario sempre a seconda del vigore della pianta (da 1 a 3). All'uopo si piegano i migliori dei tralci dell'anno precedente, preferendo quelli che si trovano dalla parte superiore dei cordone. L'ultimo dei tralci steso orizzontalmente servirà di prolungamento del cordone stesso, per 50-60 centimetri. Negli anni successivi viene gradatamente aumentato il numero degli archetti fruttiferi, formandoti dal migliore dei tralci usciti dal tratto verticale ascendente dei vecchi archetti, mentre tutto il resto dell'archetto viene soppresso. La carica di gemme è in genere molto elevata potendo variare dalle 80.000 alle 150.000 gemme. Nella potatura di produzione il cordone permanente che si forma porta archetti piegati molto larghi e che vengono legati al filo sottostante; al rinnovo si sopprime il tralcio che ha prodotto dopo averlo sostituito con quello più vicino al cordone permanente formatosi dal tralcio stesso.

Casarsa: sistema derivato dal Sylvoz dove i tralci che derivano dal cordone permanente invece di essere legati sopra e sotto di esso vengono adagiati su fili che corrono paralleli al cordone e leggermente più in alto alla distanza di 25-30 cm. Il peso stesso della vegetazione e della produzione provvedreà successivamente durante la crescita a piegarli verso il basso; l'altezza prevista del cordone è a 1,6-1,70 m da terra con distanze di impianto di 2,5 -3 metri tra le file e 2-2,8 sulla fila, con densità che varia quindi da 2000 a 3000 ceppi/Ha con cariche di gemme che variano da 60.000 a 100.000 gemme.

Concludiamo con alcune considerazioni sulla varietà della viticoltura italiana e sulle potenzialità ed i pericoli della viticoltura meccanizzata. La meccanizzazione, sempre più stringente e necessaria per la competizione della riduzione dei costi, è la spinta maggiore per la scomparsa di molte delle forme di allevamento sopra descritte. Esse hanno avuto un senso nell'ottica di una viticoltura molto più ancorata al territorio ed alla tradizione e così molte delle soluzioni adottate rispondono ad esigenze del lavoro manuale e della specifica zona di produzione in cui sono diffuse. Al contrario la meccanizzazione predilige forme a spalliera, facili da gestire e da sviluppare, che richiedono poca manodopera ma che paradossalmente obbligano tutte le varietà a uniformarsi all'esigenza della meccanizzazione stessa o ad essere abbandonate. Ma un'altra considerazione mi appare come importante per la rivalutazione di forme di allevamento diverse da quelle facilmente meccanizzabili: come esiste il vino di vitigno ed il vino del territorio esiste forse anche il vino della forma di allevamento? Ovvero in un determinato territorio forme di allevamento diverse applicate sullo stesso vitigno danno vini diversificati? Non necessariamente migliori ma identificabili e caratteristici? Attendiamo notizie.

16 giugno 2007

 
 

prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola
presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici
acquabuona.com - italian wine e-zine