Concimazione autunnale della vite
di Lamberto Tosi, agronomo

La concimazione della vite è una pratica complessa che deve tener conto di diverse variabili, e di fattori che richiedono una conoscenza del terreno e della fisiologia della vite.

In particolare. i principali fattori riguardanti la concimazione della vite possono essere riassunti come di seguito:

  • Conoscenza delle caratteristiche chimico fisiche del terreno e della sua dotazione in macro e micro elementi;
  • Conoscenza degli aspetti climatici ed ecologici del  vigneto (piovosità , evapotraspirazione, esposizione, ecc.);
  • Conoscenza delle diverse esigenze delle forme di allevamento del vigneto in questione;
  • Conoscenza dei portinnesti e delle varietà impiegate nel vigneto;
  • Topologia della gestione del suolo (inerbimento, lavorazione, diserbo o combinazioni di essi);
  • Stato sanitario e vegetativo del vigneto;
  • Numero di gemme per ettaro e produzione per ceppo.

Con questa necessaria informazione si può affrontare il problema della concimazione della vite che risulta, per quanto appena detto, variabile di anno in anno. Nella normale pratica agricola, per le piante perenni o perennanti come la vite il periodo indicato per la concimazione era il periodo primaverile . E' infatti in quel periodo che si ha una discreta attività di assorbimento degli elementi minerali, accompagnata in genere da una buona piovosità che consente la dissoluzione dei sali e il loro trasporto anche se non interrati nei primi strati del terreno.

Text Box:  Questo è quanto  era ritenuto valido in campo agromonico fino a qualche anno fa. Oggi, con la maggiore conoscenza della fisiologia vegetale e lo studio della crescita e dell'assorbimento radicale, queste convinzioni si sono parzialmente modificate.

Dalla interpretazione del grafico sopra riportato, pare evidente che la distribuzione intorno alla fioritura dei concimi, in particolare se azotat,i è da ritenersi inutile se non dannosa. Questo perché in quel periodo l'assorbimento degli elementi risulta il più basso di tutto il ciclo vegetativo e anche per gli effetti deleteri sull'allegagione delle dosi eccessive di azoto. Dall'allegagione all'invaiatura l'assorbimento è massimo ma, parimenti, la piovosità statisticamente cala, rendendo inutile una distribuzione di concimi su un terreno asciutto che, in caso di temporali estivi, notoriamente brevi ed intensi, potrebbero essere allontanati dal vigneto ancora prima di essere disponibili per la vite.

Il periodo del germogliamento parrebbe ideale se non che in molte zone d'Italia l'attività delle radici, che ha un minimo intorno ai 10° C, è impedita dalla bassa temperatura del suolo stesso e dal fatto che esso e spesso saturo d'acqua, con conseguente impossibilità per le radici di respirare e quindi di effettuare quella attività trofica necessaria per l'assorbimento degli elementi.

Ecco che allora il periodo post vendemmiale, specialmente con vendemmie medie o precoci, pare ottimo per la distribuzione dei macro e micro elementi, in particolare per fosforo e potassio oltre che per modeste quantità di azoto.

E', infatti, in questo periodo che si ha ancora una buona attività fotosintetica, tale da fornire alle radici, dopo la diminuzione dei consumi dovuti alla vendemmia, sufficiente energia per poter assorbire e traslocare gli elementi ed accumularli nel parenchima da cui saranno richiamati la primavera successiva. Oltre a ciò, si riscontra anche una temperatura del terreno adatta e lo stato di umidità necessario perché questi processi possano svolgersi regolarmente e permettere alla pianta di affrontare con buone scorte l'inverno e la successiva primavera.

E' da far notare poi che la resistenza al freddo invernale è collegata al contenuto di sali nella linfa, che sicuramente sarà maggiore se si effettua una precoce concimazione autunnale.

Ecco quindi spiegate le ragioni della concimazione autunnale della vite che, non esimendosi dalle considerazioni espresse all'inizio, deve essere impostata ed eseguita con competenza e conoscenza del vigneto.

30 ottobre 2004