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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
La Toscana degli autoctoni

di Lamberto Tosi

L'otto giugno scorso, presso le cantine Leonardo di Vinci (FI), si è svolto un interessante seminario incentrato sulle caratteristiche e le prospettive delle varietà autoctone toscane. Tale incontro, organizzato dall'Arsia, si configurava come un passo intermedio nel programma di ricerca finanziato dalla Regione Toscana attraverso le Università Regionali (Firenze, Pisa e Siena) che ha come titolo "Miglioramento delle produzioni vitivinicole toscane attraverso la valorizzazione dei vitigni autoctoni."

Il coordinatore del Progetto, il Professor Boselli dell'Università di Firenze, ha posto l'accento sulla evoluzione delle tipologie di vini richiesti dal mercato e sulla loro capacità di distinguersi e tipicizzarsi come fattore di maggiore penetrazione nel mercato e come difesa dalle nazioni competitrici nel mercato viticolo mondiale. In particolare ha ricordato come il patrimonio fin qui esplorato non sia che una parte abbastanza esigua delle potenzialità ancora presenti in regione e come la ricerca debba svolgersi non solo nell'indirizzo della ricerca delle varietà ma anche nella loro valutazione enologica e viticola.

La prima relazione, esposta dalla dottoressa Rita Vignani dell'Università di Siena, si è focalizzata sull'analisi genetica dei vitigni ma soprattutto dei vini da vitigno, mettendo in rilievo la possibilità di individuare l'origine genetica del vitigno che ha dato origine al vino. Tale possibilità apre notevoli prospettive alla certificazione di origine genetica del vino (es. 100% sangiovese) anche se ancora non è in grado di darci elementi sulla sua origine territoriale.

Le relazioni successive tenute dai professori Franco Giannetti, Giovan Battista Mattii, Paolo Storchi e Giancarlo Scalabrelli, hanno analizzato le caratteristiche sia enologiche che agronomiche di alcuni vitigni minori tra cui il ciliegiolo, la massaretta o barsaglina, la merla, la foglia tonda, il mazzese, il vermentino nero, l'orpicchio, il morellino del casentino e l'abrusco. Tutti vitigni interessanti ma anche, in molti casi, legati, per l'ottenimento di prodotti qualitativamente importanti, alla territorialità.

Particolare è il caso del vermentino nero che testato fuori dal suo areale di ritrovamento è risultato molto inferiore alle aspettative ed del ciliegiolo che ha presentato le migliori caratteristiche quando ha goduto del clima costiero. In particolare sul ciliegiolo, con nostro particolare interesse, si stanno svolgendo ricerche sul profilo sensoriale e sulle caratteristiche vegeto produttive per una sua più netta caratterizzazione.

Le ricerche quindi proseguono su una via che sembra l'unica che possa portare fuori dalle difficoltà in cui versa la viticoltura italiana ed europea. Vini di vitigni autoctoni consentiranno la tipicizzazione del prodotto ma quello che dovrà essere fatto, e che risulterà essenziale per il successo di questa strategia, sarà di educare il consumatore a riconoscerli ed ad apprezzarli per le loro qualità e peculiarità.

28 giugno 2006

immagini: abrusco, barsaglina, ciliegiolo

 
 

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