Il vino della 
       settimana

Sauvignon

 

Sauvignon, sauvignon ...

il tema dell'ultimo Gioco del Gusto organizzato da Slow Food lo scorso 27 maggio era il confronto cieco tra cinque sauvignon. L'unica informazione a disposizione delle felici cavie (che oltre ai cinque vini si sono gustati i preziosi menù preparati nei ristoranti scelti dalle varie delegazioni) era la provenienza estera di uno dei cinque vini.
 

L'arduo compito è stato da noi affrontato alla Taverna Kostas di Pisa, che insieme ai bianchi ha presentato un gustoso e ben preparato menù di pesce: carpaccio di salmone, calamaretti ripieni su salsa di peperoni, una delicata zuppa di pesce e un ottimo filetto di orata al forno ricoperto di finissime fette di patata, zucchino e peperone rosso. Il tutto degnamente concluso da una elaborata versione di fragole e gelato alla crema. 
 

   Ma veniamo all'assaggio, con, in ordine cronologico, i nostri commenti, il risultato locale, la presentazione delle bottiglie e il risultato nazionale. 

Come si deve, i cinque vini sono stati serviti contemporaneamente, prima di iniziare il pasto, in modo che ne potessimo gustare appieno aromi e sapori. 

N°1: ci aspettavamo dei Sauvignon con le loro spiccate note varietali e non le abbiamo trovate nel primo vino che invece presentava profumi citrini e una discreta morbidezza in bocca. Non sappiamo se questa di servire per primo il vino meno aromatico sia stata una scelta degli organizzatori, comunque alla mancanza di tipicità si associava una scarsa armonia del vino. Con un po' di spirito nazionalistico uno dei commensali aveva subito azzardato la provenienza francese per questo bianco. Sicuramente non era un nostro tipico sauvignon.

N°2: ecco, ora ci siamo, i forti aromi del biancospino (eufemismo per un aroma che ricorda (in meglio!) la pipi del gatto) e un vino fresco e intenso in bocca. Unico neo una senzazione di non completa armonia, che però scomparirà ai seguenti assaggi, forse dovuta alla forti note aromatiche di questo vino.

N°3: un'altra sorpresa, questa volta in positivo, agli aromi varietali più tipici si associa un forte sentore di frutta matura che, già presente al naso, esplode in bocca con una nota dolce di frutta sciroppata. Un vino che sembra prodotto da uve surmature, anche per la piacevole densità e il bel colore carico. Forse non così lungo in bocca, ma comunque un vino che ci entusiasma. Che sia un grande prodotto del nostro sud?

N°4: ecco di nuovo un tipico Sauvignon, molto intenso sia al naso che in bocca, che non esitiamo a localizzare nel nord-est d'Italia. Molto simile al secondo vino, forse un po' meno aromatico ma più armonico, con spiccato aroma di ananas.

N°5: sicuramente il più floreale dei cinque, gli aromi varietali si accompagnano a un vino di grande freschezza che però non ci convince completamente, specialmente per l'eccessiva acidità che lo rende meno elegante. Azzardiamo una provenienza Toscana.

Una volta presenti tutti i vini sulla tavola, abbiamo continuato con gli assaggi, tentando anche delle comparazioni a coppie. Confermata la forte somiglianza tra il N°2 e il N°4 abbiamo parzialmente corretto il giudizio sul primo di questi, la presunta disarmonia era forse dovuta a un assaggio affrettato, i due si sarebbero probabilmente meritati un parimerito. Ancora convincente ci è sembrato il N°3, veramente armonico, benchè più corto dei più tipici 2 e 4. In definitiva abbiamo stilato la nostra graduatoria di tavolo mettendo al primo posto il terzo vino, seguito dal N°4, dal N°2, dal N°5 e infine dal primo vino che avevamo assaggiato.

Finalmente ci gettiamo sul cibo!

A metà del pasto, durante il quale abbiamo potuto nuovamente apprezzare i pregi dei due supposti Sauvignon del nord-est (2 e 4), grazie alle loro eccellenti doti di pulizia che facilitavano l'abbinamento, sono arrivati i risultati parziali, quelli del nostro locale... una classifica piuttosto strana, sembrava quasi che di vino in vino i commensali si fossero esaltati con conseguente innalzamento delle valutazioni. La classifica ripercorreva esattamente, ma in ordine inverso, la serie dei vini: primo il quinto, ultimo il primo. E se non avevamo dubbi sulla posizione del primo vino, non potevamo certo essere d'accordo sugli altri.

Ancora un po' di suspance (decisamente stemperata dal susseguirsi delle pietanze) ed ecco che cadono i veli:

I vini erano:

     
  • 1. Bianco del Coppo 97, Sauvignon delle Marche (Conti Leopardi Dittajoli)
  • 2. Sauvignon Lahn, S. Michele Appiano 1997 
  • 3. Santa Carolina Sauvignon Blanc, 1997 (Lontue-Chile)
  • 4. Collio Sauvignon, Livon 1998
  • 5. Sauvignon Colli Bolognesi, Vallona 1998 
Ebbene sì, avevamo eletto un cileno! Ma quando mai siamo stati nazionalisti? Que viva il Cile, se fa vini così interessanti, e soprattutto se ce la fa a liberarsi finalmente di Pinochet!

Soddisfazione anche per aver discretamente passato la prova della provenienza: se abbiamo completamente mancato sul primo vino si può capire l'associazione tra il sud italia e il vino cileno, così come l'aver dato del toscano a un sauvignon emiliano. Riconosciuti i due vini del nord-est con la conferma della maggior aromaticità dell'atesino rispetto al friulano.

Ed ecco i risultati nazionali, somma di un qualche migliaio di bevitori, che rendono giustizia ai valori in gioco, seppur non premiando il nostro preferito:

ecco le posizioni e i voti complessivi:

     
  • 1°: N°2  voti 19847
  • 2°: N°4  voti 18180
  • 3°: N°5  voti 17570
  • 4°: N°3  voti 17116
  • 5°: N°1  voti 12312
Piacciono evidentemente i nostri sauvignon del nord, e la freschezza di profumi del N°5 che, seppur per un'incollatura, lo fa preferire ai più sorprendenti e maturi aromi del vino cileno. 

Concludiamo osservando come il prodotto di San Michele Appiano mantenga tutti i suoi aromi pur essendo un 1997, sarebbe interessante ripetere tra un anno il confronto con il Collio e specialmente col Colli Bolognesi, entrambi del 1998, per vedere la capacità, specialmente di quest'ultimo, di mantenere i loro profumi.

postilla: grazie a un bel pranzo di matrimonio organizzato dalla gastronomia pisana Salsa in una amena villa lucchese di S.Macario al Piano, possiamo aggiungere alla lista un prodotto che non ha bisogno di presentazioni: il Sauvignon dei Colli Orientali del Friuli di Livio Felluga. Un 1997 dagli spiccati aromi di biancospino e di una rara pulizia in bocca, con un finale leggermente astringente e intense note di agrumi. Ottimo sul risotto ai gamberoni aromatizzato al rosmarino su cui è stato servito.
 

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