La Selezione Fattorie di Silvano Formigli
Rassegna
 
 

I vini della provincia di Pisa:
un mosaico tutto da comporre


Dal XXXIII Congresso dell'Associazione Italiana Sommeliers

Le feste del Chianti:
Gaiole in Chianti
San Gusmè
Panzano in Chianti
Radda in Chianti

Silvano Formigli è un ormai affermato uomo del vino, che da anni propone agli operatori italiani una propria selezione di aziende produttrici. Caratteristica della Selezione Fattorie di Formigli è sempre stato l'ottimo rapporto qualità prezzo e, anche se negli anni alcune delle aziende da lui distribuite hanno raggiunto livelli di eccellenza e prezzi proporzionalmente elevati, la ricerca di buoni prodotti a prezzi onesti resta ancora l'obbiettivo principale.

Lo scorso ottobre, grazie all'ospitalità di uno dei suoi clienti più rinomati, l'azienda Villa Cafaggio di Panzano in Chianti, Silvano Formigli ha radunato le sue fattorie allo scopo di fornire una presentazione completa della sua selezione a un gran numero di operatori. In un locale attiguo alle moderne e belle cantine di Villa Cafaggio erano a disposizione varie decine di aziende con i loro prodotti. Una selezione che certo non trascura nessun luogo d'Italia, dagli estremi lembi alpini alla remota isola di Pantelleria.

L'Acquabuonanon poteva certo mancare una simile occasione, era presente la redazione al completo con un preciso piano di assaggio volto a non trascurare nessuna delle interessanti proposte presenti.

L'assaggio ha considerato prima i vini bianchi, poi i rossi e infine i vini dolci. Li presentiamo qui senza un ordine specifico se non quello dettato dalle esperienze delle due commissioni d'assaggio che avevamo formato.

I VINI BIANCHI:

Iniziamo la visita assaggiando i bianchi di Kuenburg Shloss Sallegg di Caldaro. Tutti i prodotti sono evidenziati da colori molto carichi derivanti dalle lunghissime fermentazioni in acciaio che, a temperatura controllata, possono prolungarsi ben oltre i due mesi. L'azienda possiede vigne a diverse altitudini e la produzione dei bianchi è limitata a quelle più alte (500-600 metri sul livello del mare). 
Lo Chardonnay 1998 oltre al colore paglierino carico di cui abbiamo detto si presenta molto limpido e con una spiccata acidità. Al naso un aroma intenso di mela renetta e una buona complessità e ampiezza in bocca. Finale lungo, vino esuberante. 
Proseguiamo col Pinot Grigio 1998 che è aromaticamente ancora più espressivo; meno acido e complesso al gusto ma grasso e piacevolissimo, con note dolciastre. 
Ci piace un po' meno il Sauvignon 1998, i cui profumi meno aperti e poco varietali non reggono il confronto con i vini precedenti. Buona acidità e struttura. 

Dai suoi 15 ettari vitati di proprietà, lassù sulle colline di Mossa del Friuli, il vignaiolo Redi Vazzoler presenta una gamma di vini bianchi Collio doc tra i quali il più convincente ci è parso il Pinot Bianco 1998 dal buon impatto olfattivo, molto elegante, fine e tipico (riconoscimenti di fiori di campo e camomilla) anche se mediamente intenso, e dalla beva coerente e di buona lunghezza. 
Il Tocai Friulano 1998, che passa anche nei legni per un breve periodo, al naso di buona varietalità non fa corrispondere una bocca avvolgente, concentrata e potente come i migliori vini della sua categoria, consentendo leggere diluizioni. Di medio impatto ma tutto sommato fragrante ed equilibrato lo Chardonnay 1998 la cui massa ha fatto 6 mesi di barrique ed il rovere tende in questa fase a sovrastare un frutto non proprio concentrato.

Da Rovereto di Gavi la cantina di Ernesto Picollo propone all’assaggio un Gavi di Gavi 1998 da uve Cortese 100% (rese di 85 quintali per ettaro) di sicuro interesse. Di buona qualità olfattiva con note che rimandano ai lieviti e alla crosta di pane, presenta una bocca sapida e espressiva dove spiccano la grande concentrazione di estratti, la freschezza e la sapidità, che ne fanno un vino equilibrato. Resta un prodotto "tutto d’un pezzo", non troppo sfumato, ma assolutamente gradevole.

Dall’azienda veneta Conte Collalto, situata nella marca trevigiana, assaggiamo in sequenza un Prosecco di Conegliano doc 1998 in versione "ferma" che possiede ancora buoni profumi ma niente di più (mollezza); un Colli Trevigiani Verdiso 1998 da uve omonime che a un colore fin troppo slavato unisce profumi nitidi e fruttati (pera) e un gusto semplice e piacevole. 
Di livello superiore sicuramente è l’Incrocio Manzoni 6.0.13 1998, dal colore paglierino scarico ma dal notevole impatto olfattivo, fragrante e fruttato (pesca). La bocca si presenta fresca e sapida, soltanto un po’ sbilanciata nella invadente nota alcoolica, e comunque di bella lunghezza.

Restando in Veneto, tappa d’obbligo per "far visita" ai vini de La Cappuccina, tra i quali assaggiamo il Soave 1998 (Garganega 100%), dall’olfatto pronunciato e nitido nelle sue sfumature, molto delicato e fragrante (riconosci il miele) e da una bocca al momento non ben espressa ma che potrebbe in divenire equilibrarsi stante la buona sostanza rilevata. 
Il Fontégo 1998 è invece un Soave Classico Superiore che ripropone con buona presenza le caratteristiche olfattive del vino base ma che nel complesso dimostra maggiore consistenza, soprattutto in bocca, anche se un po' troppo evoluta. 
Il San Brizio 1997 ancora da uve Garganega, uno dei cruaziendali, mantiene ancora marcate acidità e vivacità nel frutto, che sicuramente saranno in grado di armonizzare ulteriormente la beva nel prossimo futuro equilibrando l’apporto discreto ma presente del rovere; assai più composite e sfumate le note olfattive rispetto agli altri vini Soave degustati, dove si percepiscono nitide frutta esotica e addirittura secca. 

Spostandoci in Emilia, dal simpatico prof. Lambertini e dalla sua ormai celebrata Tenuta Bonzara di Monte San Pietro, lassù sui Colli Bolognesi, assaggiamo in progressione il Pignoletto Frizzante 1998 che ci pare non sia in grado di competere con la piacevolezza di quello dell’annata precedente; un più intrigante Pignoletto 1998 in versione ferma: secco, giocato sulla mineralità, sui sentori di pietra focaia e su qualche accenno vegetale (foglia di pomodoro), su una bocca sapida e scorrevole; un qualificante Pinot Bianco "Borgo di Qua" 1998 che se non offre la purezza e la tipicità riscontrate per esempio nel vino friulano di Vazzoler ha dalla sua una grande concentrazione che realizza una bocca di grande morbidezza e avvolgenza, molto calda. 
Infine il Sauvignon "Le Carrate" 1998 che offre buona nitidezza e compostezza sia nei profumi (soltanto un po' metallici) che nel gusto dove la bocca risulta di bella polposità e concentrazione. Buona la varietalità, altrettanto la fattura.

L'azienda Durin sulla riviera di ponente produce un corretto Vermentino 1998, di buona eleganza. Miele d'acacia al naso e bocca piacevole. 
Il Pigato 1998 presenta un colore leggermente più marcato e un naso interessante con spunti di pepe bianco e floreali, al gusto si nota una buona progressione acida ma il vino è un po' corto.

Ed eccoci a Lorella Ambrosini da Suvereto che presenta il Tabarò 95 annata 1998, un tipico bianco toscano dal gusto un po' acidulo e dagli aromi floreali, molto semplice. 
Più interessante l'Armonia 1996 che con questa annata muta fisionomia in quanto se ne vuole far un prodotto più importante. È stato tolto il Trebbiano, sostituito da un 60-70% di Vermentino, accompagnato da Ansonica e Sauvignon maturato in legno. Colore paglierino carico, i profumi sono dominati da sensazioni di spezie (chiodo di garofano) e in bocca è sapido con il tannino trasmesso dal legno un po' ruvido.

Restando in Toscana è presente la Fattoria di Faltognano con il Bianco Toscano IGT 1998, composto al 50% da Incrocio Manzoni, 10% Chardonnay e restante 40% Trebbiano e Malvasia. Al colore un po' scarico si contrappone un aroma mediamente intenso di mela gialla. Deludente al gusto.

Altro bianco toscano con qualche problema è il Nibbiano IGT 1998 della Tenuta Valdipiatta, un vino prodotto vinificando in bianco un 50% di Canaiolo oltre ai consueti Trebbiano, Malvasia e un po' di Grechetto. Il colore è molto chiaro con sfumature verdognole e il naso è fresco e di facile impatto con sentori di mela e miele. Al gusto è acidulo e la bocca è un po' corta, ma tutto sommato si tratta di un vino piacevole. Nonostante ciò la rappresentante della Tenuta ci dice che per quest'anno non sarà neanche prodotto, viste le difficolta commerciali legate a presentare un prodotto di questo tipo, che incontra molto poco le tendenze del momento.

L'Azienda di  Giovanni Panizzi è tra le protagoniste della rinascita della Vernaccia di San Gimignano, un vino per troppo tempo offuscato da una commercializzazione basata più sulla rinomanza internazionale della cittadina che sulla qualità. 
La Vernaccia di San Gimignano 1998 ha un colore paglierino chiaro e profumi varietali amarognoli con sentori di frutta. Bocca opulenta, in grande progressione. 
La Vernaccia San Gimignano Riserva 97 è un vino di 13 gradi e mezzo che passa un anno in barrique. Il colore è un paglierino più carico. Il legno e la vaniglia sono ben abbinati al frutto. La speziatura, elegantissima, sprigiona vaniglia, salvia e aromi balsamici. La bocca è imponente, grassa, il finale bellissimo e persistente. 
Dopo un prodotto di tale levatura il Bianco di Gianni 1996, che a un 70% di Vernaccia abbina lo Chardonnay, sembra un po' sottotono. Il naso è intenso e fruttato, avvolgente, ma al gusto, purchè armonico, raggiunge la saturazione e non ha la progressione aromatica ed acida della Riserva. Una curiosità: questo vino viene assemblato dopo aver invecchiato lo Chardonnay in barrique e quindi contiene due annate diverse, nella fattispece il 1996 per lo Chardonnay e il 1997 per la Vernaccia.

Tra le sorprese di maggiore interesse della kermesse dobbiamo però annoverare i bianchi del vignaiolo Medoro Cimarelli ovvero della cantina Fonte della Luna, azienda di Staffolo situata in piena marca anconitana, della quale assaggiamo due grandi vini: il Verdicchio Jesi Classico doc 1998 e il Verdicchio Jesi doc "Frà Moriale" 1998. 
Il primo sfodera colori bellissimi, ottimi profumi molto varietali, fini (riconosci il miele d’acacia) e intensi e una concentrazione del frutto che ben supporta tutta la beva, che non mostra cedimento alcuno bensì essenziali vivacità e lunghezza. 
Il Frà Moriale gioca le sue carte migliori sulla complessità degli aromi (note di frutta secca) e sulla avvolgenza leggermente superiore al base. Entrambi molto armonici ed equilibrati, oltre alla qualità crediamo abbiano anche il prezzo dalla loro (o dalla nostra, se vogliamo).

Restando nelle Marche assaggiamo il Colli Maceratesi doc 1998 di Villa Forano, ottenuto interamente da uve greco maceratino, che sprigiona un giallo intenso brillante e profondo a discapito di una gamma aromatica non ben marcata e comunque riconducibile a quella di un Trebbiano Toscano ben vinificato. Sicuramente di migliore impatto la beva, dove si fa apprezzare il corpo sostenuto su una struttura non profonda ma di buona concentrazione, sapida e alcoolica. Finale di buona persistenza.

I Colli Romani ci si presentano per mezzo dell'azienda Colle Picchioni di Marino in provincia di Roma. 
Il primo vino che assaggiamo è il Marino Etichetta Verde 1998, un uvaggio di Malvasia Laziale, Candia, Trebbiano giallo e verde. Il colore è paglierino e i profumi intensi e maturi con una senzazione al naso simile a quella di certi vini rossi. In bocca è abbastanza espressivo anche se non troppo fine, succoso e piacevole con un finale un po' rude, da vino fatto in casa.
Il Marino Etichetta Oro 1998 matura in barrique. Gli aromi sono più eleganti e in bocca è più morbido grazie al legno. In sintesi è però meno espressivo dell'Etichetta Verde. 
Passiamo poi al bianco del Lazio Vignole 1995 che contiene anche Semillion e Vermentino. Dal colore quasi dorato, anche questo matura in barrique. I profumi sono più delicati e fini ma al gusto il vino risulta più semplice dei precedenti. Gli effetti della barrique, meno bilanciati dal corpo del vino, sono un po' sopratono.

Scendiamo in Sicilia con l'azienda Benanti che presenta il Bianco di Caselle 1998 un Etna Bianco composto totalmente da uva Caricatte, dal colore paglierino e olfatto poco espressivo; vino corretto, con sentori spiccati di agrumi. Piuttosto sapido. 
Il Pietramarina 1996 è sempre un Etna Bianco ma di categoia Superiore, con profumi più intensi e una certa struttura anche se non eccessiva. La bocca è corta ma con una buona vena acida e anche questo è succoso, agrumoso. Concludiamo con l'Edelmio 1996 che contiene un 30% di Chardonnay ed è maturato in legno. Il colore è quasi verdognolo e il naso di spezie e agrumi intenso. La bocca è buona, aromatica, tenuta su dal legno ma anche da una buona spina dorsale acida.

Continuando a scendere a Sud, molto a Sud, incontriamo i vini secchi di Salvatore Murana, apprezzato produttore di Moscato e Moscato Passito di Pantelleria. 
Per primo assaggiamo il bianco ‘E Serre 1998, da uve Catarratto in purezza, che dimostra diversi limiti olfattivi (naso inespresso e sfuggevole) e molta semplicità nel gusto dove ad una discreta sapidità fa riscontro soltanto una limitata persistenza. 
Poi assaggiamo il curioso Moscato Gadì 1998 prodotto con i grappoli alti delle uve Zibibbo, quelli non abbstanza maturi da andare nei passiti. Il Gadì propone un impatto olfattivo prepotente e molto intenso, intriso di aromi varietali di uva e floreali di sambuco e gelsomino; aromatico e molto caratterizzante. In bocca la natura secca del vino quasi contrasta con quanto appreso al naso che tra l’altro resta, un po' castrante, anche al palato. La qualità è abbastanza fine ma il finale è breve. Vino ad effetto ma che non sembra avere il passo dei grandi, sicuramente particolare ma molto difficile da bersi e, riteniamo, da abbinarsi.

I VINI ROSSI

I VINI DA DESSERT E/O DA MEDITAZIONE

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