Piccole denominazioni crescono: 
la doc Colli di Luni, Capitolo I
Podere Terenzuola:
La mia piccola Alsazia
 
 
Piccole denominazioni crescono: 
la doc Colli di Luni

Introduzione

Azienda Agricola La Colombiera:
"Sulla strada del nuovo Terrizzo"


Ottaviano Lambruschi:
rigore e passione


Azienda Il Torchio:
sotto il torchio ci sta la schiettezza

Bisogna dire che il panorama visto da quel tratto di Aurelia che conduce da Carrara verso Nord non è un granché. Le cose cambiano però rapidamente  mano a mano che ci si allontana dalla grande arteria e ci si avvicina al posto del nostro appuntamento con Ivan Giuliani, a Caniparola, su un verde ripiano ai piedi della conca di Fosdinovo.

Con lui, alto, biondo, l'aria un po' "sconvolta" di chi fa un sacco di cose e ne pensa ancora di più, non c'è nessun problema a rompere il ghiaccio perché è molto simpatico. Sbagliamo subito il suo accento, che non è ligure (in queste zone ci si sente liguri anche se si è ancora in Toscana) ma piemontese, terra di origine della sua famiglia, dalla quale ha ereditato a suo tempo una superficie relativamente  piccola di vigneto (3000 metri quadri) che ora, dopo varie acquisizioni, è arrivata ad avere un'estensione di quattro ettari, coltivati più o meno in modo paritario fra uve bianche e rosse, da cui vengono ottenuti 200 quintali di uva. Una produzione iniziata solo di recente, visto che, se occorre risalire al 1993 per parlare di vinificazioni, la prima vendemmia significativa, con cui inizia la storia di questa cantina, è del 1996. Mentre ci inerpichiamo sul colle ci indica con orgoglio il posto dove ci stiamo dirigendo; lui lo chiama "la mia piccola Alsazia".

I vitigni coltivati sono principalmente il Vermentino, di cui sono presenti anche tre cloni francesi; il Merlot, che viene molto bene nei terreni argillosi, in particolare nella sotto-zona chiamata Belvedere e, naturalmente, il Sangiovese, che predilige terreni di ghiaia e sassi, presente nei suoi appezzamenti soprattutto nei due cloni R10 ed R24, e che si trova in parte nella zona alta, attorno alla cantina (350 m s.l.m.) e in parte più in basso, nel nuovo piccolo appezzamento attorno alla Villa Malaspina.

Questa differenza di altitudine è importantissima, e quindici chilometri di strada significano quindici giorni di differenza nella fioritura e nella maturazione, ci dice Ivan. Questi nuovi cloni, rispetto a quelli presenti nei vecchi impianti, hanno una maturazione più precoce. E a tal proposito sfatiamo un mito: non è vero che qui il Sangiovese non matura, basta diradare bene perché arrivi ad avere dai 13 ai 15 gradi. Infine, Ivan coltiva anche delle varietà autoctone quali la Merla e la Pòllera sulle quali sfoga la sua curiosità di sperimentatore.

Eccoci intanto arrivati alle cantine: lasciamo da parte  ricordi di ville e castelli; qui siamo di fronte ad un normale edificio moderno, circondato da alberi e vigneto, dove al suo interno regna (per ora) la confusione di chi fa tutto da solo e ha ancora molte cose da sistemare ("come regalo di Natale - ci dice - mi faccio il nuovo impianto elettrico!").

Ben conscio ne è Giuliani, che commenta più volte con l’esclamazione: "che manicomio!" mentre ci mostra via via dove avvengono le varie fasi della vinificazione. 
Purtroppo non possiamo assaggiare il Vermentino Colli di Luni 1998, già esaurito (rimandiamo comunque il lettore alla rubrica "Appunto al Vino"), assaggiamo dunque direttamente dalla vasca (situata all'esterno) il Vermentino 1999, ottenuto con metodi di vinificazione orgogliosamente rivendicati come piuttosto originali, vedi l’uso del freddo e le lunghe macerazioni. Il Vermentino 1999 si presenta ancora torbido nel colore, i profumi sono già variegati: si sentono la pera, la pesca, gli agrumi; in bocca ha un bell'attacco, progredisce bene, ed ha un finale dolce, quasi mieloso. Unica pecca, manca ancora un po' di struttura.

La nuova sfida di Ivan sta però nei vini rossi, in particolare in un prodotto composto in parti all'incirca uguali di Sangiovese e Merlot: il suo nome sarà (forse) Rotonda dei Cipressi (che era il posto dove i nobili che non avevano niente da fare andavano a discutere) e la prima uscita è prevista per il Marzo 2000; attualmente sta riposando in acciaio dopo aver scontato un lungo affinamento in carati francesi. Per quanto riguarda la sua denominazione, per ragioni commerciali il produttore ci sembra più orientato a chiamarlo Rosso di Toscana IGT che non Colli di Luni Rosso DOC.

Giuliani spippola veloce la carta di identità del prodotto: il sesto di impianto da cui provengono le uve utilizzate in questo vino ha una densità di 6200 ceppi per ettaro ed è allevato a cordone speronato; la maturazione delle uve rosse è di solito eccellente e non problematica; la fermentazione procede poi sulle fecce; la stabilizzazione avviene a freddo. Per addomesticare questa grande sostanza, un anno di barrique ci vuole tutto. 

Assaggiamo quello che in proiezione potrà essere invece la versione 2001, che Ivan ci realizza sotto i nostri occhi saltando da una barrique all'altra e spillando i due Sangiovese e il Merlot per "costruirci" un blend approssimativo. Il risultato presenta un colore rosso purpureo molto fitto, al naso percepiamo note di ciliegia accompagnate da profumi di cacao e da cenni balsamici e di tabacco. L'attacco in bocca è fulmineo, bellissimo, dove si sentono la frutta fresca (amarena e visciole) solo lievemente asprigna, ma anche la viola. La bocca non ha quella progressione potente che vini di questo tipo possono presentare, ma arriva ad un finale molto bello e persistente, caratterizzato da un tannino assai levigato. 

Ma al di là dei prodotti "ufficiali",  Ivan ha in mente un progetto dopo l'altro; la sua anima di sperimentatore lo porta a tenere in piedi talmente tante iniziative e a fare talmente tante prove che spesso, ci confessa, dorme soltanto quattro ore a notte. 
Ecco quindi che in una barrique riposa un taglio paritario di Sangiovese e Merla, che ci appare molto interessante, dominato com’è dal profumo di lampone e di fragola e ricco com’è di sentori speziati (noce moscata) e di china. Ecco poi che forse è stata individuata, su in alto, una (sola!) pianta di un vitigno che potrebbe essere di uva "Nera" e che già sta facendo studiare all'Università di Pisa…

Come ultima curiosità, gli chiediamo se possiamo assaggiare separatamente i due cloni di Sangiovese che riposano nelle due barriques. Ci appaiono veramente diversi: uno è più fruttato (ciliegia), l'altro ha un colore nettamente più fitto, ha una spiccata acidità e si percepiscono gli stessi profumi terziari e, soprattutto, la straordinaria lunghezza che ci avevano colpito nel blend improvvisato.

Concludiamo la nostra visita camminando fra i suoi vigneti alti, dai quali si domina un panorama estasiante che degrada fino al mare, con la bocca della Magra e la romantica Punta Bianca giù a destra e i suadenti "sapori" della Liguria alle porte. E Ivan che dice: "Ecco, qui ho sbagliato,  mi sono tenuto troppo alto, avrei dovuto fare stare le viti più basse". 

Lo lasciamo così, nella sua piccola Alsazia, dove la natura, le brezze e quello specchio di mare là davanti pare abbiano la forza di far sognare e, comunque, di far credere nei propri sogni.

 

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