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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Vino Nobile di Montepulciano DOCG Riserva 2001 - Crociani

Sotto-zona/cru: Le Caggiole - Montepulciano (SI)

Data assaggi: aprile 2008

Il commento:

E' un rubino di sana costituzione, tenace ma senza forzature, capace di mostrarsi compatto e sicuro di sé nonostante l'età. E' un naso terroso, riflessivo, pirico e boschivo, di certo umorale ma fascinoso. Il frutto ricorda la ciliegia nera e la sensazione floreale sfuma presto in altre più complesse e "scure" fatte di humus, bacca, pepe, pietra e liquirizia. E' un naso altero e senza fronzoli, questo è, determinato e flemmatico. Non una piega al tempo.

E' una bocca rigorosa e decisa, dall'impalcatura acida vibrante. Quest'ultima è come una corrente che guida la trama -trama bellamente sapida-, per condurti verso un finale sostenuto da una dolcezza confortevole e amica, dai tannini maturi, importanti e integrati, a chiosare una prova affascinante, caratteriale, di una schiettezza rara. Sai cos'è? E' che questo Nobile possiede una presa evocativa diretta e senza filtri, e ti conquista per la ricca nudità del tratteggio, per la purezza di una beva ispirata e intimamente poliziana, per la brillante austerità. Da questo bicchiere un senso di autenticità che sento fortemente appartenere alla terra, alla sua terra, alta alta ad attendere le belle stagioni, quelle lunghe e generose, quelle buone per le maturazioni lente e "meditate" del prugnolo gentile. In questo bicchiere un vino senza tentennamenti, orgoglioso ed artisan.

A 20 euro o giù di lì un Nobile di Montepulciano che si fa paradigmatico. Di un percorso e di uno stile. Senza scorciatoie né effetti speciali, solo e soltanto essenza delle cose.

La chiosa:

La storia di Susanna Crociani, one woman band di questa storica cantina di Montepulciano, è una di quelle che, sia pur nei passaggi dolorosi (la scomparsa prematura del fratello vignaiolo Giorgio, continuatore dell'opera del compianto padre Arnaldo), fa bene alla terra. Perché ne racconta il rispetto. Perché nel ricongiungersi idealmente al cammino che fu dei padri, questa storia non solo non lo disperde ma ci attacca prepotentemente una buona fetta di futuro. E la terra che ci dice, in tutta risposta? Beh, la terra non ci ha pensato un attimo a ripagarla con frutti individui. In barba alla presunta inesperienza di una donna, la terra ha talmente compreso il senso di quella svolta- reinventarsi vignaiola per far continuare a vivere una tradizione familiare, dopo aver speso una brillante carriera professionale in qualità di musicologa (e manager) di successo-, che con lo stesso incantato stupore (ma di una ruralità oltremodo consapevole) con il quale Susanna sta approcciando la vita di campagna, non si stanca di instillare un preciso ascendente poliziano nella fisionomia di quei vini veraci e senza orpelli, la cui terragna personalità riesce ad emergere ben oltre le incertezze "grammaticali" che qua e là ne punteggiano il cammino. Perché quei vini sottendono purezza nei gesti. La terra ne è consapevole. Gli ingenui ed i sognatori anche. E tutto questo, a ben vedere, basta.


15 maggio 2008

 
 

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