L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Chambave Passito 1969 - Ezio Voyat

Sotto-zona/cru: Chambave - Valle d'Aosta

Data assaggi: marzo 2007

Il commento:

L'ambra scuro con cui ti presenta il conto è minaccioso ed intrigante al tempo stesso. Il tono si fa più cupo al centro, ma ammette una leggibile trasparenza in periferia, quel che ci vuole perché ne traggano giovamento luminosità e contrasto. Poi ti inchioda, senza via di scampo, per via di un naso caleidoscopico e circuitore, mirabile intreccio di nobile ossidazione e agrume, fichi caramellati, mon cheri, cioccolato, tabacco biondo, carrube, liquirizia e "soave" goudron, a regalare un profilo "scuro" ma dolce e un "abbraccio" sensuale e commovente, per i pertugi che ti riserva, gli slanci e l'integrità.

In bocca infine ti conquista, e lo fa con un tatto setoso ed un gusto melodico, con una grana terrosa ma anche con la favolosa reattività e l'istintiva complicità di un bere amico, senza che mai prevalga l'alcol. Qui il caramello e la menta giocano di rimandi in un finale di salmodiante dolcezza, contenuta liquorosità e smisurata scia. E' vino di incredibile saldezza e presenza scenica. E' vino irresistibile che cavalca il suo tempo, e pure il nostro. Sul fondo del bicchiere le spezie e la scorza d'arancia. Sul fondo del bicchiere un pezzo di cuore.

Non un cliché nell'aria. Le muraglie di Chambave ringraziano. Gli ingenui, gli amanti ed i sognatori pure. Da un vino così il rimedio inatteso alle peggiori inquietudini.

La chiosa

"Ezio Voyat: viticoltore, vignaiolo, vivaddio!", ebbe a scrivere di lui Luigi Veronelli nel 1968 in uno di quei libelli che hanno segnato la storia della critica enologica del nostro paese. Già allora il suo ambrato Passito di Chambave, da uve moscato bianco ( più tardi rinominato Le Muraglie), veniva collocato d'imperio nella aristocrazia vinosa. Sono passati quasi 40 anni. Oggi le gesta sapienti e solitarie del caparbio e gentilissimo Ezio hanno lasciato spazio ad altre mille roboanti imprese, mediaticamente enfatizzate, furbescamente indirizzate, a volte persino inventate. Pare non vi sia più posto per le storie piccole, mentre la memoria si va facendo corta. Eppure le sue idee di allora, a ben vedere, hanno partorito figli sani e gesti puri. Hanno fatto capire, per esempio, come da una viticoltura eroica e difficile possa ricavarsi il meglio che c'é, perché mai uguale ad altra cosa. In questa vecchia bottiglia renana color verde smeraldo, con il vetro tremulo da manifattura d'antan e l'etichetta old fashioned, c'é un testimone liquido del nostro tempo, di cui il tempo, in ossequioso rispetto, non si cura. La storia della piccola vallata di Nus e Chambave risplende tutta nel suo racconto. Parafrasando Jean Claude Izzo, talentuoso scrittore marsigliese: "di fronte a lui la felicità è una idea semplice".

Sì, è proprio vero, è ancora vero: "Ezio Voyat: viticoltore, vignaiolo". Vivaddio.

5 aprile 2007