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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
In Abruzzo la convention internazionale del vino
di Franco Santini, nostro inviato

Qual è l'immagine del vino italiano all'estero? Quali potrebbero essere le politiche e le strategie necessarie per migliorare i rapporti tra la nostra produzione e i consumatori? Quali i punti di forza su cui puntare per arginare la concorrenza dei paesi del "nuovo mondo enologico"? Di questi ed altri importanti temi legati al mondo del vino made-in-italy si è parlato nella Worldwide Convention Food&Wine, manifestazione tenutasi in Abruzzo a metà settembre. Questioni stra-note e ampiamente dibattute nelle sedi più disparate, ma che hanno trovato nella convention abruzzese un ulteriore momento di confronto e approfondimento.

Organizzato dall'Assessorato all'Agricoltura della Regione Abruzzo, con il supporto dall'ICE (l'Istituto per il Commercio con l'Estero) e dell'ARSSA (l'Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo), l'evento internazionale ha portato in Abruzzo oltre 100 tra operatori, trade analyst e giornalisti provenienti da circa 40 Paesi stranieri, insieme ai massimi rappresentanti nazionali delle organizzazioni del settore e delle istituzioni.
Gli interventi dei relatori che si sono avvicendati sui tavoli dei convegni hanno fornito spunti importanti sugli indirizzi da adottare per consolidare la posizione del made-in-italy agroalimentare nel mondo, partendo ovviamente dal vino quale prodotto di eccellenza del comparto.

Vino che sempre più deve puntare su una forte identità e caratterizzazione locale e che deve esprimere chiaramente l'immagine di provenienza da un territorio unico e bellissimo come quello del nostro Bel Paese. Ma non solo: approccio mirato per i diversi mercati di riferimento a seconda che siano nuovi o tradizionali, adattamento alla cucina locale dove si esporta e non solo a quella italiana, packaging moderno, etichette chiare, informazione e formazione del consumatore, buon rapporto qualità/prezzo, sono altre armi indispensabili per presentarsi sui mercati internazionali in modo compatto e competitivo.

Cose già sentite, ma che è sempre bene tenere a mente se si vuole alimentare ancor di più un settore, quello del vino italiano, che negli ultimi anni sta mostrando segnali di forza incredibili e che funge da traino all'intero comparto agroalimentare. Il ritmo delle esportazioni, almeno stando ai dati Istat del primo semestre 2007, è eccellente: il nostro Paese ha venduto vini nel mondo per un valore complessivo di 1,6 miliardi di euro (+12% in volume) e per un totale di 925.000 tonnellate (+15% in quantità), con la prospettiva concreta di battere il già eccezionale record del 2006 (quando l'export superò i 3 miliardi di euro). Tutti i principali Paesi di destinazione del nostro vino fanno segnare ottime performances: +13% in Francia (43,2 milioni di euro), +11% in Germania (344 milioni), +21% nel Regno Unito (205 milioni), +8% in Danimarca (42 milioni), +17% in Svezia (34 milioni), +16% in Finlandia (7,5 milioni), +7% in Austria (31 milioni). Grandi risultati anche negli Usa (cresciuti del 6% a 411 milioni di euro); segnali incoraggianti in Norvegia (+19%) ed in Canada (+2% a 86 milioni); fino ad arrivare agli exploit di Cina (salita a 5,6 milioni di euro per un aumento del 56%) e Russia (balzata a 20 milioni di euro, con una crescita del 122%!).

Risultati più che incoraggianti, che fanno il paio però con una stagnazione dei consumi interni, e con una concorrenza internazionale sempre più agguerrita. Quindi, vietato sedere sugli allori! Occorre intercettare nuove fasce di consumatori, specie tra i più giovani - si è ribadito a più voci nel convegno abruzzese - puntando sul forte appeal che del modo di vivere "all'italiana", all'insegna della convivialità, del buon cibo e dell'ottimo vino. Inoltre, specie in una fase delicata come quella presente, in cui rischiano di essere approvate nuove discutibili regole per la vitivinicoltura a livello comunitario (vedi pratica dello zuccheraggio, e aggiunta di mosto concentrato e mosto concentrato rettificato, che fanno parte della riforma proposta dalla nuova Organizzazione Comune dei Mercati) è "quanto mai urgente ed importante fare squadra per una visione integrata della promozione italiana che finora non si è mai verificata […] individuando un soggetto che possa coordinare la promozione del vino italiano ma anche affiancare all'informazione la necessaria formazione sia degli operatori sia dei consumatori dei nuovi mercati."

Un ultimo tema messo in risalto dall'incontro abruzzese riguarda l'importanza del vino sfuso. Spesso snobbato o del tutto dimenticato, il vino da tavola, bevuto dalla stragrande maggioranza delle famiglie italiane, ha ormai superato un terzo del volume complessivo delle esportazioni. Se il vino made-in-italy "tira", è merito anche di questo prodotto di fascia bassa che in molti mercati sta ormai vivendo un importante momento di consolidamento, dopo essersi ritagliato una spazio tutt'altro che trascurabile (molti dei buyer presenti hanno confermato di avere forti richieste per vini che comunque non costano più di 5 euro). Ben vengano allora "bag-in-box" (letteralmente "sacca, contenitore nella scatola di cartone") e vini in tetra brik, che faranno sicuramente inorridire i consumatori più esigenti, ma che possono rappresentare in questo momento uno sfogo importante per i nostri vini da tavola…e non solo!

5 ottobre 2007

 
 

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