Un vino galattico. A volte un grande vino non si fa solo in vigna

di Vincenzo Zappalà

Vincenzo ci segue dalla prim'ora e rallegra sempre i nostri eventi con l'attenta presenza sua e di sua moglie. Astronomo e grande appassionato di vino, ci ha regalato questo racconto che solo lui poteva scrivere.

Nel ventiseiesimo secolo la Via Lattea aveva raggiunto l'apice degli scambi commerciali. Le quarantasei civiltà intelligenti avevano stretto importanti contatti ed ormai le astronavi percorrevano in lungo ed in largo la nostra galassia trasportando le merci più pregiate da un pianeta all'altro. Dal sistema di Sirio la Terra importava i tessuti sintetici. Dal quinto pianeta di Riga si potevano ottenere manufatti elettronici molecolari che permettevano la miniaturizzazione dei calcolatori. Dal lontanissimo terzo pianeta della stella gamma dell'Auriga proveniva la carta che si auto riciclava ed era indistruttibile. Il commercio non si fondava sul danaro, in quanto la moneta aveva valore solo nel proprio mondo, ma sullo scambio di materie prime e manufatti. La Terra si era inserita nel sistema economico galattico come punto di riferimento per quanto riguardava i prodotti alimentari e soprattutto il vino. Nessuna civiltà aliena conosceva una bevanda di tale complessità e piacevolezza. Sicuramente non poteva competere con essa il succo pungente dei licheni blu del secondo pianeta di Vega e nemmeno la dolcissima e stucchevole secrezione dei pesci volanti dei pianeti di Sigma Eridani.

La Terra era così diventata la "vigna" della Via Lattea e riusciva a fornire vini per tutti i gusti. Aveva affinato le tecniche agricole e di cantina in modo da accontentare nasi, palati, gole e stomachi dalle conformazioni più strane. Più della metà della popolazione si dedicava a questo lavoro che rendeva moltissimo e rappresentava un "unicum" in tutta la galassia. Su Vega II andavano matti per i vini bianchi e frizzanti. Su Aldebaran VIII si consumavano soprattutto i vini dolci e profumati. Ma il vero punto di forza erano i vini rossi a lungo invecchiamento. Il loro valore poteva raggiungere livelli stratosferici. Per una bottiglia di Brunello del 2256 (annata ormai storica) una piccola azienda toscana aveva ottenuto in cambio un intero asteroide nel sistema di Beta Tauri.

Alcune bottiglie erano vecchie di secoli e rappresentavano un segno di distinzione per i dignitari più importanti della Via Lattea. Quando venivano aperte, accorrevano migliaia di persone (o quel che erano) solo per vedere da lontano il liquido che scendeva nei bicchieri ed i volti estasiati dei fortunati degustatori. Di pari passo erano sorte centinaia di guide specialistiche ed i giornalisti del settore venivano ricevuti come monarchi e trattati con le più squisite attenzioni. Le loro parole ed i loro scritti erano legge per gli alieni e scatenavano vere e proprie cacce alle bottiglie più premiate negli angoli più remoti della galassia. Tutto faceva gioco e la Terra viveva un momento di floridezza economica e di rispetto sociale mai raggiunto nella sua storia.

Poi, purtroppo, arrivò il tragico autunno del 2533. Tra l'infinita serie di libri, riviste, opuscoli, dedicati al vino, apparve anche la poco conosciuta "Guida al Vino Stellare" pubblicata su un piccolo pianeta di Arturo. Sarebbe passata quasi del tutto inosservata come al solito, se non avesse eletto come vino dell'anno, conferendo per la prima volta il premio assoluto delle 5 galassie, un "Peryckhon" del 2525. Malgrado lo scetticismo iniziale, prima lentamente e poi con sempre maggiore smania, iniziò la corsa frenetica alla bottiglia. Molti giornalisti, appassionati, ristoratori, ed enotecari si riversarono sulla Terra per scoprire il produttore e sperare di accaparrarsi la recente scoperta. Niente da fare: sembrava introvabile. Ed in effetti anche il nome del vino giungeva del tutto nuovo. Le ricerche si spostarono allora sui curatori della Guida e cominciarono a fioccare le richieste di spiegazione. In nessuno era sorto il minimo dubbio che la nuova meraviglia non venisse prodotta sulla Terra: invece era proprio così! Il vino nasceva in un buio, piccolo e spopolato pianeta che rivolveva vicinissimo ad una Nana Bruna. Ma come poteva mai essere possibile? La luce era estremamente flebile, la vegetazione consisteva solo in muffe e licheni ed i pochi abitanti vivevano un'esistenza sofferta e faticosa. Come potevano mai coltivare l'uva in quelle condizioni ambientali? E soprattutto ottenere il miglior vino della galassia?

Piovvero articoli contro la nuova guida e contro la sua palese volontà di inventare notizie scandalistiche senza fondamento. Ma tant'è che qualcuno volle comunque andare sul posto a vedere con i propri occhi. E la vigna fu trovata. Un paio di ettari di rami secchi e foglie giallognole sembravano quasi lottare tra loro per cercare un po' di luce e di calore. E si intravedevano anche pochi grappoli i cui acini molto radi avevano lo stesso colore grigio del terreno. Probabilmente la vendemmia era già stata eseguita. "Nemmeno per sogno" dissero i pallidi e smunti proprietari. La maturazione completa era questione di pochi giorni e poi avrebbero iniziato la raccolta, pigiato le uve e riempita "la botte". Si, perché tutto il prodotto dell'annata non superava mai i 200 litri. Dopo otto anni di invecchiamento il vino era pronto per finire in bottiglia. Il loro primo anno era stato proprio il 2525 e gli era valso quel punteggio stratosferico sull'unica guida che era riuscita a degustarlo. Ma di assaggiarlo ora nemmeno a parlarne. Troppe poche bottiglie a disposizione per soddisfare la richiesta dei curiosi, mentre per la vendita bisognava aspettare il completo affinamento che sarebbe durato almeno un anno terrestre.

La notizia, seppure poco credibile, fece si che nel giro di pochi mesi accorsero sul piccolo pianeta i maggiori giornalisti e critici di tutta la Via Lattea. Nessuno ebbe però il privilegio tanto agognato. Dovevano accontentarsi di vedere le bottiglie e di attendere con pazienza l'uscita ufficiale. Molti si fermarono sul posto studiando il suolo, la morfologia, la temperatura, la struttura delle piante e limitandosi a guardare attraverso il vetro il liquido che si presentava con un deprimente colore grigio scarico. Prelevare campioni dalle botti delle altre annate era impossibile: il vino doveva rimanere assolutamente a riposo senza nessun intervento per tutti gli otto anni previsti.

Poco alla volta il piccolo pianeta si popolò di tutti gli esperti del settore, dei massimi giornalisti, degli inviati dei più facoltosi nababbi, dei dignitari di corte e anche di moltissimi curiosi. Altri mesi passarono e sorsero in fretta numerosi alberghi in grado di ospitare i nuovi arrivati che superavano ormai di gran lunga l'esigua popolazione indigena. Nel contempo si aprirono ristoranti e negozi che vendevano le misere risorse del piccolo mondo. Furono girati un paio di film a cui parteciparono in prima persona gli abitanti del luogo. Furono scritti libri e scattate milioni e milioni di foto. In cambio la popolazione chiedeva strumentazione tecnica di primissima qualità, motori di ultima generazione e tanto, tanto combustibile. Dopo millenni passati al freddo ed al buio non gli si poteva dare torto. Le richieste erano però esorbitanti: per un tronchetto di vite ormai secca era stata chiesta ed ottenuta un'intera centrale nucleare. Ma ormai la galassia non parlava che di loro e nessuno era pronto a rinunciare, sperando soltanto di venire in possesso di una delle ormai celebri bottiglie.

Si erano anche create leggende. Si diceva che il vino facesse ringiovanire, che il profumo si sentisse a migliaia di chilometri di distanza, che una sola sorsata inebriasse più di cento razioni della droga di Altair V. Niente di vero ovviamente, ma l'interesse e l'attesa si fecero spasmodici. Poi iniziarono le vendite "en primeur". Sembrava assurdo pagare cifre stratosferiche per qualcosa che nessuno ancora conosceva, ma le bottiglie erano solo trecento e molti tra i più ricchi appassionati accettarono immediatamente. In due giorni si esaurì la limitatissima scorta, tranne dieci preziosi contenitori benignamente concessi alla degustazione di tutti gli esperti. Una miseria, ma meglio che niente.

Infine venne il giorno fatidico e la prima bottiglia fu aperta davanti al consesso degli addetti ai lavori ormai con la bava alla bocca. Ne fu versato meno di un dito ai primi fortunati che erano stati estratti a sorte. Lo guardarono, lo rotearono lentamente e lo annusarono: doveva ancora aprirsi. Di profumo infatti nemmeno l'ombra, anzi un odore di muffa persistente. Poi qualcuno iniziò a degustarlo. La bocca era decisamente scomposta e si attese in un silenzio irreale. Fu l'inviato della rivista "Vino Celeste" di Deneb VI che per primo ebbe il coraggio di esclamare: "ma è una porcheria immonda!!" Tutti guardarono verso i produttori con un misto di rabbia e sorpresa. Ebbero come risposta una scrollata di spalle: "è stato il primo tentativo. Purtroppo è andato male. Andrà meglio con la prossima annata". In fondo anch'essi lo assaggiavano per la prima volta. Rischiarono il linciaggio, ma la polizia galattica fu costretta ad ammettere che non avevano commesso alcuna azione illegale. Nessuno in quel mondo aveva mai parlato di qualità … Non fu un caso che anche la "Guida al Vino Stellare" scomparve dalla circolazione e dei suoi curatori nemmeno l'ombra. Era stata attuata la più grande presa in giro della galassia e non si poteva fare niente.

Tutti tornarono a casa tristemente, anche i più "fortunati" con la loro preziosissima bottiglia di liquido grigio. Due mesi dopo, quando gli animi si furono raffreddati, una strana ed enorme astronave comparve nel cielo della Terra e si inserì in orbita attorno ad essa. In realtà non era propria un'astronave, bensì il piccolo pianeta della Nana Bruna che aveva viaggiato nello Spazio con i motori potentissimi di cui si era dotato grazie alla pubblicità del suo fantastico vino. Finalmente una vera stella e tanta, tanta luce. Otto anni dopo il "Peryckhon" del 2535 vinse tutti i primi premi delle maggiori guide vinicole.

19 febbraio 2008