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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Appello sul vino, il mondo enologico italiano si muove per una rivendicazione di successi

di Luca Bonci

Il prossimo mercoledì, 9 maggio, a Roma, alcuni tra i più qualificati uomini del vino italiano, presenteranno alla stampa un "Appello sul vino, il mercato e l'enologia del terzo millennio." Appello che riportiamo in calce, con una prima, provvisoria, lista di firmatari.

Presentatori dell'appello sono Andrea Gabbrielli (giornalista), Andrea Sartori (Casa Vinicola Sartori), Piero Mastroberardino (Mastroberardino), Filippo Mazzei (Marchesi Mazzei), Stefano Campatelli (direttore del Consorzio Brunello di Montalcino), Vittorio Fiore (enologo). Un parterre assolutamente non trascurabile. Ma cosa dicono? E perché un appello dai toni così preoccupati? Il testo, qui sotto, è chiaro ma non dice tutto.

Si rivendica il successo della rivoluzione nelle tecniche enologiche che ha portato i vini italiani a competere con quelli del resto del mondo, Francia in primis, e questo credo che nessuno lo possa negare. Si rivendica anche uno stile (si citano in particolare i Supertuscan) che ha fatto emergere la qualità italiana nel mondo, e pure questo è un dato di fatto, anche se i limiti di quella corrente stilistica sono oggi evidenti anche in termini di mercato. Ma più che altro, si rivendica la libertà di ricercare nuove tecniche enologiche che portino a migliorare sempre di più i nostri vini, questo in contrasto con "una corrente culturale che vuole imporre una visione che tende a limitare gli orizzonti della ricerca e dell'enologia."

Questo è il punto dell'appello che più ci lascia dubbiosi, in quanto è sì vero che esistono vignaioli e filosofie produttive che anche noi non esiteremmo a definire eccentriche, ma non vediamo come questi e queste possano imporre limitazioni alla libera iniziativa degli altri? E' vero che esiste una tendenza antiscientifica, non solo nel mondo del vino d'altra parte, ma non vorremmo neppure che il lavoro della terra, che amiamo, si trasformasse in una sterile pratica scientista. In un vino a noi piace sentire le donne e gli uomini che lo fanno, la curvatura della collina che lo produce, la luce del luogo, e non solo il pH.

Tra l'altro, proprio tra pochi giorni, si terrà il nostro evento Naturalmente Vino, dedicato alle tensioni naturaliste che stanno un po' movimentando il mondo del vino, e pensiamo che sarà l'occasione per capire cosa di effettivamente positivo possa esserci nei diversi modi di affrontare questo cammino che, forse sì, può sembrare un po' all'indietro, ma non è certo detto che evolversi significhi sempre andare avanti.

L'appello di Andrea Gabbrielli e altri sembra in qualche modo colpire alcune di queste tendenze e, lo ripetiamo, in alcuni casi ci trova assai d'accordo, ma non ci sembra di rilevare quell'urgenza che traspare dall'appello stesso, né ci sentiremmo di sottoscriverlo in pieno per tutte le forme di sperimentazione che a vario titolo tendono a ricercare un legame stretto tra vino e natura. Ma forse la cosa migliore da fare è attendere la presentazione dell'appello, per capirne veramente la portata e gli obiettivi. Appuntamento a Roma, quindi, mercoledì 9 Maggio 2007, alle ore 11,30, presso la Sala Convegni del Monte dei Paschi di Siena in Via M. Minghetti 30a (traversa Via del Corso). E nei giorni successivi, per discuterne, magari anche durante la tavola rotonda che avremo a Viareggio, nella mattinata di lunedì 14 maggio.

(La presentazione è riservata alla stampa, per informazioni: Tel 06.99705682 - 06.99705685)

Ecco l'appello:

Il vino e l'enologia nel terzo millennio

Negli ultimi quarant'anni il vino italiano ha consolidato la sua posizione nel mondo, raggiungendo dei traguardi che sino a qualche decennio fa erano impensabili. È stato un processo lungo e complesso che ha avuto nell'esaltazione della qualità, dell'origine e della territorialità dei vini dei momenti fondamentali.

Tutto ciò però è stato possibile grazie alla rivisitazione sia delle pratiche agronomiche nelle campagne sia all'incessante evoluzione della ricerca e dell'applicazione della scienza enologica nelle cantine. In questo modo i nostri vini hanno compiuto un deciso salto di qualità, anche dal punto vista organolettico, recuperando quel gap di conoscenze ed esperienze che in passato ci aveva fortemente penalizzato sui mercati internazionali.

Oggi il nostro Paese ha una posizione di primo piano nel mondo grazie proprio all'ammodernamento e allo svecchiamento delle cantine dal punto di vista tecnologico e strutturale e dall'efficacia dei protocolli enologici moderni applicati sia dalle grandi che dalle piccole aziende.

In passato i vini italiani si sono segnalati all'attenzione internazionale per la capacità di rompere gli schemi affiancando alla produzione tradizionale una ampia schiera di vini che hanno fatto dell'innovazione la loro cifra stilistica e sono riusciti ad interpretare con fantasia e meglio di altri, i gusti e le esigenze del consumatore internazionale, tenendo per altro alta, in un momento molto difficile, l'immagine del vino italiano. I cosiddetti Supertuscan, ieri classificati come Vini da Tavola (VdT) oggi come vini ad Indicazione Geografica Tipica (IGT), sono stati in questo campo l'esempio di maggior successo.

A fronte di ciò negli ultimi anni si è sviluppata una corrente culturale che vuole imporre una visione che tende a limitare gli orizzonti della ricerca e dell'enologia. Il confronto insomma si è spostato e non è più solo tra conservatori e innovatori. Infatti da una parte c'è chi in nome del rispetto della tradizione considera l'enologia come un sistema chiuso alle novità, sostanzialmente incapace di ascoltare. Dall'altra c'è chi, pur rispettando profondamente l'origine e la storia dei prodotti, vuole esaltare questi aspetti sfruttando tutte le possibilità offerte dalla moderna enologia e tecnologia ad essa collegata, interpretando le sollecitazioni che vengono da un mercato ormai planetario.

Le discussioni su certi aspetti del nostro mondo del vino, hanno evidenziato un preoccupante atteggiamento di chiusura nei confronti dell'evoluzione della scienza enologica e dei mezzi che essa mette a disposizione. L'enologia non può limitarsi ma deve essere in grado di cogliere tutte le opportunità, soprattutto quelle che permettono di abbassare i costi e di aumentare i profitti delle aziende, rendendole sempre più competitive.

Noi che a diverso titolo ci occupiamo del vino, esprimiamo la nostra preoccupazione perché i dati scientifici vengono sistematicamente ignorati, preferendo la banalizzazione degli argomenti all'approfondimento. Senza adeguati approfondimenti tecnici, scientifici ed economici non si può pensare di affrontare con efficacia la competizione internazionale e incrementare la qualità dei nostri prodotti.

Seguono firme dei promotori

Andrea Gabbrielli (Giornalista)
Robero Zironi (Professore ordinario Università di Udine)
Luigi Odello (Centro Assaggiatori Brescia)
Fabio Turchetti (Giornalista)
Andrea Sartori (Casa Vinicola Sartori)
Piero Mastroberardino (Mastroberardino)
Riccardo Cotarella ( Enologo)
Carlo Ferrini (Agronomo Enologo)
Gioia Cresti (Enologa)
Ezio Rivella (Pian di Rota)
Stefano Campatelli (Direttore Consorzio Brunello di Montalcino)
Barbara Tamburini (Enologa)
Attilio Pagli (Enologo)
Alberto Antonini (Agronomo)
Paolo Bisol (Ruggeri)
Lucio Brancadoro (Ricercatore Università di Milano)
Claudio Gori (Enologo)
Paolo Tommassini (Enologo)
Vittorio Fiore (Enologo)
Stefano Chioccioli (Enologo)
Filippo Mazzei (Marchesi Mazzei)
Nicodemo Librandi (Librandi)
Andrea D'Ambra (Casa d'Ambra)
Franco Giacosa (Zonin)
Michele Farro (Cantine Farro)
Piernicola Leone De Castris (Leone De Castris)
Giovanni Dimastrogiovanni (Enologo, Agronomo Leone De Castris)
Roberto Cipresso (Enologo)
Cesare e Andrea Cecchi (Cecchi)
Rudy Buratti (Enologo)
Alessandro Candido (Candido)
Giuseppe Martelli (Direttore Assoenologi)
Sandro Boscaini (Masi Agricola)
Alessandro Botter (Botter)
Alberto Canino (Giovanni Bosca Tosti)
Etile Carpenè (Carpenè Malvolti)
Renzo Cotarella (Marchesi Antinori)
Lamberto Vallarino Gancia (Gancia)
Francesco Ricasoli (Ricasoli)
Giacomo Rallo (Donnafugata)
Pietro Alagna (Carlo Pellegrino)

 
 

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