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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
La "nuova" Villa Cafaggio

di Riccardo Farchioni
Cosa significa, al di là dei luoghi comuni, essere ”l'anima” di un'azienda? Lo spiega indirettamente ma con efficacia l'enologo Stefano Chioccioli: "una cosa che andrà fatta è realizzare il sistema automatico del controllo delle temperature, perché non ci sarà più Stefano ad aggirarsi di notte per controllare le fermentazioni". Stefano è Stefano Farkas, ed è stato l'anima (appunto) di Villa Cafaggio fino al 2005. Dopo che la sua creatura è stata acquisita qualche tempo fa dalla cantina cooperativa La Vis, alla fine di dicembre ha ufficialmente passato la mano, e sta ora iniziando una nuova avventura sull'isola d'Elba.

Ma come iniziò tuttoquesto? In questa magica parte della “conca d'oro”, nel cuore del Chianti Classico, sottozona Panzano, a metà degli anni sessanta ci arrivò per caso (anche se meglio sarebbe usare un altro termine) il padre di Stefano, allora a capo di una azienda di disegno di tessuti. Al suo arrivo trovò un panorama desolante: casali fatiscenti, tutto in vendita. La sua fortuna fu quella di scovare, lui ignorante di terreni ed esposizioni, tre ettari e mezzo che più vocati non si poteva, le cui uve già allora eccellenti vennero ben presto acquisite dagli Antinori. Ma altrove, una disastrosa politica di reimpianti che ebbe come protagonista il famigerato clone R10 di sangiovese dai grappoli pesanti oltre un chilo, portò inevitabilmente alla crisi dei primi anni settanta, con i mediatori (quelli che giravano le campagne alla ricerca delle uve da comprare) che smisero di arrivare. Una crisi che terminò solo nei primi anni ottanta con l’istituzione della DOCG.

Dopo la prima vendemmia del '74 la passione per il vino crebbe e si rafforzò, provocando la decisione di costruire, assieme ai soci dell'impresa tessile, una nuova grande cantina. Cantina che, sia detto per inciso, fu concepita con una tale intelligenza e preveggenza che ha "retto" egregiamente fino ad oggi, con dei dettagli tecnici che si stenta a credere essere stati concepiti trent’anni fa. Ma fu proprio la cantina, un investimento pesantissimo e di incerto ritorno, a provocare la crisi. I Farkas furono lasciati soli nella gestione, in seguito affiancati da soci americani che dettero carta bianca a Stefano che, ormai alla guida, iniziò il reimpianto di trenta ettari di vigneto. E così finalmente arrivarono i "meravigliosi" anni ‘90, e con essi Stefano Girelli di Casa Girelli, altro personaggio fondamentale di questa storia. Stefano Girelli, o meglio suo padre, erano alla ricerca di un "Chianti nuovo" da proporre al mercato mondiale, di un vino che potesse fronteggiare, in termini non solo di qualità ma anche (orgogliosamente) di prezzi, i vini francesi che dettavano legge. Arrivarono a Villa Cafaggio, e si fermarono: iniziò la joint venture. Fu, la loro, una battaglia combattuta con caparbietà, fu uno dei capitoli del nostro rinascimento (e risorgimento...) vinicolo. E Villa Cafaggio entrò nel firmamento dei grandi.

E oggi? Stefano Farkas salpa per l'isola d'Elba (vini bianchi ma anche un rosso...), lasciando il campo ai sereni volti trentini dei dirigenti della cantina La Vis, con in testa il direttore Fausto Peratoner. Che promettono un saldo proseguimento nel solco della qualità, corroborato da un robusto investimento di un milione di euro. E che hanno un pezzo di storia da far proseguire, oltre che una tradizione di vini straordinari da rispettare.

Nelle foto:
Stefano Farkas
da sinistra: Stefano Girelli, Stefano Farkas, Stefano Chioccioli e Fausto Peratoner
Stefano Chioccioli e Stafano Farkas

27 gennaio 2006

 
 

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